Wednesday, 20/9/2017 | 11:13 UTC+2
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Che cos’è la terapia del movimento

Il termine cinesiterapia etimologicamente deriva dal creco: cinesis che significa movimento e terapia che vuol dire cura.

Secondo la prima definizione, data da Georgii nel 1847, la cinesiterapia comprende tutte le metodiche che utilizzano il movimento a scopo terapeutico. Ginnastica medica e ginnastica correttiva, rieducazione motoria sono sinonimi della cinesiterapia e termini da bandire in quanto creano solo confusione. D’altra parte la traduzione letterale del termine, presa dal Georgii per definire la cinesiterapia, è inadeguata a comprendere tutte le moderne tecniche di cinesiterapia, che si avvalgono anche del non movimento (riposo, rilascia-mento, esercizi statici). Piú completa è la classificazione proposta da Pizzetti e Caruso: « per cinesiterapia si deve intendere l’insieme delle forme di attivazione muscolare e degli esercizi articolari semplici e complessi diretti ad un fine terapeutico, che abbiano cioè per scopo il miglioramento dell’aspetto posturale e dinamico del corpo umano ». Alla cinesiterapia intesa in questo piú lato senso si può anche riportare la massoterapia e la chiroterapia.

Le pratiche cinesiterapiche

La cinesiterapia è classicamente distinta in due gruppi: passiva ed attiva. La cinesiterapia passiva persegue il suo scopo terapeutico utilizzando esclusivamente forze esterne, l’attiva invece richiedendo un’attiva contrazione muscolare al paziente. Col perfezionarsi della metodologia la cinesiterapia passiva ha perso progressivamente di importanza rispetto all’attiva, dato che indiscriminata od anche solo non ben graduata applicazione di forza esterna può riuscire piú di danno che di vantaggio. Permane indicazione a cinesiterapia passiva in caso di rigidità articolare, conseguente a fatti paralitici od a retrazione dei tessuti periarticolari.

La cinesiterapia passiva

La cinesiterapia passiva si attua ricorrendo a tre forme applicative: allineamento posturale, mobilizzazione progressiva lenta e mobilizzazione rapida.

— Allineamento posturale – L’allineamento posturale ha lo scopo di mantenere in atteggiamento corretto segmenti corporei o l’intero corpo.
Malattie paralizzanti (emiplegie, poliomielite, ecc.) o deformanti (artrosi), portano con facilità ad atteggiamenti viziati degli arti e del tronco che, nel tempo complicandosi con retrazioni capsulolegamentose e capsulari, provocano deformità e rigidità articolari irreversibili. L’intervento di allineamento posturale ha lo scopo di correggere, o meglio prevenire, questi gravi danni anatomici e, per raggiungere lo scopo, deve essere praticato tempestivamente. Si attua ricorrendo a gessi, tutori in metallo, in cuoio od in materiale plastico, tutti adattabili ai diversi segmenti corporei. L’indicazione e la prescrizione di tali sussidi è compito di specialista ortopedico. Il medico pratico e gli stessi familiari del paziente pos-sono e devono però intervenire già nella fase di acuzie della malattia, assicurando atteggiamento corretto del paziente a letto. Si abbia presente che il corretto allineamento del corpo richiede decubito in letto rigido e, in pazienti senza difficoltà respiratorie, soppressione dei cuscini. Gli arti inferiori paretici tendono a ruotare verso l’esterno ed a flettersi sull’anca, sotto il peso delle lenzuola, men-tre contemporaneamente il piede per il proprio peso cade in flessione plantare. Di qui l’opportunità di tenere sollevate le lenzuola con archetti metallici od in legno, ed evi-tare la rotazione esterna e la flessione servendosi di cuscini o di sacchetti ripieni di sabbia.

Mobilizzazione progressiva lenta – La tecnica riservata al trattamento di rigidità articolari sostenute da gravi aderenze cicatriziali o retrazioni capsulolegamentose. Si attua applicando una trazione continua o discontinua per lungo tempo. Ciò è possibile ricorrendo a mezzi semplici, quali pesi e molle, o complessi quali l’applica-zione di fili transospgi.

Mobilizzazione rapida – A questa tecnica si ricorre per risolvere atteggiamenti viziati e rigidità, se non immediatamente, almeno in un tempo notevolmente inferiore a quello richiesto nella mobilizzazione progressiva lenta.

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