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Esprimere al meglio il proprio stile con l’arredo giardino di qualità

arredo giardino

Secondo sondaggi e alcune indagini di mercato, ogni anno a ridosso dell’estate, un gran numero di persone decide di rinnovare l’arredo giardino andando alla ricerca di mobili e accessori di alta qualità. Gazebi, tavolini, sedie e arredi in tartan in generale, sono la merce più ricercata e, quindi, più venduta dalla grande distribuzione. Chiaramente, un acquisto del genere richiede un’importanza strategica se si vuole fare un acquisto intelligente che duri nel tempo.

Cambiare “look” al giardino o al terrazzo di casa non è proprio semplice e necessita di grandi attenzioni sia in termini stilistici che di qualità degli oggetti. La scelta dell’arredo giardino rappresenta proprio uno degli aspetti più complicati, soprattutto quando non si conoscono bene i prodotti da esterno e non si hanno le idee chiare su cosa si sta cercando. La buona regola prevede che l’arredo giardino deve adeguarsi armonicamente all’intero complesso architettonico dell’abitazione e non essere fuori luogo.

La qualità in merito ai prodotti non deve mai mancare, se non si vuole gettare in discarica l’ombrellone o il divanetto solo dopo brevi utilizzi, con un grande spreco di soldi. Perciò, conviene darsi un “pizzico” sulla pancia e optare per mobili di prestigio e resistenti ai diversi fattori ambientali, come quelli offerti da Luxury Garden (luxurygarden.it), per decorare il giardino con arredamenti raffinati e di gran classe.

Stile moderno o rétro?

Solo chi ama lo stile classico potrà apprezzare la splendida collezione estiva di Luxury Garden composta da interi salottini in rattan sintetico, come il mod. Saturno, formati da un divano, due poltrone e un tavolino con ripiano in vetro temperato con spessore 5mm, ottimo da inserire in un contesto esterno a bordo piscina. Il design squadrato e le linee minimaliste rendono le finiture di questo salotto davvero ricercate.

Durante il processo di lavorazione il tartan, prima di essere intrecciato a mano, subisce un adeguato trattamento che ne assicura la protezione dai raggi solari e una buona resistenza all’umidità e all’acqua piovana. Si tratta di un arredo giardino concepito per “riempire” nella maniera più efficace gli spazi esterni, con accessori che non scoloriscono e non subiscono deformazioni o alterazioni alle alte temperature. Anche l’estetica e le funzionalità non verranno compromesse in presenza di condizioni meteo avverse.

Sul portale si trovano anche varianti di salotti più innovativi, come il mod. Vegas white in polipropilene effetto rattan, con un design più attuale e un prezzo più economico. Il polipropilene è un materiale simile alla plastica ma con una più alta resistenza alle temperature estreme. Grazie alla robusta natura di questo materiale, l’intero set può essere lasciato tranquillamente all’aperto anche durante la stagione invernale, non richiedendo nessun tipo di manutenzione se non una lavata con un panno umido.

L’arredo giardino ideale in ogni contesto

Ogni ambiente domestico ha una sua storia e segue una sua linea architettonica individuale. Ad ogni modo, qualunque sia il “tema stilistico” dell’abitazione su Luxury Garden sarà possibile trovare l’arredamento giusto al vostro giardino a prezzi ragionevoli, usufruendo anche della sezione riguardante le offerte del mese a prezzi scontati.

Luxury Garden offre così tanti modelli che c’è l’imbarazzo della scelta! Probabilmente, tra i numerosi accessori e mobili disponibili sul portale, quelli più graditi dalla maggior parte dei consumatori sono quelli in tartan sintetico per via del loro design lineare e aspetto gradevole alla vista. Dagli amanti del genere è considerato l’arredamento ideale che sta bene in qualsiasi giardino, non molto impegnativo e che necessita solo di qualche cura per tenere il tartan sempre “vivo” e brillante.

Come prendersi cura delle piante grasse

Come prendersi cura delle piante grasse

Spesso quando pensiamo alle piante grasse pensiamo a piante di minore importanza, a piante meno belle e meno decorative. E invece le piante grasse hanno un grande potenziale, sia dal punto di vista del giardinaggio, sia dal punto di vista del garden design, perché riescono ad arredare molto bene lo spazio con i loro magnifici colori.

Le piante grasse sono piante da appartamento, sono facili da coltivare e per questo motivo sono l’occasione migliore per avvicinarsi al giardinaggio. Hanno bisogno di poca acqua, sono piante piuttosto resistenti e anche se bistrattate per un po’, dimenticate o curate poco nel corso delle settimane, le piante grasse sono sempre lì dove le avevate lasciate.

Si adattano molto bene all’ambiente in cui vengono poste e in commercio ne esistono veramente di tante varietà, coloratissimi, verdi, grandi, piccole e di medie dimensioni. Se anche tu vuoi avvicinarti al magico mondo delle succulente, vuoi conoscere le varietà presenti in natura e vuoi provare a dare loro una possibilità per arredare la casa, o l’ufficio, allora Guida Giardino può essere il portale che fa al caso tuo.

Qui potrai trovare tanti consigli e leggere guide di approfondimento che spiegano che cosa sono le piante grasse, come fare per preservarle nel tempo, come trapiantarle e come utilizzarle dentro casa per abbellire un angolo dell’ambiente che vi sembra un po’ spento. Luminosità, spazio e temperatura non saranno più segreti per voi se leggerete le guide di questo portale, che vi guiderà anche nella scelta delle succulente più giuste in base allo spazio che volete arredare.

Ma non solo: sapevate che le succulente sono piante che si prestano molto bene per creare eleganti e creative composizioni floreali? Anche in giardino, proprio così, le piante grasse si prestano molto bene per arredare non solo complementi d’arredo, ma anche i tronchi degli alberi, le fioriere e qualsiasi altro elemento da esterno.

Su Guida Giardino potrete trovare degli spunti pratici e tante idee creative e originali per comporre, creare, sperimentare e provare ad avvicinarvi al mondo del giardinaggio in modo semplice, divertente e creativo. E chissà che non vi venga la curiosità di scoprire anche tutto il resto; Guida Giardino è un portale completo e ricco di offerte tematiche.

Su questo portale troverete tanti tutorial su come coltivare il proprio orto, senza esclusioni di colpi e di spazio, perché su Guida Giardino troverete anche tantissime idee salva spazio e dedicate agli spazi più ridotti. Troverete anche tanti post di approfondimento per conoscere più da vicino il mondo dei fiori e delle piante, bellissime immagini, consigli e tanti spunti creativi per arredare il balcone, il terrazzo e il giardino.

La moltiplicazione delle piante per gemma

La moltiplicazione delle piante a gemma

Talee

Si sente comunemente chiamare, anche dai giardinieri, la talea con il nome di butura, dal francese bouture; nome inutile, avendo la nostra lingua la parola talea. La moltiplicazione per talea consiste nel far produrre, artificialmente, con speciali preparazioni e condizioni, delle radici a frammenti o parti di vegetali staccate dalla pianta madre, cioè porzioni di fusto, di ramo, di foglia, di rizoma, di tubero e di bulbo, purché tutte queste parti siano munite almeno di una gemma visibile o latente. Si fanno le talee con fusti e rami provvisti di foglie, ma si possono fare su qualche pianta a foglie cadute nel tempo in cui mancano le foglie; come pure ci sono delle talee fatte con una semplice foglia e anche con una porzione soltanto di foglia. Per alcune piante rustiche le talee si possono fare all’aria aperta in piena terra, ma a maggior ragione per le piante non da aria aperta, si fanno delle stufe da moltiplicazione.

La moltiplicazione per stufa ha questo nome perché in essa si moltiplicano quasi tutte le piante da giardino ed è la stufa veramente indispensabile per un giardino di una certa importanza; è al tempo stesso la stufa più economica nella costruzione e nelle spese annuali di funzionamento. La miglio stufa da moltiplicazione è quella ad una sola pendenza appoggiata ad un muro e volta a levante. Si costruisce per metà o anche due terzi sottoterra perché così l’ambiente interno mantiene più costante nel calorico e nell’umidità. Consta nel suo interno di due cassoni, uno anteriore e l’altro posteriore, divisi tra loro da un sentiero. Il cassone anteriore che serve per le talee è alto circa un metro e largo altrettanto, avente a due terzi della sua altezza un intelaiatura in ferro per sostenere un piano di terrecotte, in generale embrici. Al di sotto di questa intelaiatura, si trova un tubo di lamiera, entro il quale passa una corrente d’aria calda e di fumo sviluppata  da un fornello a legna, posto, s’intende bene, al di fuori della stufa. La parte superiore del cassone contiene per una metà del tubo. Il cassone posteriore è più basso dell’altro ed è ripieno di rottami e superiormente di ghiaia.

In generale questo cassone serve  per gli innesti, per alcune sementi e per la conservazione di qualche pianta. Se quello anteriore non è sufficiente alla moltiplicazione per talea, anche l’altro cassone si costruisce in egual modo e allora il tubo dal primo cassone passa nel secondo, percorrendolo nella sua lunghezza; altrimenti il tubo è collocato lungo la parete della stufa per terminare fuori in un fumaiolo. I cassoni riscaldati devono essere fatti in modo da poterli coprire con lastre di cristallo per concentrarvi maggior calore necessario ad alcune talee. Tutta la stufa deve essere tenuta quasi sempre ombreggiata. In conclusione, la stufa da moltiplicazione deve dare alle talee le condizioni di cui hanno bisogno e sono: calore maggiore di quello voluto dalle piante madri, luce minore e umidità uguale e costante. Tutte le piante rizomatose e tuberose e qualche pianta bulbosa si moltiplicano facilmente per talea e i frammenti di rizoma, di tubero e di bulbo si mettono a gettar radici nel terriccio eguale a quello usato per la coltura della pianta madre; tutt’al più vi si aggiunge poca sabbia per renderlo più permeabile. Ma per talee fatte con parti aeree, cioè con porzioni di fusto, di ramo o con foglie si usa una terra leggerissima, quasi tutta composta di sabbia e in moltissimi casi si adopera solo sabbia o  tufo, eccettuate quelle talee che si fanno all’aria aperta in piena terra per le quali basta la terra comune solamente un po’ alleggerita. Nelle stufe da moltiplicazione le talee si possono infilzare direttamente nel cassone riscaldato, che è pieno di tufo, o si mettono in vario numero entro un vaso grande o una per vasetto e questi vasi s’interrano nel tufo oppure si posano sul tufo stesso e anche in altri punti della stufa.

Quando si può, si deve preferire il sistema di mettere le talee ciascuna in vasetti separati, rendendosi così più facile e meno dannoso il trapiantamento, o almeno si preferisca questo modo per talee più delicate. Nelle talee fatte dentro un vaso in molte si ha anche l’inconveniente che esse non risentono uniformemente del calore, che va diminuendo gradatamente dalla periferia al centro del vaso. Alcuni consigliano che la talea, oltre ad essere staccata dalla pianta madre con un coltello be tagliente per evitare dannose lacerazioni, debba essere tagliata subito al di sotto di un nodo, cioè nel punto ove è inserita una o più foglie; però per alcune piante vale meglio lasciare al di sotto del nodo una certa lunghezza di fusto o di ramo. In pratica si impara quale sia il nodo confacente per le varie piante. Si imparerà pure l’epoca conveniente per fare le diverse talee, quando devono essere prese sulla pianta madre allo stato erbaceo e quando invece devono essere un poco legnificate specialmente alla base, cioè come si dice un po’ barbaramente, agostate. Nelle talee fatte con parti di rami o fusti muniti di foglie, spesso per mezzo di queste accade una rapida evaporazione dei succhi contenuti nella talea, che può facilmente seccarsi avanti di metter le radici. In questi casi prima di mettere nel terreno la talea si fa l’amputazione di una parte della lamina delle foglie e qualche volta anche di tutta, lasciando il suo picciolo. Per diminuire ancora questa evaporazione si coprono i vasi o il cassone della stufa con lastre o con campane di vetro.

Margotte

Anche nelle margotte si ha lo stesso scopo di far produrre delle radici in certe parti di un fusto o di un ramo, ove naturalmente non si produrrebbero. Differentemente dalle talee però la produzione delle radici avviene quando la parte, che la produce, è sempre attaccata alla pianta madre e se ne distacca soltanto dopo la produzione delle radici. Scelta l’epoca, variabile secondo le diverse piante, e scelto il punto da margottare, prima di circondare questo punto con la terra, onde facilitare l’emissione delle radici, si fa nel punto stesso un’incisione longitudinale, in vicinanza di un nodo, lungo circa un centimetro, intaccando col taglio una piccola porzione di tessuti interni e quindi si mette di traverso all’incisione un pezzettino di legno per impedire che le parti tagliate si tocchino e ne possa avvenire presto la saldatura. Tale incisione ha lo scopo di impedire la libera circolazione dei succhi, che così si accumulano in quel punto a beneficio della produzione delle radici.

Per tutte le piante con rami flessibili e vicini a terra e per quelle a fusto flessibile come sarebbero le rampicanti, le sarmentose ecc., si pratica una margotta speciale che è più propriamente detta propaggine e che tutti sanno è usata molto in agricoltura per le viti. E’ un modo molto semplice che consiste nel piegare, dopo aver fatto l’incisione, il fusto e il ramo fino al suolo e nel sotterrare nel suolo stesso o nel terriccio di un vaso il punto dell’incisione tenendovelo obbligato con forcelle di ferro o di legno. Con le piante a rami e fusti non flessibili distanti dal terreno si fa la margotta aerea, che consiste nel mettere il ramo da moltiplicare, dopo fatta la sola incisione, in un vaso speciale aperto da un lato.

Il terriccio col quale si riempiono i vasetti delle margotte deve essere uguale a quello usato per la coltura delle piante madri, reso con sabbia un po’ più leggera e permeabile. Finita l’operazione, la superficie della terra nei vasetti si copre con uno straterello di fango e di musco comune, per impedire l’abbondante evaporazione della terra. Un’altra margotta aerea è chiamata dai giardinieri margotta per strozzatura e si chiama così perché invece del taglio sul fusto da margottare si fa una legatura piuttosto strinta con il filo metallico o a preferenza con un filo di piombo. Questa legatura ha lo stesso scopo del taglio cioè quello di trattenere la circolazione del succhio. Invece di terra con il relativo vasetto si forma intorno alla legatura una specie di palla di fango. Le margotte devono sempre stare in uno stato giusto di umidità e quindi vanno annaffiate spesso; talvolta in estate anche più volte al giorno. Non si devono staccare dalla pianta madre se non quando si è sicuri che abbiano ben radicato.

Divisione

E’ questo un modo di moltiplicazione assai facile e sicuro per un buon numero di piante aventi una maniera speciale di vegetazione. Prima di tutto si pratica con le piante vivaci e perenni a portamento cespuglioso, che tendono sempre ad emettere delle radici dei getti. Staccando questi getti, purché ciascuno sia fornito di qualche radice, si hanno tante piante nuove, tanto che si chiamo moltiplicazione per getti. E’ proprio pure delle piante bulbose, staccando dal bulbo principale tutti quei piccoli bulbi, che annualmente si formano alla sua base e che messi in cultura nelle medesime condizioni del bulbo, che ha loro dato origine, come questi ingrossano e a suo tempo fioriscono. La moltiplicazione per divisione si fa quasi sempre quando le piante sono in riposo e perciò praticamente si fa dalla fine dell’autunno al principio della primavera.

Innesto

Si usa considerare come moltiplicazione anche l’innesto, ma realmente noi moltiplichiamo con esso il numero delle piante; è soltanto una propagazione di una data specie o varietà. L’innesto è una delle operazioni più importanti per il giardiniere e per il frutticoltore e consiste nell’immettere sopra una pianta una parte di un’altra in modo che fra loro avvenga una completa saldatura e un’intima unione. La pianta destinata a ricevere l’altra si chiama soggetto e comunemente selvatico; la porzione immessa è detta innesto o domestico. Non è possibile però tale operazione che con due piante le quali abbiano fra loro  grande analogia, per cui l’innesto deve essere fatto solo fra piante della stessa famiglia; riesce facilissimo fra individui della stessa specie o fra specie congeneri, può riuscire anche fra specie di generi differenti purché questi siano fra loro vicini per caratteri botanici o per la natura dei loro succhi. I vantaggi che reca l’operazione dell’innesto sono vari. Quando da una semente otteniamo qualche individuo che presenti differenze  spesso notevoli  con la pianta madre e tali da far supporre essere un miglioramento di questa, spesso è necessario attendere qualche anno ad averne il fiore o il frutto. Innestando la nuova pianta sopra un’altra adulta della medesima specie si può ottenere spesso nell’anno successivo la fioritura o la fruttificazione. Si possono coltivare delle piante in terreni non adatti ad essi, innestandole sopra specie che vi si adattano.

Finalmente, per l’influenza che indubbiamente il soggetto ha sopra l’innesto, noi possiamo modificare la natura di una pianta. I modi principali per fare gli innesti si riducono a tre, cioè ad occhio, a un ramo munita di un occhio, cioè di una gemma e siccome questa porzione ha generalmente la forma triangolare o ovale di uno scudo degli antichi armigeri, cos’ l’innesto si chiama anche a scudo o a scudetto. Per l’innesto a marza, detto anche a mazza, s’inserisce sul soggetto una porzione di un ramo provvisto di una o più gemme. L’innesto per approssimazione consiste nel legare insieme due rami di due piante o due rami della stessa pianta dopo aver tolta da ambedue almeno la scorza nel punto in cui devono combaciare. Tutti gli innesti vengono eseguiti e modificati in molte maniere e prendono di conseguenza nomi differenti ed hanno anche nomi diversi secondo le denominazioni date al ramo o alla parte di esso che si innesta. Gli arnesi necessari sono le forbici, il grattuccio, il coltello, il fenditoio e l’innestatoio.  Le forbici da potare sono adoperate nel nostro caso per preparare il soggetto specialmente in certe forme d’innesto quando occorre tagliare dei fusti o dei rami piuttosto grandi.

Concimi: cosa sono e come si usano

Concimi: cosa sono e come si usano?

Siccome le piante assorbono quasi totalmente dal terreno e dai terricci i materiali che, entrati nel loro organismo ed elaborati, servono alla loro nutrizione, è chiaro che il terreno e i terricci stessi dopo una coltivazione, restino impoveriti dalle sostanze che quelle date piante hanno tolto.  Ne nasce la conseguenza che dopo diverse colture, specialmente dello stesso genere di piante, i terreni rimarrebbero quasi del tutto sterili; quindi è necessario rimettere nel terreno i materiali asportati dalle piante e in ciò consiste appunto la concimazione. Siccome non tutte le piante assorbono le medesime sostanze o per meglio dire non assorbono di ciascuna la stessa quantità, così nei campi e negli orti, senza procedere dopo ogni specie di coltura ad una concimazione completa, si fanno le cosiddette rotazioni o avvicendamenti, cambiando genere di piante in modo che una data pianta non si ricoltiva nello stesso terreno o appezzamento che dopo tre o quattro anni.

Ma nei frutteti e nei giardini la maggior parte delle piante è a fissa dimora, tanto in piena terra che in vaso, e anche nell’aiuole occorre spesso di dover mantenere per vari anni delle stesse piante erbacee e annuali e, quindi, la concimazione deve essere annuale per rendere al terreno tutto ciò che annualmente gli tolgono le piante. La base principale della concimazione sarà sempre il letame o stallatico, e per tutte le nostre colture, ma specialmente per quelle da giardino, bisogna preferire il letame degli animali cavallini, che è un letame più caldo e sostanzioso. Soltanto nei terreni sciolti si potrà usare con vantaggio il letame delle vaccine, che è grasso e compatto e che così può giovare anche meccanicamente a quella qualità di terreno. Nei lavori d’impianto il letame può essere somministrato al terreno, anche prima che sia be fermentato; ma nei lavori successivi, e indubbiamente per le colture in vaso, occorre che il letame abbia terminato la fermentazione e sia completamente smaltito; in una parola ci vuole letame vecchio. Si sa che il letame in questo stato è più povero d’azoto ma contiene molte sostanze già rese solubili; la materia organica per la massima parte è divenuta humus e quindi la sua azione è più immediata. Di più non vi è da temere il calore che si sviluppa nella fermentazione e che nel nostro caso può bruciare le radici delle piante. Avendo in campagna o anche in  città con un locale adatto, conviene fare la provvista del letame fresco, perché così si può costatare la buona qualità, e con le solite cure si custodisce, si manipola fino a che non sia nelle condizioni volute.

Non potendo o non convenendo far da sé queste provviste e lavorazioni, il che accade per i piccoli giardini e per le colture delle piante in casa, il letame vecchio si compra da un orticultore di fiducia. Oltre lo stallatico si possono adoperare altri concimi naturali come il pecorino, la pollina e la colombina, che sono gli escrementi tolti rispettivamente dall’ovile, dal pollaio e dalla colombaia. Sono tutti concimi molto ricchi dei principi materiali fertilizzanti; stimolano la vegetazione e perciò adatti più che altro alle colture erbacee per sviluppare sollecitamente una buona vegetazione; la colombina è più ricca della pollina. Per le piante da giardino occorre usare molta prudenza e moderazione nell’usare i suddetti concimi, essendo troppo energetici. Volendoli adoperare allo stato secco, consiglio di mescolarli bene e in piccole quantità nei terricci; meglio però è tenerli nell’acqua finché non siano macerati e poi usare quest’acqua aggiungendovene altra pura nelle proporzioni del 25% per colture in piena terra e del 50% per quelle in vaso. Il guano, invece, è una materia formata anticamente dagli escrementi e dagli avanzi di uccelli marini; ma benché sia concime molto ricco ed energetico, il suo prezzo è elevato e oggi, in commercio, è quasi del tutto sofisticato.

 Si deve adoperare sciolto in una quantità di acqua maggiore di quella occorrente per gli altri concimi. Un altro concime naturale è dato dalle deiezioni umane ed è chiamato bottino, cessino o pozzo nero. Di questo è generale l’uso negli orti e a suo luogo si vedrà se convenga ancora servirsene. Nei giardini è meno usato, oltre alla ripugnanza di molti giardinieri nell’usarlo, il cattivo odore è un ostacolo alla sua somministrazione alle piante. Si deve pensare che il modo col quale deve essere somministrato, diminuisce notevolmente l’azione del cattivo odore. Malgrado tutto ciò per molte colture anche da giardino si consiglia sempre il pozzo nero e salvo casi speciali questo si somministra alla dose del 100% vale a dire aggiungendo un ettolitro d’acqua ed un ettolitro di pozzo nero. Quando si tratta di materie tolte da latrine a sciacquo le materie stesse sono abbastanza diluite senza bisogno di aggiungervi altra acqua. Sappiamo che il pozzo nero è concime molto energetico e attivo, la cui azione però non è duratura. Giova, quindi, somministrarlo alle piante solo per ottenerne un pronto risveglio di vegetazione. Infatti, le piante in generale così concimate acquistano un colore verde più intenso e le piante erbacee raggiungono in poco tempo il massimo sviluppo.

Come buono ingrasso, per i prati specialmente, si può adoperare la cenere e la fuliggine, ricca la prima di potassa e di fosfati e la seconda di potassa e di azoto. Altre sostanze concimanti ricche d’azoto trovano largo uso nelle varie colture: fra quelle a decomposizione sollecita sono: il sangue fresco e secco, i panelli di semi oleosi e i semi di lupino dati interi dopo averli leggermente tostati per distruggerne la facoltà germinativa o somministrati ridotti in farina più o meno grossolana. Fra le materie a decomposizione lenta abbiamo: i cenci e i cascami di lana, i peli, le penne, la limatura di corna e i ciottoli. Tutte queste materie messe nel terreno costituiscono la concimazione naturale che si contrappone alla concimazione artificiale o chimica. I concimi chimici sono materiali che contengono in piccolo volume quantità notevoli degli elementi più importanti e necessari alla nutrizione delle piante. Si dividono in concimi azotati, fosfatici e potassici. Ai primi appartengono i fosfati di calce di varia origine, cioè: origine animale e vengono ricavati dalle ossa; origine minerale e sono dati dai fossili o da terre speciali; origine metallurgica e sono quelli contenuti nelle scorie prodotte nella preparazione dell’acciaio e che si trovano in commercio col nome di Scorie fosfatiche e Scorie Thomas. I fosfati animali e minerali trattati chimicamente si trasformano in perfosfati, chiamati anche superfosfati.

Per i concimi potassici si adopera il cloruro potassico. In agricoltura la concimazione chimica va anche in Italia di anno in anno sempre più diffondendosi e se ne hanno degli ottimi risultati. Come pure si hanno dei vantaggi indiscutibili in molte parti d’Europa ove si applica su larga scala la concimazione chimica nei orti, nei frutteti e nei giardini anche per le piante da vaso. Ma da noi pochi sono i coltivatori che usano sostanze chimiche per le piante da frutto e per gli ortaggi; pochissimi i giardinieri che se ne servono per le piante da ornamento. Volendo coltivare delle piante in vasi relativamente piccoli non è possibile farlo se non con l’aiuto delle concimazioni con sostanze chimiche. E nessuno metterà in dubbio il vantaggio di poter coltivare in vasi piccoli anche nei giardini, mentre diventa necessità il farlo per le piante delle terrazze e delle finestre ove lo spazio disponibile è sempre ristretto. Non è consigliabile l’uso dei concimi chimici allo stato secco e polverulento oltre che per le grandi colture, per le concimazioni nella preparazione dei terricci e per le piante adulte. Le sostanze chimiche somministrate sciolte nell’acqua danno un risultato più sicuro in special modo per le piante più delicate e per quelle allevate in vaso. La concimazione liquida ha il grandissimo vantaggio sulla concimazione solida di agire più prontamente, quasi in modo più immediato. Però come regola generale bisogna procedere nelle somministrazioni senza eccessi e a grado, a grado tanto più quando si agisce su piante un poco adulte non abituate a concimazioni. Nelle prime annaffiature  le dosi indicate nelle formule speciali saranno prudentemente sciolte in maggiore quantità d’acqua, che verrà diminuita nelle successive somministrazioni. In tempi umidi e piovosi si potranno aumentare le dosi del concime ed invece ridurle nei tempi asciutti e caldi. Si eviterà di concimare nelle ore del giorno specialmente se le piante sono isolate; le ore migliori sono quelle della sera. Se il terreno è molto arido dovrà essere un poco inumidito un paio d’ore avanti le concimazioni; queste saranno alternate con annaffiature di acqua pura. Nella concimazione chimica degli orti, dei pomari e dei giardini e in modo particolare in quella delle piante in vaso la parte difficile sta nel determinare bene le dosi delle varie materie, avendo riguardo alle diverse qualità di terreno o di terriccio, alla natura differente delle varie piante e allo stato vegetariano di queste.

Si trovano già in commercio delle miscele raccomandate caldamente dai loro inventori che spesso con nomi altisonanti danno a credere trattarsi di veri e propri ritrovati dei quali sia impossibile conoscerne il segreto! Alcune di queste miscele sono effettivamente buone, ma hanno sempre l’inconveniente della difficile applicazione circa le dosi per le diverse piante ed hanno di più il difetto di costare care. Volendo applicare questo genere di concimazione vale dunque meglio provvedersi le diverse sostanze o da consorzi agrari o da ditte rispettabili e farne le opportune miscele.  Nei libri e nei periodici agrari ed orticoli si trovano indicate le varie formule di queste miscele da applicarsi ai diversi casi di coltura. Anche di queste formule alcune sono già bene sperimentate e quindi sicure nel loro effetto; altre non danno risultati perfetti forse perché non bene appropriate alle condizioni locali. 

Come si rimuove e si bonifica dall’amianto in Italia

In Italia si stima che ci siano ancora 32.000 siti attivi che contengono amianto. La catalogazione è resa complicata dal fatto che ogni anno si scoprono nuovi siti, spesso rivelati dalle intemperie del tempo, e che purtroppo la bonifica dell’amianto, la sua rimozione e il suo smaltimento procedono a passi ancora lenti. Questo killer intanto continua a mietere vittime, che si stimano nell’ordine di 4000 ogni anno, perlopiù del tumore legato all’asbestosi profonda che si prende per inalazione dopo vari anni a stretto contatto con questa fibra tossica (il cosiddetto mesotelioma).

Qual è il processo di rimozione e bonifica dell’amianto

La rimozione dell’amianto passa prima dall’individuazione dei siti che lo contengono. Il compito di mappare il territorio italiano e individuare le zone dove vi sono depositi di amianto, spetta per legge alle regioni, che sono state chiamate dal legislatore (in particolare dalla L. 12 marzo 1992, n. 257 e dal DPR 8/8/1994) ha imporre il divieto generale di utilizzo e l’obbligo di effettuare una mappatura che consenta l’adozione di un piano regionale di protezione dell’ambiente in cui è compresa la decontaminazione dall’amianto e dai suoi derivati, lo smaltimento e la bonifica.

I soggetti chiamati allo smaltimento e alla bonifica dei siti che presentano amianto sono delle imprese iscritte in uno speciale albo, tra quelle che esercitano lo smaltimento dei rifiuti. Si tratta dunque di più passi attraverso il quale il procedimento di rimozione dell’amianto dal nostro territorio avviene.

In prima istanza (a parte la denuncia e la chiamata all’ASL competente che può fare qualsiasi cittadino), dunque le regioni procedono a mappare tutto il territorio regionale, individuando quei siti che contengono amianto. Successivamente, vengono coinvolte le autorità competenti come le agenzie regionali per la tutela dell’ambiente che agiscono insieme alle ASL per predisporre le misure necessarie per la salute dei cittadini. Le aziende iscritte all’albo speciale, come Elle Emme Lisetti, intervengono quindi per la rimozione, la bonifica e lo smaltimento (spesso procedendo, come nel caso delle coperture in eternit utilizzate in larga scala nei capannoni industriali e agricoli, a sostituire la copertura con tetti provvisti di impianti fotovoltaici).

Perché dobbiamo rimuovere e smaltire l’amianto

L’amianto è una fibra molto pericolosa che è stata usata ampiamente durante un periodo di grande espansione edilizia e industriale. Purtroppo la sua tossicità è stata dimostrata scientificamente, senza timore di smentita, solo nel 1981, quando gran parte del patrimonio edilizio e industriale italiano ne aveva fatto uso (esempio come Eternit, di cui esisteva il famigerato stabilimento di Casale Monferrato). Inoltre esso è stato utilizzato per la componentistica in delicati settori collegati allo sviluppo infrastrutturale del paese. Peggio ancora, nell’edilizia è stato utilizzato sia nelle abitazioni (palazzi appartenenti all’epoca del grande boom edilizio), sia nelle scuole, negli ospedali e in tutti gli edifici pubblici.

L’amianto ha delle proprietà uniche (poi ritrovate in surrogati non dannosi) di isolamento termico e acustico e se ne comprende l’utilizzo tanto come pannello per parete interna, quanto come parete esterna, nonché in tutte le condutture. Fin agli anni Ottanta era famoso per la sua resistenza al fuoco, al grande pubblico. Le malattie collegate all’amianto sono tante e quasi tutte coinvolgono il sistema respiratorio, conducendo anche alla morte, ancora a decenni di distanza dal bando totale.

Le case prefabbricate in legno di Domus Green

Case prefabbricate Domus Green

Le case prefabbricate in legno vengono realizzate grazie ad un nuovo sistema costruttivo, che viene utilizzato da molto tempo nei Paesi del Nord Europa. Qui in Italia non c’è molta informazioni al riguardo, è sono in molti a pensare che siano case poco resistenti ed esposti ad un grande numero di rischi. La casa prefabbricata in legno viene realizzata grazie ad un sistema di panelli modulari isolati, grazie ai quali riesce a fronteggiare inverni molto freddi. Il legno infatti, offre un ottimo isolamento termico e una grande tenuta d’aria, ma questo è solo uno dei pochissimi vantaggi di un’abitazione ecologica e a basso consumo.

Come si costruisce una casa in legno

A primo impatto un’abitazione in legno potrebbe sembrarci più fragile di un’abitazione realizzata in cemento, ma in realtà la casa in legno è molto sicura. Pensate, le case in legno proteggono dal rischio sismico, dal rumore, l’isolamento garantisce dei consumi minimi, è a basso impatto ambientale e richiede poca manutenzione nel corso degli anni. Domus-Green, è un’azienda che realizza case prefabbricate in legno ed utilizza il legno praticamente per realizzare ogni cosa, tra cui pareti esterni ed interne, tetto e solari; ovviamente la casa sarà poi ancorata al suolo su platea e fondazioni in cemento armato, quindi parliamo di case sicure e ben saldate al terreno. Per saperne di più consultate il sito ufficiale dell’azienda, all’indirizzo http://www.domus-green.com. Le case vengono realizzate dall’azienda, prendendo a modello quello nord europee che sono ormai realizzate con grande sapienza tecnica. I pannelli che vengono usati dai componenti del team esperto che vi assisterà, sono pannelli isolanti a rendimento elevato e quindi sono a prova di fuoco, umidità, muffe e marciume.

Tutti motivi per dire sì ad una casa prefabbricata in legno

Stiamo parlando di un tipo di casa che rispetta a tutti gli effetti i principi della bio-architettura, ovvero consuma poca energia, date le proprietà isolanti del legno. Ma il legno ha molte altre grandi proprietà, che sarà possibile sfruttare in queste belle e sicure abitazioni. Il legno, infatti, si presenta anche come un grande isolante, riuscendo ad assicurare un ottimo isolamento termico ed acustico, ed è proprio questo uno dei motivi per cui questa tipologia di abitazione è diffusa nei Paesi del Nord Europa e in tutte le località caratterizzate da un clima molto rigido. La vostra abitazione, conserverà al suo interno un clima ideale tutto l’anno, ossia caldo d’inverno e fresco d’estate. Per non incorrere nella formazione di muffe o per evitare l’umidità, il legno viene chiaramente sottoposto ad una serie di processi di essiccazione e l’applicazione di prodotti specifici. Il legno è anche un materiale molto leggero, ma questo non dovrebbe farvi preoccupare, al contrario il legno è resistente e le strutture portanti permettono un normale fissaggio a tenuta sulle pareti per tutti gli elementi d’arrendo che vorrete. Purtroppo è difficile sintetizzare tutte le grandi qualità del legno in poche righe, ma vi basterà cliccare sul sito e troverete tutte le informazioni utili sulla vostra futura casa prefabbricata in legno.

 

Quali sono le malattie dei polli?

Le principali malattie dei polli

Le malattie dei polli sono diverse e spesso gravissime. Possono colpire questi volatili, costituendo la piú pericolosa minaccia per gli allevamenti industriali. La peste, il colera ed il difterovaiolo aviari sono le 3 principali malattie dei polli, ma gravi sono anche la bronchite e l’encefalite infettive. Inoltre non vanno dimenticati i parassiti esterni, fra cui l’acaro rosso, ed i numerosi parassiti interni rappresentati da diverse specie di vermi.

Le principali malattie dei polli

Cominciamo dal difterovaiolo aviario, malattia epidemica di origine virale. In casi gravi, per fortuna non molto comuni, la malattia può avere un’elevata mortalità (40-70%). Assume più di frequente la forma difterica, che si localizza sulle mucose orale e faringea, nasale e congiuntivale. I soggetti colpiti espellono dalla bocca brandelli di membrane mucose infette, che inquinano l’ambiente diffondendo la malattia in tutto l’allevamento. La forma vaiolosa si insedia nelle zone prive di piume, come la cresta, i bargigli, la commissura del becco. Il difterovaiolo aviario può essere prevenuto con un vaccino specifico, di cui si mettono alcune gocce sulla faccia interna una coscia, previamente privata di penne e cruentata con bisturi. Nella sua forma lieve questa malattia dura 2 settimane; nella forma piú grave dura 2 mesi ed insorge di preferenza in autunno. Le forme vaiolose si curano con l’asportazione delle croste e con trattamento a base di tintura di iodio; le forme difteriche si curano con l’asportazione delle placche e con il trattamento a base di nitrato d’argento.

La bronchite infettiva è una malattia assai diffusa; dà scarsa mortalità, mentre incide fortemente sulla produzione delle uova. Ha un periodo di incubazione brevissimo (1-4 giorni), una rapidissima diffusione negli allevamenti ed una durata di circa 2 settimane. Colpisce sia i pulcini che gli adulti; nelle femmine si nota riduzione nella produzione di uova che sono deformi e poco fertili. La malattia pregressa dà immunità. Esiste un vaccino che viene somministrato soprattutto nelle pollastre prima dell’inizio della deposizione delle uova.

L’encefalite aviaria infettiva, identificata per la prima volta nel 1959, è attualmente molto diffusa nel nostro paese. A causa dei sintomi nervosi assai caratteristici è conosciuta anche con il nome di tremore epidermico. Sono particolarmente colpiti i pulcini nel primo mese di vita e sino all’età di 10 settimane. I soggetti colpiti, che manifestano incapacità a reggersi sulle zampe, muoiono in pochi giorni e la mortalità varia dal 10 al 60%. La malattia può diffondersi anche negli adulti ma senza manifestazione dei sintomi caratteristici; solo nelle giovani galline colpite si ha un rallentamento nella deposizione, durante il quale le uova sono infette. Dopo di che subentra una valida immunità. La malattia è curabile ed è anche prevenibile con la somministrazione di vaccino. La vaccinazione deve essere fatta però sistematicamente se si vuol essere sicuri di arrestare la diffusione della malattia che avviene attraverso le uova deposte nel breve periodo della sua attività. L’agglomeramento di polli in locali ristretti favorisce lo sviluppo dei parassiti che non è facile combattere e contro ai quali si deve far ricorso ai presidi dei nuovi prodotti chemioterapici.

Contro l’acaro rosso, parassita notturno dei polli, e contro l’acaro delle penne, parassita diurno, occorre innanzi tutto predisporre una perfetta pulizia dei locali e sterilizzazione delle lettiere e dei posatoi ottenuta di solito con malathion, usato anche contro gli altri ectoparassiti dei polli, quali i pidocchi e le zecche. Contro la rogna delle zampe si ricorre a pennellature con soluzione oleosa di lindano all’1%. La pollicoltura industriale deve guardarsi anche dalle infestazioni di vermi, che possono insediarsi nella trachea (Singamus trachealis) in soggetti giovani, conducendoli anche a morte. Il trattamento in questi casi si fa con l’introduzione in laringe di farmaci appropriati.

Per i vermi del canale digerente (Ascaridia galli, del primo tratto dell’intestino; Heterakis gallinae, del cieco; Capillaria, del tenue; Taenia) valgono le norme di igiene: disinfezione della lettiera permanente, assenza di ristagni d’acqua attorno agli abbeveratoi, accorgimenti volti ad evitare il permanere delle feci in ambienti umidi o in acqua, ove le uova dei vermi, emesse con le feci, conservano la loro vitalità, ecc. La cura dei volatili ammalati è possibile con la somministrazione di farmaci opportuni.

Le caratteristiche di una valle

Le caratteristiche di una valle

La valle è una depressione oroaltimetrica della superficie terrestre, che si allunga tra due pendii opposti (fianchi o versanti o pareti) con pendenza di fondo o pendenze diverse, in una direzione e perciò con uno sbocco inferiore (rispetto alla testata della valle stessa), al quale discendono e dal quale fuoriescono le acque defluenti dalla testata e dai versanti della valle stessa e raccolte da un corso collettore di fondovalle.

A seconda della direzione della linea di fondo, e ciò in relazione alla diversa morfologia del rilievo (catena, massiccio, ecc.) cui esse appartengono, le valli si distinguono in: longitudinali se parallele all’asse della catena principale del rilievo di cui esse fanno parte; trasversali se con andamento normale rispetto all’asse del rilievo cui esse s’attestano. Ma si possono distinguere ancora valli radiali in un gruppo montuoso che non formi catena bensì un massiccio, come, ad esempio, quelle irradiantesi dal nodo del San Gottardo; nonché valli convergenti ad una depressione — bacino, conca — che ne costituisca lo sbocco comune nell’ambito di una corona di monti. Rispetto alla loro origine si distinguono fondamentalmente in valli tettoniche e d’erosione, d’accumulazione e carsiche.

Le prime, a seguito di movimenti della crosta terrestre, si sono formate nelle depressioni di pieghe originarie (sinclinali) e come tali o sono valli di corrugamento, tutte longitudinali — quali, ad esempio, diverse valli del Giura svizzero (differenti dalle valli anticlinali qui chiamate combe) — o di sollevamento, perché originatesi fra due sistemi montuosi (come la Val Padana), o corrispondono a depressioni (fosse) da frattura, faglia e sprofondamento, delle quali tipici esempi sono l’el Ghor, la fossa dei laghi Galla e dell’Auasc (in Africa Orientale).

Altre tipologie di valli

Le valli d’erosione corrispondono a depressioni dovute esclusivamente all’azione di agenti apgeni, principalmente all’erosione del suolo da parte di un corso d’acqua (valli fluviali dalla caratteristica sezione trasversale a V) o dovute all’esarazione operata da un ghiacciaio (valli glaciali, dalla caratteristica forma a truogolo, cioè con profilo ad U della sezione trasversale). In relazione alla struttura stratigrafica, uniforme o meno, ed alla maggiore o minore compattezza dei materiali stratificati, le valli fluviali possono essere normali e queste vanno soggette ad allargamento uniformemente progressivo sui fianchi, insieme all’ulteriore ma più lento approfondimento del thalweg sul fondo alluvionale, con formazione di terrazzi; queste valli, in definitiva, tendono così ad assumere un profilo longitudinale d’equilibrio corrispondente all’appiattimento di quello trasversale e al raggiungimento della fase di maturità del corso d’acqua operante come fattore erosivo; oppure sono valli dissimmetriche, cioè con pareti di diversa inclinazione, e si chiamano gole, forre, strette, chiuse, quelle delimitate da pareti ravvicinate pressoché verticali, le quali sono spesso caratterizzate dal risalto di cornici, corrispondenti a stratificazioni più resistenti all’erosione, mentre sotto di esse spesso si presentano caverne entro i materiali più teneri.

All’erosione glaciale va attribuita l’origine di valle sospese sul fondo della valle principale, cui ciascuna di esse s’affaccia dall’orlo di un gradino le cui pareti corrispondono a spalle orografiche dell’antica valle d’erosione, sovraerose (dalla massa glaciale) com’è nel caso di varie valli del bacino del Reno, dell’Adige, ecc. Le valli d’accumulazione corrispondono a depressioni tra formazioni d’accumulo eolico (valle di duna), glaciale (valle di morena come quelle che separano i cordoni negli anfiteatri morenici che delimitano a S le conche dei laghi prealpini, in particolare del Garda), oppure eruttivo (valli vulcaniche). Le valli carsiche sono quelle scavate da un corso d’acqua in rocce calcaree ed esse sono spesso valli disseccate, cioè con fondo tormentato da doline e pozzi, sottoescavato (caverne), che assorbono l’acqua piovana, o valli cieche, nelle quali il collettore delle acque di superficie scompare alla base delle formazioni calcaree incombenti sulle quote inferiori della depressione, inghiottito da una caverna e continua il suo percorso nel sottosuolo: tipici esempi sono il Timavo, inghiottito dalla voragine di San Canziano, e la Piuca che, dopo il percorso sotterraneo da Postumia (Carso), esce dalla grotta di Kleinhausel ed insieme con altre sorgenti forma l’Unza, la quale a sua volta, dopo essersi inabissata in altre grotte, ritorna in superficie alimentando la Lubiana. Dalla caduta (per erosione, ecc.) dei diaframmi di separazione fra depressione d’origine carsica aperte in superficie (doline) deriva la formazione di uva te e da queste si passa alle polje (della Serbia per citare un tipico esempio), valli’ appunto carsiche, lunghe decine di chilometri.