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Abbiamo tutti l’oro in bocca

Tutti abbiamo l'oro in bocca

Ci fanno soffrire da piccini quando spuntano, nell’età scolare quando dondolano o se dobbiamo rassegnarci a noiosi apparecchi per raddrizzarli e ancora di più da adulti, visto che la carie è la malattia più diffusa al mondo: per molti di noi i denti rappresentano davvero una fonte di ansia. Ma per gli scienziati si sono rivelati un serbatoio di cellule staminali, vale a dire cellule non specializzate che possono trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo, utilissime per la ricerca scientifica nel campo delle nuove cure delle malattie del sangue e del sistema immunitario. In molti casi sono alternative a quelle embrionali, il cui uso pone sempre non pochi problemi etici.

Dai topi agli uomini

Un gruppo di ricercatori del Karolinska Institutet di Solna, in Svezia, ha scoperto nei nervi dei denti una nuova fonte di staminali. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Guidati dal biologo Igor Adameyko, gli scienziati, studiando la formazione dei denti nei topi, hanno capito che le cellule staminali adulte, quindi non embrionali, nei tessuti molli dei denti provengono dai nervi. La polpa, che forma la parte vivente al centro del dente, contiene vasi sanguigni, nervi delle gengive e cellule staminali che contribuiscono alla struttura e alla salute del dente. Se questo danneggia le cellule staminali si mettono al lavoro riparando i tessuti. Finora, però non si era riusciti a capire da dove provenissero. I ricercatori hanno identificato un tipo sconosciuto di cellule staminali che appartiene ai nervi del dente. Si tratta di nervi associati all’estrema sensibilità del dente al dolore. I risultati indicano che i nervi periferici, che si trovano praticamente ovunque, potrebbero funzionare come importanti riserve di cellule staminali.

Otturazioni in “gelatina”

Le staminali potranno essere usate anche al posto delle otturazioni nella cura della carie. Ne sono convinti alcuni ricercatori statunitensi del Baylor College of Dentisuy di Dallas e della Rice University di Houston, nel Texas, che stanno lavorando a un gel a base di proteine capace di rimpiazzare la dentina (la sostanza che si trova tra lo smalto esterno del dente e li polpa) e la polpa malate, e di ripristinare la struttura del dente per allungarne la vita. «Le cellule staminali dentali possono essere raccolte, per esempio, da campioni di polpa di denti adulti, ma anche da quelli da latte», afferma Rena D’Souza, professore di scienze biomediche, che sta guidando la ricerca. In laboratorio le staminali sono poi selezionate e “riprogrammate” per calmare l’infiammazione delle radici e della polpa dentale. Un giorno, questa gelatina di staminali sostituirà le otturazioni. «I test clinici sull’uomo stanno per partire e la terapia sarà disponibile entro 4-5 anni», conclude D’Souza.

Autoriparazione

Le carie profonde con pulpite, cioè l’infiammazione della polpa, non sono facili da trattare, ma un gruppo di ricercatori del Centro Nazionale per la Geriatria e Gerontologia di Obu City, in Giappone, sta sperimentando sui cani una nuova tecnica per curarle. Gli scienziati hanno combinato le staminali con un fattore di crescita, cioè una proteina capace di stimolare la moltiplicazione delle cellule e la loro trasformazione in cellule con funzioni specifiche: le staminali hanno ripopolato il dente malato e promosso la crescita di nuovi vasi sanguigni e nervi.

Ricresceranno quelli caduti

Sarebbe il sogno di molti, soprattutto a una certa età: buttare via la dentiera o evitare il ricorso a complessi impianti nell’osso per tornare ad avere una bocca perfetta con tutti i propri denti ricresciuti al posto giusto. La scienza sta lavorando anche a questo. Ricercatori del King’s College di Londra, sotto la guida di Paul Sharp, professore di biologia craniofacciale e biologia delle staminali, sono riu-sciti a trasformare cellule staminali in piccoli denti. Hanno isolato del tessuto gengivale umano da alcuni pazienti e l’hanno combinato in laboratorio con cellule staminali adulte di topo per poi trapiantarlo nei topi. Il risultato: è cresciuto un nuovo dente ibrido provvisto di dentina, smalto e radici vitali. I test sull’uomo cominceranno tra pochi anni.

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