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Cosa fanno le mamme a tempo pieno

Nonostante i tempi siano mutati, esistono ancora le mamme a tempo pieno, quelle che cioè dedicano tutta la loro giornata alla cura dei figli e della casa. A volte si tratta di scelte obbligatorie, altre volte ci sono donne che rinunciano alla carriera pur di prendersi cura della prole, impartendo l’educazione necessaria per farla crescere in modo adeguato. Che il mestiere di mamma sia tra i più difficili del mondo, lo dicono i frequenti sondaggi d’opinione, ma anche la messe di pubblicazioni e di blog di settore che aiutano le giovani donne a fare “il mestiere” più bello e complicato del mondo (vedi ad esempio la sezione dedicata alle mamme http://www.ecomesifa.it/category/mamma/). Fino agli anni ’70 e anche ’80, in Italia, c’erano molte mamme full-time. Erano la maggior parte a dire il vero. Un po’ per la cultura retrograda, un po’ per il fatto che non erano ancora cresciuto il numero di lauree e titoli di studio avanzati per le donne. Con il passare del tempo però il gap è diminuito e oggi – crisi a parte che colpisce soprattutto le giovani mamme – la maggior parte delle mamme ha un lavoro fuori e si affida alla scuola (o all’asilo) e soprattutto ai nonni per tenere i bambini.

Il lavoro in casa con i figli è considerato il più difficile. Innanzitutto è molto faticoso: le mamme che tengono i figli tutto il giorno arrivano alla sera stanche fisicamente e mentalmente. Inoltre all’ora di cena, o poco prima, quando rientrano i mariti, spesso devono far trovare la cena pronta, un marito è insomma come un figlio. Le incombenze domestiche sono importantissime: nessun dottore oggi mette in dubbio che l’igiene della casa, l’ambiente sano e pulito, contribuisce a tenere lontane le malattie, facendo crescere al meglio i bambini. Una donna che lava, pulisce, stira, spolvera, mette in ordine, oltre a svolgere una mole di lavoro eccezionale, garantisce un futuro migliore a chi abita con lei. È vero che – praticamente in ogni decennio – le novità tecnologiche aiutano i lavori in casa, ma la manualità è rilevante e gioca ancora un ruolo determinante. Un altro aspetto è quello della preparazione dei pasti. Normalmente una mamma dedica la prima parte della mattina a preparare i figli per la scuola: ciò comporta far trovare loro abiti puliti e stirati e la colazione pronta, dopo averli fatti lavare e preparare a dovere. Quando tutti sono andati via in genere si dedica a pulire le camere e il soggiorno, sparecchiare la tavola e lavare i piatti, eliminando sporco e polvere da suppellettili e arredi. Quando stanno per rientrare i figli prepara il pranzo e pulisce, assicurandosi che sia tutto a posto. La cucina è sempre il centro focale della casa.

Nei tempi passati le giovani mamme imparavano quasi tutto dalle loro mamme. La società italiana è sempre stata inclinata a dare alle donne il primato della casa, soprattutto negli ultimi due secoli. Ciò significava una condizione di relega, sicuramente, ma anche un dominio incontrastato su tutte le faccende. Nelle nuove famiglie questo ruolo è accentuato dagli orari poco flessibili e dal fatto che il lavoro occupa quasi tutta la giornata. Fare la mamma a tempo pieno non è affatto semplice e non bisogna mai dimenticarlo.

Attività extrascolastiche: quali scegliere?

le attività extrascolastiche per i bambini

E quest’anno che cosa gli faccio fare? Le attività extrascolastiche per i bambini sono davvero numerose, ma non sempre è facile scegliere. Ecco allora come orientarsi con l’aiuto di Patrizia Frongia, psicoterapeuta milanese.

  • 3-6 ANNI: la premessa è che, a quest’età, qualunque attività è vissuta come un gioco. I bambini sono ancora piccoli e non ha alcun senso pretendere che raggiungano chissà quali obietti-vi. Se l’idea è quella di iscriverlo a un’attività sportiva, è consigliabile un corso di psicomotricità. Si tratta di una “ginnastica” che può essere estremamente utile per sviluppare l’aspetto motorio e aiutare nella coordinazione. Gli esercizi sono semplici e solitamente molto graditi ai bambini. Anche il nuoto è sicuramente uno sport indicato. Ci sono corsi per tutte le età, quindi adatti anche ai bimbi della scuola dell’infanzia. Un’ottima idea potrebbe essere anche quella di iscrivere il proprio bambino a un corso di musica. Anche in questo caso, la pretesa non è quella di trasformare i bambini in musicisti in erba, ma semplicemente di educarli all’ascolto, con tutti i vantaggi del caso. È ormai provato, infatti, che l’ascolto della musica predispone alla logica e alla matematica. Divertenti e consigliabili sono infine i corsi artistici di manipolazione di vari materiali.
  • 6-10 ANNI: in questa fase è fondamentale seguire nei limiti del possibile i gusti del bambino, senza imporre la propria scelta. Non ha senso forzare un bambino timido e riservato a iscriversi a uno sport di gruppo che non Io appassiona per nulla e, anzi, lo potrebbe mettere solo a disagio. Per quanto riguarda la musica, invece, a quest’età si può tranquillamente iniziare a studiare uno strumento, ma, ancora una volta, solo se il bambino mostra interesse. Importantissimo poi è non esagerare con gli impegni pomeridiani. I bambini non devono vivere le attività extrascolastiche come una sorta di agenda piena di impegni. Hanno tutta la vita davanti per… stressarsi!
  • 10-13 ANNI: a quest’età ancora di più andranno assecondati i gusti dei ragazzi, altrimenti il rischio è che accampino un sacco di scuse per mollare immediatamente il colpo. Se il bambino è particolarmente appassionato a una attività (sportiva, musicale, artistica,…) va presa in considerazione la possibilità che si trasformi in agonismo o in un impegno più serio. È bene però non eccedere con gli impegni e lasciare ai ragazzi momenti liberi per permettere loro di incontrarsi con gli amici, fare i compiti insieme e annoiarsi quanto basta per trovare soluzioni creative ai momenti non “occupati”.

SE AMA O ODIA LA MATEMATICA, DIPENDE DALLA MAMMA

Lo affermano dei ricercatori olandesi in uno studio pubblicato su European Journal of Endocrinology. la passione per la matematica dipenderebbe dalla quantità di un ormone, la tiroxina, nel sangue materno durante la gravidanza. Se la futura madre ne ha livelli normali, il figlio sarà bravo, se invece l’ormone scarseggia, odierà calcoli e problemi.
Lo zainetto? Meglio il trolley Il carico massimo trasporta-bile dai bambini in età scolare non dovrebbe superare il 15-20% del peso corporeo. Peccato però che la maggior parte degli studenti traspor-ti un carico del 22%-30% del proprio peso. Quindi, meglio passare al trolley.

Com’è fatta la coppetta mestruale?

Com'è fatta una coppetta mestruale

Più di undicimila assorbenti per circa 450 cicli mestruali nella vita di ogni donna. Il quotidiano accrescersi di questa montagna di rifiuti dà i brividi ma è considerato un male necessario e inevitabile per le donne che non trovano congeniale soluzione degli assorbenti lavabili, che comportano l’aggiunta di quale lavatrice in più ai ritmi spesso serrati della vita quotidiana.

L’ideale sarebbe una soluzione che metta d’accordo ecologia, praticità e comfort di utilizzo, che contribuisca al benessere della donna quanto a quello dell’ambiente. Pura utopia? Sembra proprio di no, anche se sono ancora relativamente poche le donne che conoscono la principale delle alternative ai tradizionali tamponi e assorbenti: la coppetta mestruale. Si tratta di un dispositivo interno di raccolta del flusso mestruale, con la particolare caratteristica, rispetto ai tamponi, di essere riutilizzabile. Una coppetta di buona qualità può, infatti, durare ben dieci anni, se si seguono scrupolosamente le norme di corretta manutenzione: un bel risparmio per il portafogli e tanti rifiuti in meno dispersi nell’ambiente. Immaginiamo che, tra chi legge, ci sarà chi sta già storcendo il naso al pensiero di uno strumento di raccolta del mestruo non monouso: le perplessità principali riguardano senza dubbio l’igiene. Usare per anni la medesima coppetta non favorisce un’esponenziale proliferazione dei batteri? E davvero uno strumento sicuro? Ma, in fin dei conti, si tratta di qualcosa di comodo per l’utilizzatrice, oppure di un penoso sacrificio che alcune sono disposte a sobbarcarsi in nome della propria coscienza ecologica? Per avere la risposta a queste domande, armatevi di pazienza e seguiteci in questo breve excursus alla scoperta di una novità che, come vedremo, non è poi così nuova.

Come è fatta una coppetta mestruale?

Ha la forma di un piccolo imbuto lungo circa 4-5 cm ed è realizzata in silicone o TPE (elastomero termoplastico), ambedue materiali anallergici. e medicali. All’estremità della coppetta, nella maggior parte dei modelli, è. collocato un piccolo gambo che può costituire un ausilio per individuare più facilmente la coppetta prima dell’estrazione. Il gambo può essere accorciato o eliminato del tutto per adattare la coppetta alla conformazione dell’utilizzatrice, dal momento che la sua presenza non è essenziale. Intorno al bordo superiore dell’imbutino, dalla parte dell’apertura, vi sono dei piccoli fori, la cui funzione, come vedremo, è importantissima. La coppetta si inserisce in vagina dopo averla ripiegata su se stessa per ridurne il diametro. Non è necessario spingerla particolarmente in alto, verso la cervice uterina: in generale si posiziona, infatti, più in basso rispetto ai comuni assorbenti interni. Una volta introdotta in vagina, la coppetta si apre riprendendo la sua forma e lasciando uscire l’aria attraverso i buchi collocati vicino al bordo, generando un effetto sottovuoto che contribuisce a mantenere la coppa in posizione. Per estrarla, non si deve tirare il gambo, ma spingere delicatamente con i muscoli pelvici per farla scendere, schiacciarne la base con le dita per eliminare l’effetto ventosa, e sfilarla (informazioni più dettagliate sono fornite dalle varie aziende produttrici). I modi in cui la coppetta può essere piegata per l’introduzione sono svariati: alcuni sono davvero fantasiosi e quasi “artistici”. Tutto sommato, però, la stragrande maggioranza delle donne si trova benissimo con i due metodi principali:

la piegatura a “C” — che consiste semplicemente nel piegare longitudinalmente la coppa a metà

— e quella “a tulipano” o “push-down”, nella quale si ripiega un angolo della coppa verso l’interno.

I benefici delle vacanze sul sistema nervoso

i benefici delle vacanze

Quando si soffre di particolari patologie, l’indicazione che ricorre maggiormente e che periodicamente si pone per tutti è quella del soggiorno in località climatica al fine di recuperare le energie psicofisiche esaurite dopo un anno di lavoro. Esaurimento tanto più pronunciato per i soggetti che vivono in grossi centri industriali, ove l’aria è inquinata, i rumori e tutti i fattori stressanti più intensi. Questa forma attenuata di climatoterapia è detta villeggiatura, un tempo privilegio di minoranze, oggi fenomeno di massa.

Nella scelta della località di villeggiatura il consiglio del medico, anche se non necessario, è sempre utile. La conoscenza della costituzione del soggetto, della sua predisposizione a determinate malattie e della presenza di stati fisiopatologici permetterà al climatologo di suggerire la località piú adatta. La villeggiatura ha innanzitutto scopo profilattico: è l’effetto generale con miglioramento dello stato di nutrizione e sanguinificazione, del tono muscolare e dell’equilibrio psichico, a porre il soggetto nelle condizioni di affrontare un nuovo anno di lavoro. In condizioni patologiche al clima è invece richiesto anche un effetto terapeutico, per cui diviene un mezzo impiegato per superare lo stato di malattia. La climatoterapia da sola non può giungere a tale risultato, va pertanto preceduta ed associata ad altri sussidi terapeutici: farmaci, chirurgia, fisioterapia, di cui completa l’azione nel periodo di convalescenza. Riteniamo utile precisare le indicazioni della climatoterapia prendendo in esame la patologia dei diversi sistemi ed apparati.

I benefici delle vacanze sul sistema nervoso

Per le malattie del sistema nervoso non esiste specifica indicazione alla climatoterapia, la quale risulta sempre utile per l’effetto generale e per la stimolazione del sistema neurovegetativo. I soggetti eretistici ed esauriti devono scegliere climi in cui prevale l’azione sedativa, preferibilmente: bassa quota, pianura, lago e località marine solo se riparate dal vento.

I benefici per l’apparato respiratorio

Qui la climatoterapia trova ampia indicazione, in particolare nella tubercolosi polmonare, nell’asma bronchiale e nelle infiammazioni croniche aspecifiche delle vie respiratorie. Per la tubercolosi basti ricordare che sino ad alcuni decenni fa, prima dell’avvento degli antibiotici e dei chemio-terapici, la terapia della tubercolosi polmonare poggiava sulla cura sanatoriale. Il sanatorio, ospedale in località climatica, era costruito in maniera che i pazienti potessero trarre giovamento dai diversi metodi di climatoterapia (cura di riposo, bagno d’aria, elioterapia). Nelle forme tubercolari in fase evolutiva è indicato il clima lacustre e di bassa quota; nelle forme pleuriche, osteoarticolari e linfo-ghiandolari il clima marino. Nell’asma bronchiale la climatoterapia può dare immediati e sensibili vantaggi, allontanando il malato da ambiente piú o meno inquinato, in cui può essere presente l’allergene scatenante l’accesso asmatico, e modificando, inoltre, sensibilmente le condizioni psicosomatiche del soggetto. I climi piú indicati sono il marino e quello di montagna. Nelle affezioni croniche delle vie respiratorie (tracheobronchiti croniche, bronchiectasie) i risultati della climatoterapia sono riportabili al venire meno di stimoli irritativi (polvere, umidità) presenti nell’aria dell’ambiente abituale. Nel clima marino, il piú indicato per questi pazienti, si aggiunge l’effetto dell’areosol marino: l’infrangersi delle onde sulle rocce ed il vento disperdono nell’aria particelle di acqua marina che inalate hanno effetto antinfiammatorio.

Passeggini leggeri e mamme: legame indissolubile

scegliere passeggini leggeri reclinabili

Inevitabile che l’arrivo del neonato obblighi la mamma e il papà a cambiare un po’ la loro vita quotidiana e a fare spazio in casa per il nuovo arrivato: tra le varie cose che cambieranno in casa, non potranno mancare tutte quelle comodità e quelle agevolazioni per rendere a tutti e tre migliore la vita. Vediamo un po’ cosa non può mancare assolutamente ai neogenitori per scorrazzare il pupo in sicurezza.

Passeggini leggeri: la gioia di muoversi in città

Non appena si ha la bella notizia, i futuri genitori si mettono subito all’opera per trasformare la casa dove abitano in un perfetto ambiente adatto a ospitare il nuovo arrivato. La futura mamma sente già su di sé la responsabilità di genitore e non può che voler offrire il meglio al neonato, quindi oltre a rendere confortevole e a prova di bimbo la casa, creerà per il bebè un ambiente intimo in cui sarà possibile dare la poppata, giocare e crescere in piena sicurezza. La stessa sicurezza che i genitori cercano in qualsiasi gioco o accessorio venga a contatto col bambino, come un passeggino. Fortuna vuole che la tecnologia abbia giocato in favore anche dei passeggini e li abbia resi super pratici e leggeri, due qualità che tutti i genitori ricercano per avere semplificata la vita.

E queste sono anche due delle qualità che presentano i passeggini leggeri: ormai sono quasi del tutto aborriti i passeggini troppo pesanti, pieni di accessori quali teli e cappottina, che servono a proteggere il bimbo dal freddo e dal vento dato che esistono passeggini di fattura migliore che, pur contando tutti questi stessi accessori, presentano caratteristiche molto diverse. Infatti, le mamme di oggi preferiscono alleggerirsi di qualche peso e propendono per una struttura più leggera e maneggevole del passeggino sia d’estate che d’inverno: i passeggini leggeri sono prodotti in modo da permettere una passeggiata tranquilla anche sulle strade più difficili da percorrere, per intenderci quelle che presentano buche e marciapiedi rotti ovunque, così come quelle in cui le auto parcheggiate non permettono di passare con facilità tra uno spazio e l’altro.

Una mamma per affrontare e superare gli ostacoli che si interpongono sul suo cammino non ha altra scelta che affidarsi alla tecnologia dei nuovi passeggini leggeri in cui il peso e le dimensioni fanno la differenza così anche i colori e la marca stessa, dato che alcune sono degli evergreen da sempre simbolo di qualità ed efficienza, mentre i modelli più moderni e recenti strizzano l’occhio al design dalle forme all’avanguardia ed ergonomiche.

Le quattro caratteristiche dei passeggini leggeri

Quando si nominano i passeggini leggeri si pensa sempre che si stia scherzando, perché un passeggino con la sua mole e i vari accessori di cui inevitabilmente lo si dota, non può essere davvero leggero, semmai meno pesante del solito. Invece, le caratteristiche dalle quali non può prescindere un passeggino leggero rispetto a un altro normale sono:

  • la leggerezza, in quanto questi passeggini non superano i 15 kg di peso,
  • le dimensioni, ridotte al minimo perché il passeggino non deve essere ingombrante e deve poter entrare nel vano bagagli di qualsiasi tipo di autovettura,
  • telaio, che dev’essere interamente lavabile magari in lavatrice comodamente,
  • chiusura, che deve essere imprescindibilmente a ombrello in quanto è l’unico tipo di chiusura che sia veloce e facile da usare oltre che pratica e intuitiva.

Naturalmente proprio queste sue qualità spingeranno a sfruttare con il passeggino anche diversi accessori con cui è possibile arricchire il passeggino, come la pagodina e la borsa portaoggetti. Si cercherà quindi, di sfruttare al massimo le qualità del passeggino oltre al prodotto stesso, la cui maneggevolezza e praticità lo renderà unico agli occhi di ogni neomamma. Da notare, però, che la maggior parte dei passeggini leggeri non presentano la possibilità di reclinare lo schienale, per questo si consigliano per bambini al di sopra di un anno di età, ovvero quando non è necessario addormentarlo nel passeggino stesso. Non manca, tuttavia, anche on line la possibilità di scegliere passeggini leggeri reclinabili che si possono utilizzare anche per bambini appena nati.

Nella scelta di un passeggino, quindi, occhio alla qualità dei materiali, alla robustezza della struttura, al design, alla tecnologia, al sistema di sicurezza che offre, alla robustezza dello schienale e della seduta, al sistema di apertura e chiusura che dev’essere a ombrello: in questo modo si sarà scelto il passeggino perfetto per effettuare viaggi e vacanze in auto e per riporlo nel bagagliaio senza problemi di dimensioni.

Come preparare gli esami?

Come preparare gli esami?

Ecco alcuni consigli per la preparazione degli esami. Studiare bene è molto di più che leggere il testo su cui dobbiamo preparare l’esame. Diciamo subito che cosa non bisogna fare ; scorrere il testo senza prestarvi attenzione; all’opposto, non bisogna neppure imparare a memoria il resto completo ripieno (quello che dobbiamo talvolta imparare alla lettera sono soltanto alcuni nomi e alcune formule). E’ invece opportuno tutto studiare: avendo un rapporto attivo e non passivo con il testo; facendo disegni, schemi, diagrammi riassuntivi; cercando di riformulare il contenuto sorto forma di domande e di risposte a tali domande. Nello studio di mi di un testo, come ricorda De Beni, entrano in gioco processi complessi di comprensione di comprensione che guidano a enucleare le idee principali, a memorizzarle e a utilizzarle per impalare le pani del regio.

Quando lo studente inizia a leggere un testo, egli applica alcune strategie inconsapevoli elle permettono un rapido riconoscimento delle parole. Accanto a queste strategie automatiche di decodifica, il lettore più esperto ne possiede altre, consapevoli, gli permettono di leggere e capire nonchè di far fronte a differenti compiti e richieste. Queste strategie possono essere: scorrere velocemente il testo; rileggere: tornare a passi precedermi: saltare a passi seguenti;  individuare particolari importanti; leggere analiticamente; parafrasate. Queste operazioni servono fondamentalmente per una buona comprensione e codifica delle informazioni. Sono poi cruciali le strategie per ricordare.

Memorizzare un testo step by step

Qual é il modo migliore di memorizzare un testo, qual’è il piano di studio che si è dimostrarto più efficace? Uno dei più efficaci piatti di studio é chiamato metodo PQ4R. La sigla PQ4R è un acronimo (cioè un nome costituito dalle iniziali di una sequenza di operazioni che sintetizza le operazioni che lo rendente deve applicare nella memorizzazione di un testo.

Tali operazioni sono le seguenti.

  1. Preview: cioè scorrere in modo preliminare i vari capitoli del reo per determinare i principali argomenti trattati. individuare le sezioni di cui sono composti, esaminando le eventuali figure e grafici. Le seguenti fasi vanno applicate, nell’ordine qui indicato, a ogni sezione individuata nella fase di lettura preliminare.
  2. Questions: porsi delle domande relative al contenuto di ogni sezione; spesso è possibile fare ciò trasformando i titoli dei paragrafi in altrettante domande.
  3. Read: leggere lo sezione attentamente cercando di rispondere alle domande formulate.
  4. Reflect: riflettere su quanto si sta leggendo, capirne il significato, cercare degli esempi, mettere in relazione quanto di nuovo è contenuto nel testo con le conoscenze già possedute in precedenza.
  5. Recite: alla fine di una sezione cercate di ricordare le informazioni in essa contenute e rispondere alle domande formulate, ripetendo quanto si è letto senza guardare il testo; se si ripete scorrendo le pagine, ci si ritrova in condizione diversa da quella dell’esame; se non si ricorda a sufficienza, riprendere il testo e ripetere le fasi 2/3/4 volte per le parti in cui si sono incontrate difficoltà.
  6. Review: alla fine di ogni capitolo del testo ripensarlo nel suo insieme e ricordarne i principali concetti espressi.