Saturday, 24/6/2017 | 1:46 UTC+2
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Come si rimuove e si bonifica dall’amianto in Italia

In Italia si stima che ci siano ancora 32.000 siti attivi che contengono amianto. La catalogazione è resa complicata dal fatto che ogni anno si scoprono nuovi siti, spesso rivelati dalle intemperie del tempo, e che purtroppo la bonifica dell’amianto, la sua rimozione e il suo smaltimento procedono a passi ancora lenti. Questo killer intanto continua a mietere vittime, che si stimano nell’ordine di 4000 ogni anno, perlopiù del tumore legato all’asbestosi profonda che si prende per inalazione dopo vari anni a stretto contatto con questa fibra tossica (il cosiddetto mesotelioma).

Qual è il processo di rimozione e bonifica dell’amianto

La rimozione dell’amianto passa prima dall’individuazione dei siti che lo contengono. Il compito di mappare il territorio italiano e individuare le zone dove vi sono depositi di amianto, spetta per legge alle regioni, che sono state chiamate dal legislatore (in particolare dalla L. 12 marzo 1992, n. 257 e dal DPR 8/8/1994) ha imporre il divieto generale di utilizzo e l’obbligo di effettuare una mappatura che consenta l’adozione di un piano regionale di protezione dell’ambiente in cui è compresa la decontaminazione dall’amianto e dai suoi derivati, lo smaltimento e la bonifica.

I soggetti chiamati allo smaltimento e alla bonifica dei siti che presentano amianto sono delle imprese iscritte in uno speciale albo, tra quelle che esercitano lo smaltimento dei rifiuti. Si tratta dunque di più passi attraverso il quale il procedimento di rimozione dell’amianto dal nostro territorio avviene.

In prima istanza (a parte la denuncia e la chiamata all’ASL competente che può fare qualsiasi cittadino), dunque le regioni procedono a mappare tutto il territorio regionale, individuando quei siti che contengono amianto. Successivamente, vengono coinvolte le autorità competenti come le agenzie regionali per la tutela dell’ambiente che agiscono insieme alle ASL per predisporre le misure necessarie per la salute dei cittadini. Le aziende iscritte all’albo speciale, come Elle Emme Lisetti, intervengono quindi per la rimozione, la bonifica e lo smaltimento (spesso procedendo, come nel caso delle coperture in eternit utilizzate in larga scala nei capannoni industriali e agricoli, a sostituire la copertura con tetti provvisti di impianti fotovoltaici).

Perché dobbiamo rimuovere e smaltire l’amianto

L’amianto è una fibra molto pericolosa che è stata usata ampiamente durante un periodo di grande espansione edilizia e industriale. Purtroppo la sua tossicità è stata dimostrata scientificamente, senza timore di smentita, solo nel 1981, quando gran parte del patrimonio edilizio e industriale italiano ne aveva fatto uso (esempio come Eternit, di cui esisteva il famigerato stabilimento di Casale Monferrato). Inoltre esso è stato utilizzato per la componentistica in delicati settori collegati allo sviluppo infrastrutturale del paese. Peggio ancora, nell’edilizia è stato utilizzato sia nelle abitazioni (palazzi appartenenti all’epoca del grande boom edilizio), sia nelle scuole, negli ospedali e in tutti gli edifici pubblici.

L’amianto ha delle proprietà uniche (poi ritrovate in surrogati non dannosi) di isolamento termico e acustico e se ne comprende l’utilizzo tanto come pannello per parete interna, quanto come parete esterna, nonché in tutte le condutture. Fin agli anni Ottanta era famoso per la sua resistenza al fuoco, al grande pubblico. Le malattie collegate all’amianto sono tante e quasi tutte coinvolgono il sistema respiratorio, conducendo anche alla morte, ancora a decenni di distanza dal bando totale.

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