Mesemaggio 2018

L’intimo per eccellenza: boxer per uomo a vita bassa

Boxer da uomo a vita bassa

Tra gli indumenti di biancheria più indossati, il boxer è sicuramente l’accessorio più acquistato dagli uomini, in ogni tipo di variante, tessuto e fantasia, soprattutto con stampe irriverenti e ironiche. Le origini dei boxer sono abbastanza datate: erano indossati dagli sportivi sul ring e rappresentavano la divisa tipica dei pugili, fin quando un noto marchio di abbigliamento (Everlast) non lo trasformò in un indumento intimo. Correva l’anno 1925 e lo staff dell’azienda americana progettò i famosi “boxer trunks”, sostituendo la fascia di cuoio in vita con un elastico più confortevole.

Agli inizi degli anni ’70, l’intimo maschile cominciò a rivestire un’importanza strategica all’interno di una società in continuo fermento, in cui la trasgressione e la sensualità diventarono due aspetti chiave in un mondo in cui il corpo umano rivestì un ruolo di primo piano attraverso forti campagne pubblicitarie. In brevissimo tempo, i boxer per uomo, disponibili sia nella variante a vita bassa che in quella alta, iniziarono a far scalpore grazie ad una “immorale” pubblicità in bianco e nero ideata della società Sears, nella quale veniva ripreso un uomo in boxer con una chiara allusione agli attributi maschili.

Il successo dei boxer

Il “boom” è avvenuto solo durante gli anni ’80, grazie a una serie di innovativi spot targati Levi’s, in cui il testimonial (il cantante Nick Kamen) si sfilava i pantaloni e la t-shirt per un lavaggio rapido in lavatrice rimanendo letteralmente “in mutande”. Da questo preciso istante, la stragrande maggioranza della popolazione maschile ha cominciato ad adeguarsi alle tendenze modaiole “dettate” dai grandi marchi di abbigliamento. Il “sagging”, ossia mostrare la parte superiore dei boxer da uomo mediante l’utilizzo di pantaloni a vita bassa, divenne una consuetudine in cui proprio tutti cercavano di mettere in risalto l’elastico del boxer con la stampa del brand di turno.

L’azienda che catturò il perfetto spirito della rivoluzione dell’intimo maschile di quegli anni fu Calvin Klein che, attraverso messaggi ironici, divertenti, simpatici e molto attraenti, riuscì a catalizzare l’attenzione del grande pubblico, proponendo boxer da uomo a vita bassa (una via di mezzo tra uno slip e un boxer).

Nell’era attuale, la scelta dei boxer per uomo è davvero vasta con infinite varianti, forme e tinte da perderci la testa! Sicuramente, la scelta dipende da numerosi fattori, che partono dalla conformazione fisica dell’individuo fino alle occasioni d’impiego.

Le differenti tipologie

Gli stili e le tipologie dei boxer sono varie e possono essere suddivise così: l’american boxer, preferito dagli americani per via delle loro dimensioni generose e una vestibilità comoda, ma non molto indicato da indossare sotto un paio di pantaloni; i gripper boxer, muniti di elastico in vita; i yoke boxer, in cui al posto dell’elastico hanno un cordino regolabile a piacimento (molto diffusi durante la Grande Guerra); i boxer aderenti, utilizzati maggiormente dagli sportivi in quanto non lasciano segni, non stressano e permettono un’ampia libertà di movimento. In pratica, ad ogni uomo il proprio boxer!

Un suggerimento: mai sottovalutare l’intimo maschile perché, oltre ad essere un accessorio glamour, anche l’occhio vuole la sua parte.

Perché visitare il dentista

dentista brescia

Visitare il dentista può essere considerato nell’insieme poco piacevole, ma è sicuramente meglio che dover affrontare le conseguenze di non esserci andato. Se vi siete chiesti a che serve un controllo e una pulizia dentali regolari, eccovi un po’ di validi motivi per smettere di tergiversare.

Se state pensando di saltare un controllo dentale a causa del costo o di un altro fattore come il tempo o l’ansia dentale, assicuratevi di prendere in considerazione tutti i rischi. Oggi è possibile in Italia ricorrere all’odontoiatria sociale. Quello che si potrebbe finire per pagare a lungo termine per non essere andati dal dentista sarà probabilmente molto più alto come costo. Prima o poi la scarsa cura dei denti si fa sentire sulla salute in generale, a partire dalla bocca. E anche il portafoglio ne soffrirà.

Tumori al cavo orale

Il cancro del cavo orale è una malattia estremamente grave che si manifesta in vari modi. Senza conoscere i segni della sua comparsa precoce, questo tumore spesso non viene diagnosticato e può rapidamente progredire e diventare una minaccia per la vita. Fortunatamente, però, una diagnosi precoce di cancro orale è spesso facilmente curabile.

A un dentista a volte basta una semplice panoramica della bocca per rendersi conto di qualcosa che non va, e invitare a fare analisi approfondite ed esami e prendere le giuste contromisure. Chi fuma, per esempio, dovrebbe regolarmente visitare il dentista (anche perché il fumo danneggia i denti alla lunga).

Combattere placca, tartaro e carie

Anche con l’uso più diligente di spazzolino e filo interdentale praticamente quotidiano, ci sono ancora piccole aree nel cavo orale che non vengono colte con una normale spazzolatura e un normale filo interdentale. Quando la placca si accumula diventa più difficile da rimuovere, visto che si solidifica e si trasforma in tartaro, che è estremamente difficile da eliminare senza l’aiuto di un professionista.

Le pulizie dentali regolari impediscono al tartaro di erodere i denti o di crearvi dei fori, noti come carie. Le carie raramente danno segni durante la loro formazione, causando un piccolo dolore solo quando il dente è già decaduto. Una volta che il danno è stato fatto, si dovrà tornare dal dentista rimuovere o ricostruire il dente Tutto questo può essere evitato con regolari pulizie che si prendono cura di placca e tartaro prima che diventino distruttivi.

Un appuntamento di pulizia è anche più conveniente rispetto a una eventuale ricostruzione del dente o anche a un’otturazione.

L’accumulo di placca e tartaro non solo causa carie, ma può anche erodere i tessuti gengivali della bocca. Questo accade quando l’accumulo di tartaro provoca un’infezione nel punto in cui la genia è collegata al dente. Questa condizione è conosciuta come gengivite e come progredisce il tessuto che collega le gengive ai denti si rompe.

Una volta raggiunto questo punto c’è da attendersi gonfiore, sanguinamento, o dolore ai denti. Oltre alla rottura del tessuto gengivale, le malattie gengivali causano anche una rottura dell’osso che mantiene i denti in posizione. A questo punto è comune vedere i denti allentarsi o cadere del tutto e i metodi di trattamento drastici dovranno essere presi da uno specialista in implantologia.

I denti raccontano molto della nostra salute

I denti soffrono dei vizi che abbiamo. Le abitudini di fumare e bere hanno delle conseguenze sulla salute degli stessi e in genere sul cavo orale. Ma anche mangiarsi le unghie, masticare poco, grattare i denti, mangiare cibi confezionati, bere bevande gassate provoca comunque dei danni, soprattutto al prezioso smalto che ricopre i denti. Una pulizia costante evita questi problemi e se si continua a danneggiare, spendere tanto può essere un motivo convincente per mettere da parte cattive abitudini che fanno male alla salute.

Insomma, visitare il dentista regolarmente può sembrare una trovata pubblicitaria per farci spendere di più. In realtà vale l’esatto contrario: se avete una vita sociale e lavorativa soddisfacente, certamente terrete alla bellezza e alla salute del vostro sorriso. I guasti temporanei che non curate potrebbero portare a dover spendere migliaia di euro per interventi molto più impattanti e risolutivi, che si potevano evitare con 2-3 visite annue. Per maggiori info, se ti trovi nella zona di Brescia, puoi visitare il Centro Dentale Zirilli.

Proprietà della melatonina

che cos'è la melatonina e quali sono le sue proprietà

Da diverso tempo ormai, a proposito di rimedi efficaci contro l’insonnia, si sente spesso parlare della melatonina; in realtà questa sostanza, il cui utilizzo è oggi largamente diffuso, è in grado di apportare numerosi benefici all’organismo e non soltanto di migliorare la qualità del sonno. Scopriamo tutto quello che c’è da sapere sulla melatonina e come utilizzarla per trarne i massimi benefici.

Melatonina: cos’è e a cosa serve

In una società frenetica come la nostra, dove lo stress regna sovrano, uno dei disturbi più comuni è l’insonnia e sembra che per contrastarla uno dei rimedi più efficaci sia l’assunzione di melatonina; questa sostanza, dalle innumerevoli proprietà, è sempre più popolare e fa parlare di sé ormai da anni.

Cos’è la melatonina

La melatonina, chimicamente N-acetil-5-metossitriptammina, è una sostanza individuata in tutti gli organismi viventi; da qui la prima particolarità della melatonina; in natura, infatti, la presenza di una sostanza del tutto identica in tutti gli esseri viventi è alquanto rara.

La melatonina è prodotta dalla ghiandola pineale, ovvero l’epifisi, la ghiandola posta alla base del cervello e agisce sul ipotalamo con la funzione di regolare il ciclo sonno-veglia ed è connessa anche al buon funzionamento del sistema immunitario; questa sostanza si comporta come fosse una sorta di regolatore dell’armonia notturna, e quindi dei ritmi neuro-endocrino-immunologici.

Da tale armonia dipende lo stato di salute generale, nonché la prevenzione della senescenza, ovvero il “processo biologico involutivo associato all’invecchiamento, caratterizzato da modificazioni strutturali e dal decadimento di varie attività e funzioni fisiologiche”.

Possedendo effetti opposti a quelli dell’adrenalina, che aumenta i battiti del cuore e la pressione del sangue stimolando all’azione, la melatonina diminuisce la frequenza cardiaca e produce rilassamento muscolare inducendo quindi al sonno. Il corretto funzionamento dell’attività ritmica della melatonina è, quindi, elemento fondamentale per il benessere psico fisico e quando il corpo non ne produce abbastanza diventa necessario integrarne la giusta quantità.

Adeguanti livelli di melatonina sono indispensabili per contrastare lo stress, nonché l’attacco di virus e batteri, ma anche per migliorare la qualità del sonno, ridurre i rischi di cardiopatia e combattere gravi malattie, quali il cancro.

La produzione di melatonina da parte dell’organismo varia durante il corso della vita, raggiungendo il livello massimo durante l’infanzia e cominciando a scendere man mano che avanza l’età, per arrivare al minimo durante l’anzianità.

La melatonina contro l’insonnia

Come abbiamo accennato la melatonina è responsabile della qualità del sonno e diventa indispensabile per aiutare l’individuo ad adattare i propri ritmi biologici al fuso orario locale, eliminando i disturbi legati, ad esempio, al jet lag. In caso di viaggi, infatti, bisogna assumere la melatonina alcune notti prima della partenza, durante il viaggio, all’arrivo a destinazione e nelle successive notti.

La quantità ideale per migliorare la qualità del sonno è compresa tra i 4 ai 6 milligrammi, ma può essere già efficace ad un quantitativo minore (1 o 2 milligrammi).  La melatonina viene prodotta durante la fase del sonno profondo e in tale momento si verifica un significativo aumento nel sangue del numero di cellule del sistema immunitario e di conseguenza un miglioramento delle difese naturali contro virus e batteri. Per questa ragione il sistema immunitario lavora al massimo regime proprio durante il sonno; ne deriva che se la qualità del sonno non è ottimale, non lo può essere nemmeno il buon funzionamento delle difese dell’organismo.

InfoUdito: l’udito non è mai stato così prezioso

udito

Il nostro apparato uditivo è sempre in continuo funzionamento captando tutti i rumori e suoni che ci circondano, che poi vengono distinti e riconosciuti dal nostro cervello: in questo modo ci è possibile riconoscere ad esempio una canzone, la voce di una persona cara ed altro ancora.

Ma cosa accade quando non riusciamo più a decifrare i suoni? Questo succede comunemente quando la capacità uditiva si riduce. Le cause possono essere varie: l’importante è non angosciarsi e agire per tempo. Delle volte infatti si può trattare banalmente di un tappo di cerume che può essere eliminato seguendo dei semplici rimedi naturali o rivolgendosi ad uno specialista.

Il consulto e il controllo da un otorino è in verità la strada migliore da intraprendere dato che in alcuni casi ci si può trovare di fronte ad un danno uditivo, determinato da diversi fattori, di cui non si era a conoscenza.

La diagnosi precoce quindi, nel momento in cui si avverte un calo uditivo non dovuto magari ad un semplice tappo di cerume, garantisce buone probabilità di guarigione.

Una delle principali cause da attribuire al calo di udito potrebbe essere l’ipoacusia, che colpisce il 10% della popolazione mondiale.

L’ ipoacusia non è semplice da definire, dato che gli stessi specialisti non ne danno una definizione univoca: questo perché le modalità in cui questa patologia si manifesta possono variare da paziente a paziente. In alcuni casi infatti il paziente può accusare solo una lieve distorsione acustica che si sviluppa sono nel corso di alcune giornate, mentre nei casi più gravi ci si può trovare di fronte alla perdita totale della capacità uditiva da un orecchio o da entrambi nel giro di pochissimi secondi.

Nella maggior parte dei casi però l’ipoacusia è monolaterale, raramente bilaterale: ad ogni modo con una terapia adeguata si può ottenere nuovamente il recupero parziale o totale della capacità uditiva.

Un esame audiometrico tonale può evidenziare un’ipoacusia, di cui a volte molti pazienti non sanno di essere soggetti. Possiamo parlare di questa tipologia quando il risultato dell’esame evidenzia un calo percettivo superiore a 30 dB verificatosi nell’arco di tre giorni su tre con frequenza continua.

Questa patologia può essere di differenti tipologie: possiamo trovare una pratica guida all’ipoacusia su InfoUdito, multinazionale danese leader nello sviluppo, produzione e vendita prodotti dedicati all’udito che vanno dalla strumentazione dedicata alla diagnosi, agli apparecchi acustici fino agli impianti cocleari.

All’interno della suddetta guida l’ipoacusia viene classifica come:

  • trasmissiva
  • neurosensoriale
  • improvvisa
  • percettiva o ipoacusia centrale
  • da rumore

Ma quali sono le cause dell’ipoacusia?

Non c’è una causa univoca che comporta questo calo uditivo improvviso: gli esperti ipotizzano che si possa attribuire a diversi meccanismi, anche se di questi non si individua il principale. Vediamone alcuni:

  • Infezione virale. Non esistono prove evidenti che dimostrano come la genesi dell’ipoacusia possa essere attribuita ad un’infezione, anche se alcuni soggetti con questa patologia sembrano avere una sieroconversione per herpes virus più elevata rispetto ai soggetti non interessati.
  • Disturbi legati alla circolazione. La porzione dell’orecchio interna nota come coclea, nonché sede di tutte le cellule volte alla percezione sonora, è un organo vascolarizzato, anche se non presenta alcun legame con altri vasi sanguigni. Questo significa che nel caso in cui un vaso nutritivo dovesse compromettersi, non ve ne sarebbero altri in grado di fornire sangue all’organo, generando così un danno e un parziale funzionamento dello stesso.
  • Rottura delle membrana intracoclerari. Sia l’orecchio interno e medio che la cloclea sono costituiti da numerose membrane che contengono liquidi. La rottura delle stesse può portare ad ipoacusia improvvisa, così come dimostrato a livello istopatologico in soggetti con questa patologia.
  • Disturbi immunologici. Anche numerose patologie legate a disturbi del proprio sistema immunitario, come ad esempio la sindrome di Cogan o disturbi reumatologici, possono dare origine all’ipoacusia percettiva.

Come curare l’ipoacusia?

Non c’è un protocollo standard per la cura di questa patologia: in generale si cerca di agire su tutti i meccanismi appena indicati in modo da individuarne il principale responsabile. Certo è, che la terapia post diagnosi va inizia in tempi rapidi in quanto le cure hanno un’efficacia maggiore se vengono somministrare entro le prime due settimane dall’insorgenza.

Nel trattamento dell’ipoacusia vengono impiegati diversi tipi di farmaci tra cui vasolodilatatori, reaologici, anti-infiammatori, cortisonici e diuretici.

La verità è che la miglior cura è quella della prevenzione, ragione per la quale nel momento in cui avvertite un disturbo prenotate subito una visita diagnostica in un centro specializzato a voi vicino: andate su Infoudito per sapere come.

I pro e i contro del consumo di prodotti light

pro e contro degli alimenti light

Partendo dal presupposto che un alimento light è per definizione meno calorico del suo equivalente tradizionale, sembra scontato che il suo consumo sia più dietetico e che quindi sia di conseguenza anche più sano.

Il primo problema che si pone è che consumare prodotti light non garantisce di per sé alcuna riduzione del peso corporeo, sono infatti le buone abitudine alimentari e un corretto stile di vita gli unici alleati di una dieta sana ed equilibrata.

Spesso, infatti, erroneamente convinti che i prodotti light non facciano ingrassare, si tende a consumarne una quantità maggiore rispetto al loro pari non light, annullando così completamente il vantaggio di partenza.

Il rischio è che si preferiscano i prodotti light convinti del fatto che questa abitudine sia sana, e soprattutto sufficiente a mantenere il giusto peso corporeo, con il conseguente errore di arrivare ad abusare di questa categoria di alimenti.

Insomma, non è sufficiente consumare prodotti light per dimagrire, e nemmeno per mantenere stabile il proprio peso; a fronte di una sana alimentazione, una giusta attività fisica e un corretto stile di vita, il consumo moderato di alimenti light può essere considerato alla stregua della classica ciliegina sulla torta.

Questo perché, nonostante il minore apporto di grassi, un dessert versione light resta sempre un alimento ad alto contenuto calorico, che è sempre preferibile assumere con moderazione.

Un altro importante aspetto da considerare in merito ai cibi light è la qualità nutrizionale di tali alimenti; dato che i cibi che ingeriamo sono l’unico mezzo a nostra disposizione per assumere i principi nutritivi indispensabili per il corretto funzionamento del nostro metabolismo, ne deriva la grande importanza di consumare alimenti che ne siano ricchi.

In questo contesto accade che, attraverso i processi di trasformazione cui vengono sottoposti gli alimenti light, vengano di fatto perse una buona quantità di vitamine, nonché di acidi grassi essenziali; inoltre, sempre durante tali processi industriali, vengono aggiunti svariati additivi che, anche se considerati non pericolosi per la salute, di certo non forniscono alcuna sostanza utile per il nostro organismo.

Ne deriva che per essere certi di consumare l’alimento più adatto alle diverse esigenze è sempre importante leggere attentamente le etichette; non è sufficiente, quindi, la dicitura “light”, e in molti casi sarebbe meglio mangiare poco piuttosto che mangiare “leggero”.

Abbagliati dalla scritta “light” si potrebbe pensare che un prodotto con pochi zuccheri o pochi grassi, o addirittura a 0% di grassi, sia più sano di un prodotto tradizionale, quando in realtà i grassi sono necessari all’organismo, ad esempio per facilitare l’assorbimento di vitamine quali la vitamina A, la D, la E e la K.

Inoltre, zuccheri, grassi e sale, così come le proteine, risultano dannosi per la salute solo se introdotti in eccesso, e per limitarne l’assunzione non è sufficiente consumare prodotti light, ma selezionare gli alimenti e bilanciarli in funzione delle proprie esigenze specifiche e del proprio stile di vita.

Ammesso, quindi, che si abbia la necessità di eliminare dalla propria dieta grassi e zuccheri perché si desidera dimagrire, è di fondamentale importanza assicurarsi di sostituire questi preziosi elementi con nutrienti che non siano più dannosi dei primi.

Ad esempio, nel caso si consumino prodotti light nei quali lo zucchero è stato eliminato ma sostituito con il ciclammato o la saccarina, possiamo teoricamente affermare che questi alimenti, definiti “leggeri”, siano in realtà più pericolosi per la nostra salute rispetto a quelli tradizionali, in particolare in caso di forte consumo.

Per fare chiarezza sulle più comuni incomprensioni dovute alla superficialità con cui spesso si acquistano i prodotti light, se sostituiamo il famigerato colesterolo con gli acidi grassi vegetali, ovvero olio di palma, olio di cocco o acidi grassi trans o idrogenati, perché la semplice dicitura “vegetale” tende a tranquillizzare il consumatore medio rispetto al termine “animale”, nella realtà ci stiamo mettendo più a rischio sia per disturbi cardiovascolari che per problemi tumorali di quanto non accadrebbe nel caso del colesterolo.

Di fatto, gli alimenti light possono risultare vantaggiosi soltanto in casi particolari, ovvero quando diventa necessario eliminare in modo drastico l’assunzione di determinati nutrienti per problemi specifici; ad esempio lo zucchero nel caso del diabete, il colesterolo per chi soffre o ha sofferto di problemi cardiaci e il sodio nell’ipertensione.

Il consumo di cibi light risulta troppo spesso essere un classico esempio di cattiva educazione alimentare, ovvero il risultato della ricerca di una strada facile per perdere peso quando in realtà, come abbiamo ampiamente evidenziato, non si tratta di un cammino corretto ne tanto meno efficace.

L’esempio più eclatante di tale cattiva educazione alimentare sono gli Stati Uniti, dove sono nate quasi tutte le varianti sintetizzate di prodotti alimentari, alleggeriti o fortificati, e dove però il problema dell’obesità è in costante aumento; si tratta, quindi, di un vero e proprio controsenso.

Laddove si preferiscono cibi light, allo scopo di cercare una strada veloce e facile verso il controllo del peso, quindi, si finisce per produrre l’effetto contrario; adottare sane abitudini alimentari, soprattutto per coloro che hanno gravi problemi di peso, non è facile, e il pensiero che possa esserlo si traduce in un aggravamento della situazione.

Anche nel nostro Paese, nel quale si partiva da una sana cultura del cibo, negli ultimi decenni si assiste ad un drastico peggioramento delle abitudini alimentari, complici anche gli alimenti light che, in questo senso, possiamo definire “truccati”.

In ultima analisi i cibi light possono, quindi, rappresentare unicamente un supporto alla dieta dimagrante, possono eliminare qualche caloria, ma non possiedono alcune funzione benefica di per sé, ne possono essere considerati più sani della loro variante tradizionale.

Se state cercando un metodo per perdere peso, quindi, non affidatevi in alcun modo agli alimenti light, ma affrontate la situazione dandole la giusta importanza; quando si parla di dieta si sta parlando di salute, non si tratta di scegliere la strada più breve né quella più facile, ma unicamente quella più efficace e vantaggiosa in termini di benefici fisici.

E se proprio desiderate acquistare un prodotto light, per sostituire un cibo altamente calorico del quale non riuscite a fare a meno, cercate quello migliore e fate attenzione alla presenza di additivi e sostanze sintetiche.