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Il made in Italy a tavola

La cucina italiana inizia ad essere davvero famosa intorno agli anni ’50. Fino ad allora la conoscevano, oltre confine, gli immigrati e gli oriundi, sempre alla ricerca degli antichi sapori di casa. Per il resto del mondo, la grande cucina era esclusivamente quella francese con la sua lunga tradizione ed i suoi riti. Quella italiana la si poteva apprezzare solamente nel posto. Sporadicamente le nostre prelibatezze riuscivano a sbarcare i confini nazionali ed imporsi quali specialità internazionali.

Oggi, a distanza di molti decenni, il panorama culinario si è ribaltato del tutto. Le ricette italiane infatti sono apprezzate in ogni angolo dal mondo anche da chi in Italia non è mai stato.

Le infinite varietà locali e regionali fan sì che non esiste una sola e definita cucina italiana. Si tratta di un vero e proprio puzzle di gusti e sapori dove poter tranquillamente scegliere la propria tessera personale.

Il merito principale di tanto successo va riconosciuto in gran parte agli ambasciatori della cucina nostrana sparsi in giro per il mondo ed in grado di promuovere le eccellenze del territorio italiano. Dai pregiati vini come il Chianti e il Barolo, dal prosciutto di Parma all’all’olio extravergine, dal parmigiano Reggiano ai Pelati San Marzano, passando per la mozzarella di bufala, la pizza napoletana e naturalmente la pasta all’uovo.

L’elenco potrebbe essere molto più lungo. Ogni regione infatti ha la propria eccellenza, più di chiunque altro al mondo. Ad oggi infatti si possono contare più di 4.500 specialità alimentari regolarmente censite, con Campania e Toscana a farla da padrone. Il Lazio è storicamente legato all’agricoltura circostante l’area metropolitana di Roma, e sforna prodotti di eccellenza che si possono facilmente rinvenire online, grazie a marchi di eccellenza come FoodEat (www.foodeat.it).

Neppure la grande ultima crisi economica è riuscita a scalfire un comparto, quello alimentare, da sempre tra i fiori all’occhiello del Belpaese.

Ma proprio per il suo grande successo, il cibo italiano è accerchiato da prodotti contraffatti e dall’invasione di prodotti internazionali, realizzati oltralpe ma che dall’etichetta vorrebbero rievocare sapori nostrani.

E’ per questo che è importante e fondamentale anche il ruolo di noi consumatori che ogni giorno ci rechiamo al supermercato a far la spesa.

Scegliere prodotti contraffatti significa arrecare un danno pari a circa 60 miliardi di euro. Sono innumerevoli i tentativi talvolta goffi di imitare il parmigiano Reggiano e i pelati San Marzano ma puntualmente, merce che arriva dall’estero e che si spaccia per prodotto italiano, invadono i nostri market e le nostre tavole.

Scegliere i prodotti del territorio vuol dire affidarsi a persone di fiducia, produttori del luogo che quotidianamente cercano il contatto diretto col consumatore; mangiare prodotti locali vuol dire anche allungare la vita del prodotto stesso e proteggere le biodiversità, oltre che proteggere e conservare un tesoro di ricette, sapori e tradizioni.

Per fortuna da molti anni l’Italia ha capito che puntare sull’enogastronomia di qualità è una delle più grandi risorse economiche e culturali e ha cominciato a difendere questo prezioso patrimonio creando i prodotti IGP e DOP a difesa di quei prodotti che l’intero mondo ci invidia

Come preparare il pav masala

Come preparare il pav masala

Il pav bhaji masala è un piatto tipico della cucina indiana, composto da pane, crema di verdure e mix di spezie. Questo mix ha un sapore molto forte, che regala sapore alle verdure e si stempera benissimo con il pane (pavh).

La ricetta del pav bhaji masala

La preparazione del pav bhaji è laboriosa, ma il risultato finale è davvero particolare, soprattutto se amate i sapori forti, e in particolare il piccante. Le spezie più saporite, infatti, ci sono praticamente tutte: dai chiodi di garofano ai semi di cumino, dalla curcuma al cardamomo, dal pepe nero al coriandolo, e ovviamente il peperoncino. Potete usare il pav bhaji masala come piatto unico, oppure per un antipasto speciale, già suddiviso in pezzi piccoli o grandi per il consumo individuale.

Gli ingredienti del pav bhaji masala

Per il pav
150 gr di farina 00
150 gr di farina di grano duro
5 gr di lievito di birra in polvere
olio d’oliva q.b.

1 cucchiaio di zucchero
1/2 cucchiaino di sale

Per il bhaji

1 cipolla
1 pezzetto di zenzero
3 spicchi d’aglio
2 peperoncini verdi
2 pomodori
2 patate
100 gr di piselli
1 peperone verde

Per il masala
1 chiodo di garofano
1 peperoncino rosso
2 semi di cardamomo
1 pezzetto di cannella
1 pizzico di semi di cumino
1 pizzico di semi di coriandolo
1 pizzico di semi di finocchio
1 pizzico di curcuma in polvere
1 pizzico di pepe nero

La preparazione del pav bhaji masala

  1. Per prima cosa mettete lo zucchero in 1 bicchiere di acqua tiepida e lasciatelo lì per una decina di minuti.
  2. Unite poi i 2 tipi di farina, un altro bicchiere di acqua tiepida, 2 cucchiai d’olio e il sale.
  3. Lavorate l’impasto finché non diventa elastico, dategli la forma di una palla e spennellatela d’olio prima di metterla da parte a lievitare.
  4. Tostate in forno i semi del cumino, del coriandolo e del finocchio. Uniteli alle altre spezie e passatele tutte nel mixer.
  5. Lessate le patate e i piselli.
  6. Nel frattempo affettate la cipolla e poi tritate l’aglio, il peperoncino e lo zenzero. Completate la preparazione degli ingredienti del bhaji tagliando i peperoni a striscioline e i pomodori a cubetti (dopo averli pelati).
  7. Riprendete l’impasto e dividetelo in 6-8 parti, dando a ognuna la fora di una palla. Schiacciatele tutte con le mani e poi ripiegate gli angoli verso il centro, in modo che assumano una forma rettangolare.
  8. Disponete i pav su una teglia leggermente oleata e lasciateli riposare ancora per 20-30 minuti.
  9. Intanto fate soffriggere in un paio di cucchiai d’olio la cipolla insieme a zenzero, aglio, pomodori e peperoncino, aggiungendo dopo qualche minuto il peperone.
  10. Dopo 5 minuti unite anche le patate e i piselli pre-lessati e completate con qualche mestolo d’acqua. A questo punto fate cuocere per circa 20 minuti.
  11. Nel frattempo mettete i pav nel forno preriscaldato a 180°, sempre per 20 minuti.
  12. Quando le verdure sono pronte, passatele nel mixer (senza renderle liquide) e conditele con il masala di spezie.
  13. Accompagnate i pav con il masala.

Specialità culinarie della Campania

Le specialità culinarie tipiche della campania

Oltre alla pizza napoletana, alle fritture e alle fragranti paste dolci, tutte protette dal marchio STG (Specialità tradizionale Garantita), le prelibatezze regionali comprendono la pizza di scarola (con l’indivia), il salame ‘Napoli’, le salsicce con finocchietto selvatico e il sanguinaccio (una crema di cioccolato con frutta candita che si prepara a Carnevale). A ovest di Napoli, nei Campi Flegrei, il vivace mercato del pesce di Pozzuoli attesta l’importanza della cucina di mare in questa città. Un’altra specialità dei Campi Flegrei è la mela annurca, che ha conquistato il marchio IGP; per ottenere il suo caratteristico colore rosso uniforme viene fatta maturare su graticci di paglia, esponendo alla luce la parte meno arrossata.

Il pesce regna sovrano sull’isola di Procida, dove si possono gustare la trippa di volarnarina (pesce luna) con pomodoro e peperoncino e il calamaro ripieno di acciughe. La vicina Ischia è altrettanto ricca di piatti di pesce, ma grazie alla sua solida tradizione agricola vanta anche specialità di terra come il coniglio all’ischitana (cotto nel vino con erbe aromatiche) allevato in loco. A sud-est di Napoli, la Penisola Sorrentina offre a sua volta numerose specialità, dagli onnipresenti gnocchi alla sorrentina (con sugo di pomodoro, basilico e pecorino) al rinfrescante sorbetto al limoncello. Da non perdere poi il burrino incamiciato (mozzarella fiordilatte con un goloso ripieno di burro), la pizza al metro di Vico Equense e i cannelloni ripieni di ricotta di Sorrento; le famosi noci di questa località sono usate per preparare il nocino, un ottimo liquore. Mandorle e cioccolato sono gli ingredienti base della torta caprese, spolverizzata di zucchero a velo e originaria di Capri, così come le linguine al sugo di scorrano e la fresca insalata caprese. Come si può facilmente immaginare, il pesce non manca neppure sui menu della Costiera Amalfitana, che propongono merluzzo, rana pescatrice, coccio (scorfano) e cefalo. In questa zona potrete gustare altre due famose specialità, la colatura di alici di Cetara (un condimento a base di alici dal sapore intenso) e l’olio extravergine d’oliva DOP delle Colline Salernitane. La vicina regione del Cilento esprime la propria vocazione agricola in piatti rustici e sostanziosi come la cucca (una zuppa a base di ceci, lenticchie, fagioli, cicerchie, granturco e grano) e le pastorelle (fagottini di pasta sfoglia fritta ripieni di crema di castagne).

Controindicazioni e rischi dei dolcificanti

Controindicazioni e rischi dei dolcificanti

A volte non si resiste. Facciamo un intero pasto leggero senza sgarrare, condendo le cose con appena un filo d’olio ma dopo non ce la facciamo proprio: ci vuole qualcosina di zuccheroso per rifarsi la bocca!

Controindicazioni e rischi dei dolcificanti, panoramica

Si fa presto a dire zucchero, no? In realtà quello che chiamiamo così di solito è il semplice saccarosio: una sostanza da ben 400 calorie ogni 100 grammi utilizzata per rendere più palatabile il sapore di moltissime cose, tra cui il caffè. Se consumato in eccesso è in grado di favorire obesità, carie dentali, diabete di tipo due ed altre patologie: esistono delle alternative? E se esistono, quali saranno controindicazioni e rischi dei dolcificanti ? Facciamo ordine. Con dolcificanti intendiamo in questo caso non i classici succedanei dello zucchero come miele, melassa, fruttosio ecc, bensì quel particolare tipo di prodotto industriale in grado di aumentare la dolcezza di un alimento senza però apportare (o quasi) calorie in più. Sembrava all’inizio un’ottima idea e tutt’ora in qualsiasi bar è possibile trovare saccarina, acesulfame, aspartame o altro da poter inserire nel caffè per renderlo meno amaro senza che la bilancia ne debba soffrire troppo, oppure li troviamo all’interno delle gomme da masticare o delle cosiddette caramelle senza zucchero. Immessi sul mercato ormai da parecchi anni, in realtà riguardo ai dolcificanti vi sono ancora moltissime polemiche aperte: ovviamente sono stati fatti numerosi test su di essi prima di permetterne la vendita, e se siamo sicuri sul fatto che, alle giuste dosi, non siano tossici sul breve periodo sono numerosi gli interrogativi per quanto riguarda la loro sicurezza nell’assunzione per molti anni in dosi massicce.

Ancora non abbiamo proprio tutte le risposte: meglio non rischiare

Riguardo alle controindicazioni e rischi dei dolcificanti infatti è necessario fare alcuni distinguo: alcune persone si limitano ogni tanto ad infilare qualche bustina nel caffè, e questa forse è la categoria statisticamente meno a rischio, ma ci sono anche soggetti che ne fanno un ampio uso e li adoperano anche come vero e proprio ingrediente da cucina nei piatti di tutti i giorni. Tra i dolcificanti il meno sicuro sembra proprio uno dei più noti: l’aspartame, che avrebbe dimostrato di possedere proprietà cancerogene specie se associato ad altri fattori di rischio, come ad esempio il fumo. La saccarina invece può produrre in rari casi delle vere e proprie reazioni allergiche, dalla semplice orticaria a difficoltà di respirazione: dunque se siete soggetti a cui i dolcificanti hanno fatto questo tipo di scherzi essi sono controindicati. Riguardo agli altri – ciclamato, acesulfame ecc – non vi sono ancora dati certi sul consumo a lungo termine, quindi possiamo darvi un unico consiglio: non eccedete mai con le dosi e ricordatevi che sono sostanze controindicate in gravidanza ed allattamento. Inoltre, un’ultima chiosa: i risultati di una buona dieta per perdere peso non dipendono per forza da questi prodotti, non sono le calorie della bustina di zucchero che mettete nel tè o nel caffè a fare la differenza. Il punto infatti per dimagrire è abituarsi, semplicemente, a mangiare un po’ meno dolce: ne guadagneranno la salute, il girovita e financo il palato, provare per credere.

Come preparare la pizza alla birra

Come preparare la pizza alla birra

La pizza viene accompagnata spesso da una bella birra fresca, è un classico che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita, soprattutto nelle calde serate estive.

La ricetta della pizza alla birra

Questa volta abbiamo provato a mettere la birra ‘dentro’ la pizza, a utilizzarla cioè per l’impasto stesso, insieme agli altri ingredienti. Il tipo di birra più indicato è una chiara leggera, a bassa gradazione alcolica, perché il suo sapore non deve essere predominante rispetto agli altri. Per quanto riguarda il condimento della pizza, se volete distinguere il sapore della birra è meglio mettere solo il pomodoro o anche lasciarla in bianco, tipo focaccia. Altrimenti potere condirla come volete, con i classici mozzarella e pomodoro o con mozzarella e patate.

Gli ingredienti della pizza alla birra

280 gr di farina tipo 00

280 gr di farina tipo manitoba

250 ml di birra chiara

15 gr di lievito di birra

1 bicchiere di salsa di pomodoro

olio sale q.b.

mozzarella per la pizza

La preparazione della pizza alla birra

  1. Il primo passo è far sciogliere in un po’ d’acqua tutto il lievito.
  2. Mescolate poi insieme i due tipi di farina e il lievito, impastando energicamente per ottenere un composto compatto e liscio, senza grumi.
  3. Lasciate il panetto a lievitare in un contenitore abbastanza ampio da contenere quando raddoppia il volume.
  4. Mettete in una ciotolina la salsa di pomodoro con un pizzico di sale e un filo d’olio, girando appena con un cucchiaio.
  5. Stendere l’impasto per la pizza in una teglia da forno leggermente imburrata oppure oliata, o ancora ricoperta di carta da forno. Se volete una pizza sottile usate una teglia grande, altrimenti con una più piccola otterrete un impasto più spesso e una pizza alta, tipo focaccia.
  6. Spennellate il pomodoro sulla pizza e infornate per una ventina di minuti a 200°.
  7. Se volete una pizza solo rossa, a questo punto è pronta.
  8. Se invece preferite aggiungere anche la mozzarella, tagliatela a dadini mentre la pizza cuoce, distribuitela sulla pizza e rimettete in forno per altri 5 minuti.

I rischi della dieta delle tre ore

I rischi e i pericoli della dieta delle tre ore

Si dice che esistano moltissimi problemi quando ci si mette a dieta, ma la verità lampante è che in realtà il problema è uno ed uno solo: si ha fame.

Rischi e pericoli della dieta delle tre ore, panoramica

E di fronte alla fame, lo sapete già, le persone possono perdere qualunque forma di autocontrollo. Per cercare di prendere il toro per le corna Jorge Cruise ha avuto una pensata apparentemente geniale: eliminare il senso di fame creando la dieta delle tre ore. Se il problema, pensò, era quello di non riuscire a trattenersi a tavola dopo ore e ore di digiuno dopo una misera insalata, allora perchè non inventare un regime alimentare in cui si mangia praticamente …in continuazione? Detto, fatto: così fu inventata la dieta delle tre ore, cioè una dieta in cui ogni 180 minuti si è tenuti a mangiare qualcosa con il duplice obiettivo sia di non avere fame sia di accelerare il metabolismo. Ovviamente si tratterà di microspuntini: se ogni tot ci riforniamo di un piatto di lasagne chiaramente perdere peso sarà oltremodo impossibile , questi minipasti non dovranno superare le 100 calorie e dovranno essere giocoforza ingeriti ogni 180 minuti, con al massimo 15 minuti di scarto in eccesso od in difetto. Inoltre questa regola non vale prima di andare a dormire: prima di andare a letto bisognerà per forza essere a digiuni da circa tre ore, questo ovviamente perchè quello che si mangia poco prima di coricarsi non verrà consumato in alcun modo e dunque sarebbe deleterio per la linea. Al di là dei risultati – che secondo alcuni ci sono, secondo altri no – esistono rischi e pericoli della dieta delle tre ore?

Ovviamente dipende da cosa si mangia

E’ ovvio che esistendo in realtà tanti tipi di dieta delle tre ore quante sono le persone esistenti al mondo non è semplice rispondere a questa domanda. Anche se il suo creatore ha inventato alcune varianti – come la “carb lovers” per chi ama i carboidrati o la “healty heart” per chi mette la salute del cuore prima di tutto – sostanzialmente le persone sono naturalmente portate a fare un po’ come vogliono. Questo rende davvero difficile stabilire i rischi e pericoli della dieta delle tre ore perchè chi si limita a mangiare dei crackers integrali ovviamente non incorrerà negli stessi problemi di chi magari sceglie spuntini decisamente più estremi, come ad esempio un pezzettino di sushi. E dunque in questo caso come si fa? La soluzione più semplice purtroppo è sempre la stessa: armarsi di santa pazienza ed andare da un fidato medico nutrizionista per farsi aiutare a creare una dieta che sia quanto più equilibrata possibile. Questo oltre ad evitarvi i possibili effetti collaterali di un’alimentazione sregolata e poco bilanciata vi aiuterà anche sicuramente a dimagrire prima: infatti molti scelgono di consumare snack un po’ a casaccio quando invece anche gli spuntini andrebbero scelti con buon senso, ripartendo i vari macro e micronutrienti anche all’interno di essi.

Come preparare il tacchino alla birra

Come preparare il tacchino alla birra

La carne di tacchino ha un sapore delicato, la birra ha un gusto corposo: quale accoppiata migliore per un piatto particolare? Dobbiamo solo scegliere se usare la birra chiara o rossa.

La ricetta del tacchino alla birra

Con la birra chiara si rimane sul versante della delicatezza. Il suo sapore leggero arricchisce quello del tacchino, rendendolo comunque più gustoso e adatto a chi non ama i sapori forti. La birra rossa incide invece maggiormente sul tono complessivo del piatto, offrendo alla tenera carne bianca un gusto denso e corposo. In entrambi i casi, sono immancabili le erbe aromatiche, che regalano freschezza e profumo. Se avete poco tempo, acquistatele già tritate.

Gli ingredienti del tacchino alla birra (per 4 persone)

  • 8 petti di tacchino tagliati spessi
  • 1 litro abbondante di birra
  • 1 cucchiaio di salvia sminuzzata
  • 1 cucchiaio di rosmarino sminuzzato
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
  • 1 spicchio d’aglio
  • olio, sale e pepe q.b.

La preparazione del tacchino alla birra

  1. Ungete leggermente una padella antiaderente e disponetevi i petti di tacchino. Se non entrano tutti insieme non stringeteli, ma fatene un po’ alla volta.
  2. Prima di iniziare la cottura, mescolate fra loro le erbe aromatiche e distribuitele poi sul tacchino, in modo da ricoprirlo tutto.
  3. Irrorate con la birra e fate cuocere fino a che la carne non assume un colore uniforme.
  4. Completate con il sale e, se gradito, con un pizzico di pepe.
  5. Servite ben caldi, riscaldandoli in forno o in padella se non potete mangiarli appena cotti.

Controindicazioni e rischi della dieta Lemme

Controindicazioni e rischi della dieta lemme

I VIP sono senza dubbio tra i personaggi più invidiati per la loro forma fisica, inspiegabilmente anche più di certi atleti: quali saranno i loro segreti per restare in linea?

Controindicazioni e rischi della dieta Lemme, panoramica

Spesso il successo di una dieta è dovuto a quanti personaggi di successo la seguono e, dunque, la pubblicizzano. La dieta Lemme non costituisce un’eccezione a questa regola: molti dei nostri VIP la hanno utilizzata ed il dottor Lemme in persona, farmacista di Desio, è spesso comparso in televisione per parlarne. Il suo approccio alimentare è basato sulla biochimica, e secondo lui sarebbe sufficiente nutrirsi con gli alimenti giusti negli orari giusti per riuscire a perdere peso senza per forza sottoporsi a troppe rinunce. Sarà vero? E, cosa fondamentale, sono saltate fuori controindicazioni e rischi della dieta Lemme di cui dovremmo essere consapevoli? Sull’efficacia della dieta in realtà non sembrano esservi dubbi, nonostante gli alimenti permessi infatti possano essere assunti in quantità illimitata – principalmente proteine e grassi – se si seguono tutte le regole della dieta Lemme si registrerà una certa perdita di peso, ovviamente variabile a seconda dell’attività fisica svolta dal soggetto che vi si sottopone. Banditi pane, sale, zucchero – anche i dolcificanti! – aceto, formaggi ed il latte, frutta e verdura (i pilastri della dieta mediterranea) sono invece presenti in quantità decisamente limitate e scelte in base al loro indice glicemico e non solo.

Una sorta di dieta dissociata

Il fatto che non sia necessario contare le calorie e non si debba badare troppo alla quantità delle porzioni che si mettono nel piatto è senza dubbio un punto a favore di questo regime, ma a lungo andare non insorgeranno controindicazioni e rischi della dieta Lemme? Questo è possibile. Nel senso, si tratta di una dieta piuttosto squilibrata, per sua stessa natura: sebbene alcuni punti siano validi – e può essere un’ottima strategia di attacco per chi ha molto peso da perdere ed ha già fallito altre diete di diverso tipo – mangiare in questo modo per lunghi periodi potrebbe non essere una buona idea. Uno dei capisaldi più controversi della dieta Lemme infatti è la sua quasi totale esclusione di verdura e frutta dai pasti, ciò significa privarsi di fonti preziose di vitamine, sali minerali e fibre! L’eliminazione totale del sale certo può dare una mano agli ipertesi gravi, ma questo vorrà anche dire servirsi pietanze piuttosto insipide e questo può portare ad un pericoloso effetto rebound: una volta che si interromperà la dieta si potrà essere naturalmente portati ad esagerare con il sale. Aggiungiamo inoltre per dovere di cronaca che spesso questa dieta propone di mangiare al mattino della pasta: per chi ha poco tempo perchè deve andare al lavoro doversi mettere a spadellare una aglio olio e peperoncino può non essere la cosa più semplice del mondo, soprattutto se si sta parlando di persone non abituate da molti anni a non fare colazione. Passare dal nulla totale ad una piattata di pasta potrebbe non essere la migliore delle soluzioni, specie se avete qualche problemino a digerire.

Come preparare una torta di carote e noce moscata

Come preparare una torta di carote e noce moscata

La torta di carote e noce moscata è particolarmente diffusa in Inghilterra, dove prevede anche l’aggiunta della crema pasticcera. Noi la prepariamo in versione light, senza alcun tipo di crema.

La ricetta della torta di carote e noce moscata

I sapori predominanti sono quelli delle carote e della noce moscata, con i pinoli che fanno da contorno. Una torta facile da preparare, che non richiede troppo tempo o particolari abilità culinarie. Potete prepararla per un buffet ricco o per un interludio nella giornata, come spuntino insomma. Non è molto dolce, quindi risulta indicata per chi non ama i sapori sdolcinati e anche per chi non apprezza le creme, e preferisce gustare qualcosa di più leggero. La presenza delle carote la rende inoltre salutare e adatta anche in caso di dieta o regime alimentare controllato.

Gli ingredienti della torta di carote e noce moscata

  • 280 gr di carote
  • 3 uova
  • 200 gr di farina di mandorle
  • 180 gr di zucchero
  • 120 gr di olio extravergine d’oliva
  • noce moscata q.b.
  • 30 gr di pinoli
  • 1 limone
  • estratto di vaniglia q.b.

La preparazione della torta di carote e noce moscata

1. Per prima cosa pulite le carote, per poi grattugiarle.
2. Mescolate con la frusta (meglio se elettrica) le uova con l’olio, lo zucchero e l’estratto di farina.
3. Unite la farina di mandorle e la noce moscata (1 cucchiaio).
4. Completate con le carote e i pinoli, e per ultimo il succo di limone, del quale avete grattugiato la scorza e spremuto il succo.
5. Mescolate bene, imburrate leggermente una teglia da forno e versatevi l’impasto.
6. Fate cuocere per 35-40 minuti nel forno preriscaldato a 180°.
7. Servite la torta di carote e noce moscata tiepida.

La dieta americana: controindicazioni e rischi

Cosa sapere sulla dieta americana

Gli Stati Uniti d’America sono una grande nazione che ha regalato molto al mondo, ma se si parla di alimentazione in realtà non ci vengono in mente come primi come fulgido esempio di salutismo…o no?

Controindicazioni e rischi della dieta americana, panoramica

Effettivamente se pensiamo un attimo a quello che si mangia solitamente da quelle parti, a tutto pensiamo fuorchè che si possa perdere del peso: le cose stanno davvero così? In realtà è stata inventata una sedicente dieta americana la quale promette in tre giorni di perdere addirittura due o ben tre kg, vediamo insieme se si tratta di un approccio fattibile o meno. In pratica durante questo periodo – i giorni dovranno essere per forza tre e non di più – ci si nutrirà in un modo che ricorda vagamente quello della notissima dieta Dukan: dunque via libera alle proteine, pochi condimenti e pochissimi grammi di carboidrati da relegare giocoforza alla colazione o al massimo al pranzo. Con regole così restrittive, ci saranno delle controindicazioni e rischi della dieta americana che è bene non dimenticare? Anche un profano dell’alimentazione può rendersi conto, leggendo il menu previsto nei fatidici tre giorni, di quanto squilibrio sia presente, e che sicuramente a lungo andare nutrirsi in questo modo non può non fare male.

Tentar non nuoce, ma è meglio ripiegare su approcci più sani e duraturi nel tempo

Per una questione di onestà intellettuale però, riguardo alle controindicazioni e rischi della dieta americana c’è anche da vedere il rovescio della medaglia: se siete persone sane un simile esperimento, purchè non ripetuto nel tempo, non dovrebbe farvi male. Anzi, molte persone riferiscono effettivamente di essersi un po’ sgonfiate, sebbene ci sia da far notare che la maggior parte dei kg persi in questo modo sono costituiti da liquidi, dunque la sensazione di dimagrimento è più fittizia che altro. Che dire dunque di questa bizzarra dieta americana in cui si alternano succo di pompelmo e gelato, uova e barbabietole? In sostanza, la questione è piuttosto semplice: se dopo un periodo di bagordi sentite il bisogno di sgonfiarvi un attimo e cercate un regime alimentare nel quale non si soffra la fame, allora la dieta americana è quello che fa per voi, purchè non vi aspettiate miracoli e rispettiate alla lettera le porzioni, gli abbinamenti ed i tempi prescritti. Se invece, diversamente, volete buttare giù almeno una decina di kg e volete farlo nel modo più sano possibile, non ce la sentiamo di consigliarvi questo regime alimentare ma, piutosto, di ripiegare verso diete più sane e variate, che vi faranno si perdere peso in tempi più lenti ma che perlomeno non presenteranno fastidiosi effetti rebound. Uno degli effetti avversi degli approcci che durano solo 3-4 giorni infatti è proprio il temibile yo-yo: il rischio di riprendere, e con ampi interessi, tutto il peso perso è concreto, e più probabile quanto più bislacco o differente dal vostro solito modo di alimentarsi è la dieta.