Monday, 20/11/2017 | 10:34 UTC+1
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Concimi: cosa sono e come si usano

Concimi: cosa sono e come si usano?

Siccome le piante assorbono quasi totalmente dal terreno e dai terricci i materiali che, entrati nel loro organismo ed elaborati, servono alla loro nutrizione, è chiaro che il terreno e i terricci stessi dopo una coltivazione, restino impoveriti dalle sostanze che quelle date piante hanno tolto.  Ne nasce la conseguenza che dopo diverse colture, specialmente dello stesso genere di piante, i terreni rimarrebbero quasi del tutto sterili; quindi è necessario rimettere nel terreno i materiali asportati dalle piante e in ciò consiste appunto la concimazione. Siccome non tutte le piante assorbono le medesime sostanze o per meglio dire non assorbono di ciascuna la stessa quantità, così nei campi e negli orti, senza procedere dopo ogni specie di coltura ad una concimazione completa, si fanno le cosiddette rotazioni o avvicendamenti, cambiando genere di piante in modo che una data pianta non si ricoltiva nello stesso terreno o appezzamento che dopo tre o quattro anni.

Ma nei frutteti e nei giardini la maggior parte delle piante è a fissa dimora, tanto in piena terra che in vaso, e anche nell’aiuole occorre spesso di dover mantenere per vari anni delle stesse piante erbacee e annuali e, quindi, la concimazione deve essere annuale per rendere al terreno tutto ciò che annualmente gli tolgono le piante. La base principale della concimazione sarà sempre il letame o stallatico, e per tutte le nostre colture, ma specialmente per quelle da giardino, bisogna preferire il letame degli animali cavallini, che è un letame più caldo e sostanzioso. Soltanto nei terreni sciolti si potrà usare con vantaggio il letame delle vaccine, che è grasso e compatto e che così può giovare anche meccanicamente a quella qualità di terreno. Nei lavori d’impianto il letame può essere somministrato al terreno, anche prima che sia be fermentato; ma nei lavori successivi, e indubbiamente per le colture in vaso, occorre che il letame abbia terminato la fermentazione e sia completamente smaltito; in una parola ci vuole letame vecchio. Si sa che il letame in questo stato è più povero d’azoto ma contiene molte sostanze già rese solubili; la materia organica per la massima parte è divenuta humus e quindi la sua azione è più immediata. Di più non vi è da temere il calore che si sviluppa nella fermentazione e che nel nostro caso può bruciare le radici delle piante. Avendo in campagna o anche in  città con un locale adatto, conviene fare la provvista del letame fresco, perché così si può costatare la buona qualità, e con le solite cure si custodisce, si manipola fino a che non sia nelle condizioni volute.

Non potendo o non convenendo far da sé queste provviste e lavorazioni, il che accade per i piccoli giardini e per le colture delle piante in casa, il letame vecchio si compra da un orticultore di fiducia. Oltre lo stallatico si possono adoperare altri concimi naturali come il pecorino, la pollina e la colombina, che sono gli escrementi tolti rispettivamente dall’ovile, dal pollaio e dalla colombaia. Sono tutti concimi molto ricchi dei principi materiali fertilizzanti; stimolano la vegetazione e perciò adatti più che altro alle colture erbacee per sviluppare sollecitamente una buona vegetazione; la colombina è più ricca della pollina. Per le piante da giardino occorre usare molta prudenza e moderazione nell’usare i suddetti concimi, essendo troppo energetici. Volendoli adoperare allo stato secco, consiglio di mescolarli bene e in piccole quantità nei terricci; meglio però è tenerli nell’acqua finché non siano macerati e poi usare quest’acqua aggiungendovene altra pura nelle proporzioni del 25% per colture in piena terra e del 50% per quelle in vaso. Il guano, invece, è una materia formata anticamente dagli escrementi e dagli avanzi di uccelli marini; ma benché sia concime molto ricco ed energetico, il suo prezzo è elevato e oggi, in commercio, è quasi del tutto sofisticato.

 Si deve adoperare sciolto in una quantità di acqua maggiore di quella occorrente per gli altri concimi. Un altro concime naturale è dato dalle deiezioni umane ed è chiamato bottino, cessino o pozzo nero. Di questo è generale l’uso negli orti e a suo luogo si vedrà se convenga ancora servirsene. Nei giardini è meno usato, oltre alla ripugnanza di molti giardinieri nell’usarlo, il cattivo odore è un ostacolo alla sua somministrazione alle piante. Si deve pensare che il modo col quale deve essere somministrato, diminuisce notevolmente l’azione del cattivo odore. Malgrado tutto ciò per molte colture anche da giardino si consiglia sempre il pozzo nero e salvo casi speciali questo si somministra alla dose del 100% vale a dire aggiungendo un ettolitro d’acqua ed un ettolitro di pozzo nero. Quando si tratta di materie tolte da latrine a sciacquo le materie stesse sono abbastanza diluite senza bisogno di aggiungervi altra acqua. Sappiamo che il pozzo nero è concime molto energetico e attivo, la cui azione però non è duratura. Giova, quindi, somministrarlo alle piante solo per ottenerne un pronto risveglio di vegetazione. Infatti, le piante in generale così concimate acquistano un colore verde più intenso e le piante erbacee raggiungono in poco tempo il massimo sviluppo.

Come buono ingrasso, per i prati specialmente, si può adoperare la cenere e la fuliggine, ricca la prima di potassa e di fosfati e la seconda di potassa e di azoto. Altre sostanze concimanti ricche d’azoto trovano largo uso nelle varie colture: fra quelle a decomposizione sollecita sono: il sangue fresco e secco, i panelli di semi oleosi e i semi di lupino dati interi dopo averli leggermente tostati per distruggerne la facoltà germinativa o somministrati ridotti in farina più o meno grossolana. Fra le materie a decomposizione lenta abbiamo: i cenci e i cascami di lana, i peli, le penne, la limatura di corna e i ciottoli. Tutte queste materie messe nel terreno costituiscono la concimazione naturale che si contrappone alla concimazione artificiale o chimica. I concimi chimici sono materiali che contengono in piccolo volume quantità notevoli degli elementi più importanti e necessari alla nutrizione delle piante. Si dividono in concimi azotati, fosfatici e potassici. Ai primi appartengono i fosfati di calce di varia origine, cioè: origine animale e vengono ricavati dalle ossa; origine minerale e sono dati dai fossili o da terre speciali; origine metallurgica e sono quelli contenuti nelle scorie prodotte nella preparazione dell’acciaio e che si trovano in commercio col nome di Scorie fosfatiche e Scorie Thomas. I fosfati animali e minerali trattati chimicamente si trasformano in perfosfati, chiamati anche superfosfati.

Per i concimi potassici si adopera il cloruro potassico. In agricoltura la concimazione chimica va anche in Italia di anno in anno sempre più diffondendosi e se ne hanno degli ottimi risultati. Come pure si hanno dei vantaggi indiscutibili in molte parti d’Europa ove si applica su larga scala la concimazione chimica nei orti, nei frutteti e nei giardini anche per le piante da vaso. Ma da noi pochi sono i coltivatori che usano sostanze chimiche per le piante da frutto e per gli ortaggi; pochissimi i giardinieri che se ne servono per le piante da ornamento. Volendo coltivare delle piante in vasi relativamente piccoli non è possibile farlo se non con l’aiuto delle concimazioni con sostanze chimiche. E nessuno metterà in dubbio il vantaggio di poter coltivare in vasi piccoli anche nei giardini, mentre diventa necessità il farlo per le piante delle terrazze e delle finestre ove lo spazio disponibile è sempre ristretto. Non è consigliabile l’uso dei concimi chimici allo stato secco e polverulento oltre che per le grandi colture, per le concimazioni nella preparazione dei terricci e per le piante adulte. Le sostanze chimiche somministrate sciolte nell’acqua danno un risultato più sicuro in special modo per le piante più delicate e per quelle allevate in vaso. La concimazione liquida ha il grandissimo vantaggio sulla concimazione solida di agire più prontamente, quasi in modo più immediato. Però come regola generale bisogna procedere nelle somministrazioni senza eccessi e a grado, a grado tanto più quando si agisce su piante un poco adulte non abituate a concimazioni. Nelle prime annaffiature  le dosi indicate nelle formule speciali saranno prudentemente sciolte in maggiore quantità d’acqua, che verrà diminuita nelle successive somministrazioni. In tempi umidi e piovosi si potranno aumentare le dosi del concime ed invece ridurle nei tempi asciutti e caldi. Si eviterà di concimare nelle ore del giorno specialmente se le piante sono isolate; le ore migliori sono quelle della sera. Se il terreno è molto arido dovrà essere un poco inumidito un paio d’ore avanti le concimazioni; queste saranno alternate con annaffiature di acqua pura. Nella concimazione chimica degli orti, dei pomari e dei giardini e in modo particolare in quella delle piante in vaso la parte difficile sta nel determinare bene le dosi delle varie materie, avendo riguardo alle diverse qualità di terreno o di terriccio, alla natura differente delle varie piante e allo stato vegetariano di queste.

Si trovano già in commercio delle miscele raccomandate caldamente dai loro inventori che spesso con nomi altisonanti danno a credere trattarsi di veri e propri ritrovati dei quali sia impossibile conoscerne il segreto! Alcune di queste miscele sono effettivamente buone, ma hanno sempre l’inconveniente della difficile applicazione circa le dosi per le diverse piante ed hanno di più il difetto di costare care. Volendo applicare questo genere di concimazione vale dunque meglio provvedersi le diverse sostanze o da consorzi agrari o da ditte rispettabili e farne le opportune miscele.  Nei libri e nei periodici agrari ed orticoli si trovano indicate le varie formule di queste miscele da applicarsi ai diversi casi di coltura. Anche di queste formule alcune sono già bene sperimentate e quindi sicure nel loro effetto; altre non danno risultati perfetti forse perché non bene appropriate alle condizioni locali. 

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