Friday, 15/12/2017 | 10:21 UTC+1
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Com’è fatta la coppetta mestruale?

Com'è fatta una coppetta mestruale

Più di undicimila assorbenti per circa 450 cicli mestruali nella vita di ogni donna. Il quotidiano accrescersi di questa montagna di rifiuti dà i brividi ma è considerato un male necessario e inevitabile per le donne che non trovano congeniale soluzione degli assorbenti lavabili, che comportano l’aggiunta di quale lavatrice in più ai ritmi spesso serrati della vita quotidiana.

L’ideale sarebbe una soluzione che metta d’accordo ecologia, praticità e comfort di utilizzo, che contribuisca al benessere della donna quanto a quello dell’ambiente. Pura utopia? Sembra proprio di no, anche se sono ancora relativamente poche le donne che conoscono la principale delle alternative ai tradizionali tamponi e assorbenti: la coppetta mestruale. Si tratta di un dispositivo interno di raccolta del flusso mestruale, con la particolare caratteristica, rispetto ai tamponi, di essere riutilizzabile. Una coppetta di buona qualità può, infatti, durare ben dieci anni, se si seguono scrupolosamente le norme di corretta manutenzione: un bel risparmio per il portafogli e tanti rifiuti in meno dispersi nell’ambiente. Immaginiamo che, tra chi legge, ci sarà chi sta già storcendo il naso al pensiero di uno strumento di raccolta del mestruo non monouso: le perplessità principali riguardano senza dubbio l’igiene. Usare per anni la medesima coppetta non favorisce un’esponenziale proliferazione dei batteri? E davvero uno strumento sicuro? Ma, in fin dei conti, si tratta di qualcosa di comodo per l’utilizzatrice, oppure di un penoso sacrificio che alcune sono disposte a sobbarcarsi in nome della propria coscienza ecologica? Per avere la risposta a queste domande, armatevi di pazienza e seguiteci in questo breve excursus alla scoperta di una novità che, come vedremo, non è poi così nuova.

Come è fatta una coppetta mestruale?

Ha la forma di un piccolo imbuto lungo circa 4-5 cm ed è realizzata in silicone o TPE (elastomero termoplastico), ambedue materiali anallergici. e medicali. All’estremità della coppetta, nella maggior parte dei modelli, è. collocato un piccolo gambo che può costituire un ausilio per individuare più facilmente la coppetta prima dell’estrazione. Il gambo può essere accorciato o eliminato del tutto per adattare la coppetta alla conformazione dell’utilizzatrice, dal momento che la sua presenza non è essenziale. Intorno al bordo superiore dell’imbutino, dalla parte dell’apertura, vi sono dei piccoli fori, la cui funzione, come vedremo, è importantissima. La coppetta si inserisce in vagina dopo averla ripiegata su se stessa per ridurne il diametro. Non è necessario spingerla particolarmente in alto, verso la cervice uterina: in generale si posiziona, infatti, più in basso rispetto ai comuni assorbenti interni. Una volta introdotta in vagina, la coppetta si apre riprendendo la sua forma e lasciando uscire l’aria attraverso i buchi collocati vicino al bordo, generando un effetto sottovuoto che contribuisce a mantenere la coppa in posizione. Per estrarla, non si deve tirare il gambo, ma spingere delicatamente con i muscoli pelvici per farla scendere, schiacciarne la base con le dita per eliminare l’effetto ventosa, e sfilarla (informazioni più dettagliate sono fornite dalle varie aziende produttrici). I modi in cui la coppetta può essere piegata per l’introduzione sono svariati: alcuni sono davvero fantasiosi e quasi “artistici”. Tutto sommato, però, la stragrande maggioranza delle donne si trova benissimo con i due metodi principali:

la piegatura a “C” — che consiste semplicemente nel piegare longitudinalmente la coppa a metà

— e quella “a tulipano” o “push-down”, nella quale si ripiega un angolo della coppa verso l’interno.

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