Wednesday, 23/8/2017 | 7:33 UTC+2
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A cosa serve l’esame delle feci?

gli esami delle feci

L’esame delle feci implica:

1) un esame esteriore,

2) un esame del contenuto delle materie,

3) un esame chimico,

4) una ricerca dei parassiti,

5) un esame batteriologico.

L’esame esteriore

Per poter praticare questo esame, occorre disporre di almeno 200 grammi di materie fecali: ma è preferibile portare in laboratorio le feci di 24 ore, perchè i diversi elementi possono essere inegualmente ripartiti, e, se il laboratorio possiede la totalità, può prelevare diversi campioni e fare la media. I laboratori danno, all’uopo, recipienti speciali, destinati al trasporto delle materie fecali, che, essendo soggette ad una rapida decomposizione, devono essere portate in laboratorio il più presto possibile, evitando, in modo particolare, di mescolarle con l’urina, perché i dosaggi, particolarmente quelli dell’ammoniaca, potrebbero risultare falsi.
Nell’esame esteriore delle feci, si deve tenere conto prima del volume, poi della consistenza. Questa è determinata dal contenuto di acqua, che si misura disseccando le feci e pesandole prima e dopo il disseccamento. Se sono normali, contengono il 78% di acqua; se di stitichezza, il 75%, se sono diarroiche, il 90%. La loro forma può avvertire su alcune modificazioni della parte terminale del tubo digerente, come tumori, emorroidi, ecc. Anche il colore ha la sua importanza. Normali sono di colore giallo brunastro, derivante dalla bilirubina del fegato, trasformata, nel cieco, in stercobilina (che diventa bruna al contatto dell’aria).

Quando sono decolorate bisogna sospettare una insufficienza biliare. Quando sono nerastre, si può supporre la presenza di sangue (melena); la diagnosi di melena, dunque, può essere posta su una ricerca di sangue nelle feci dopo tre giorni di regime senza carne. L’acidità si determina con il colorimetro. Ricordando che le materie fecali devono essere, chimicamente, neutre (e la neutralità si esprime con la cifra più, cioè potenziale idrogeno, tra le cifre pH 6,8 e pH 7,4 si può considerare una acidità delle feci normale. Il suo aumento o la sua diminuzione è sintomo di turbe digestive e può provocare un’irritazione dell’intestino. Il sangue non è sempre cosí abbondante da poter essere scoperto a prima vista, e, tuttavia, la sua presenza o la sua assenza è un segno estremamente importante, che permette, per esempio, di diagnosticare un tumore maligno dell’apparato digerente.

È, dunque, indispensabile servirsi di tutte le reazioni piú sensibili che possano rilevare anche le tracce piú insignificanti di sangue: ciò che si può fare soltanto in laboratorio. L’albumina che si può trovare nelle feci non proviene da albumine, ma dalla parete stessa del tubo digerente e la sua presenza denuncia che la mucosa è lesa in qualche punto. Per metterla in evidenza, la si coagula, per esempio, con acido acetico e la sua quantità permette di misurare la gravità delle lesioni. La stercobilina è una trasformazione della bilirubina, pigmento secreto dal fegato. Quando la digestione avviene troppo in fretta, si trova nelle feci bilirubina non trasformata; al contrario, quando l’evacuazione finale è troppo lenta, si trova stercobilina in quantità maggiore del normale.

L’eccesso di materie grasse nelle feci (steatorrea) è prova di una cattiva digestione o di un cattivo assorbimento per insufficienza biliare o pancreatica, per cui bisogna precisare quale meccanismo sia in causa. Normalmente, i grassi dovrebbero essere trasformati o assimilati nella proporzione del 95%. È molto importante, perciò, dosare i grassi non assimilati, per stabilire il grado di insufficienza. In generale, un’assimilazione al di sotto del 900/o è sintomo di insufficienza biliare; al di sotto dell’80%, anche di insufficienza pancreatica. La ricerca di residui di grasso nelle feci si pratica con l’esame microscopico, ma il risultato ottenuto è solamente di ordine qualitativo, perciò insufficiente, per quanto prezioso. L’insufficienza di secrezione pancreatica è causa di una insufficiente o del tutto mancante digestione delle fibre muscolari della carne ingerita: conseguentemente, la presenza nelle feci di fibre muscolari non attaccate rivela l’origine pancreatica dei disturbi.

La presenza abbondante di cellulosa, di amido non digerito e di bilirubina, significa che il transito intestinale è troppo accelerato perché possano svolgersi regolarmente le diverse tappe della digestione. La presenza di ammoniaca, risultato della putrefazione delle sostanze azotate, è normale: da 2 a 3 cmc per 100 g. È anche normale la presenza di acidi organici, opera della fermentazione degli idrati di carbonio. Le variazioni del tasso normale corrispondono a variazioni di queste due trasformazioni chimiche. Nella colibacillosi, bisogna cercare, nelle feci, e dosare l’indolo, prodotto di putrefazione elaborato dal colibacillo.

La ricerca dei parassiti

Importantissima è, anche, nelle feci, la ricerca dei parassiti, quando l’esame medico ne abbia fatto supporre la presenza. Infatti, i parassiti intestinali sono, spesso, evacuati con le feci, interi o in parte: e qualche volta, perfino, si possono trovare nelle feci cisti o uova di parassiti che non vengono espulsi. Il verme solitario, per esempio, non abbandona mai l’intestino, ma suoi frammenti, detti «anelli», sono molto spesso evacuati dal malato, e sono, d’altronde, talmente fini da essere visti anche ad occhio nudo. Cosí accade per gli ascaridi e per gli ossiuri: è facile trovare nelle feci gli ossiuri in grande quantità, talvolta anche una massa glossa come un pugno.

Si pratica, anche, la ricerca delle amebe, che fino a qualche tempo fa non si riscontravano che nei coloniali, ma che hanno finito per acclimarsi anche nelle nostre regioni e sono, cosí, all’origine di numerose dissenterie, che possono essere provocate, anche, dalle tricomonadi e dalle lamblie (o giardie) dei Flagellati. Questa ricerca è importantissima, perché ognuno di questi parassiti esige un trattamento speciale, che bisogna praticare il piú presto possibile, per liberare l’intestino da tali pericolosi ospiti. Ed è una ricerca resa difficile dal fatto che questi parassiti non vengono evacuati in modo regolare e continuo, per cui un esame risultato negativo non è la prova che non vi siano amebe o lamblie. Bisogna, perciò, praticare molti esami successivi, stimolando l’evacuazione con la somministrazione di un purgante salino. Le cisti o le uova di parassiti si possono anche cercare concentrando il frammento di materie che si vuole esaminare, in modo da ammassare le uova e trovarle piú facilmente.

L’esame microbiologico

Nelle feci, i microbi abbondano. Essi rappresentano, secondo Dienis, il 7% in peso delle materie fresche e un terzo delle materie disseccate. Tuttavia, su questa quantità, soltanto il 5% è ancora vivo, perché il resto è andato distrutto nel corso delle diverse fasi della digestione. Alcuni microbi, ritrovati nelle feci, sono ospiti abituali dell’intestino, come il colibacillo, lo streptococco, l’enterococco, e non sono dannosi (anzi, molti sono utili: alcuni elaborano sostanze essenziali come la vitamina K, necessaria alla coagulazione del sangue; altri, diversi componenti della vitamina A, se non quando proliferano oltre il normale o diventano abnormemente virulenti. Essi vengono identificati con metodi di colorazione, secondo i quali ogni specie di microbi si colora diversamente dalle altre.

Ma si possono trovare nelle feci anche microbi che non dovrebbero esserci, come, per esempio, i bacilli di Koch. I tubercolotici polmonari, anche quando non emettono i bacilli con lo sputo, possono evacuarli attraverso l’intestino, per cui bisogna stare attenti anche a questa possibilità ed osservare una rigorosa igiene anche da questo punto di vista. Per trovare questi bacilli nelle feci, si pratica un’inseminazione su un mezzo speciale e si inocula il germe ad un porcellino d’India. Le feci possono anche contenere bacilli tifici, paratifici, dissenterici, ecc. Questi bacilli sono di difficile reperibilità: occorre servirsi di mezzi «selettivi», capaci, cioè, di determinare lo sviluppo di microbi dannosi per altri. Qualche volta, si può farne una concentrazione, con lo scopo di aumentare la loro quantità e facilitarne, cosí, l’esame. In seguito, ulteriori esami, speciali e delicatissimi, permettono di riconoscerne le varie specie. Altri microbi, ancora, si possono cercare nelle feci, de-nuncianti un’infiammazione del colon, e che permettono, cosí, di fare la diagnosi di coliti.

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