Saturday, 24/6/2017 | 1:43 UTC+2
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Diabete: perchè è importante intensificare le cure?

diabete

Il diabete vive momenti difficili; da una parte ci sono sempre più pazienti che si rifiutano di seguire le cure prescritte; dall’altra, sempre più medici che hanno un po’ dimore di intensificare le cure preesistenti con i nuovi farmaci in commercio.Secondo alcune ricerche, sono in crescita i malati di diabete che accettano volentieri di sottoporti ad una terapia. Le cause di questa resistenza che si registra nei malati diabetici vanno sicuramente rintracciate nel fatto che – nella nostra società moderna – le abitudini ‘mediche’ sono profondamente cambiate rispetto al passato. oggi, infatti, molto più di prima si ricorre con troppa facilità alle cure fai-da-te, o – al contrario – si dente con altrettanta facilità ad assumere farmaci anche quando non ce n’è effettivamente bisogno.

Come accade per molti altri aspetti della vita quotidiana, la verità risiede nel mezzo. Nel caso dei malati diabetici, ad esempio, la medicina mette effettivamente a loro disposizione dei farmaci molto efficaci che aiutano i pazienti a stare meglio e – di conseguenza -a  migliorare sensibilmente la qualità del loro stile di vita.

Tuttavia, molti diabetici, sono scettici e assumono malvolentieri i farmaci prescritti dai medici e – nella peggiore delle ipotesi – non li assumono affatto. Perchè? Secondo uno studio recentemente pubblicato da un gruppo di ricercatori di un’Università canadese, i pazienti diabetici si mostrano restii alle cure diabetiche perchè sostanzialmente hanno il timore di dover modificare il proprio stile di vita, le proprie abitudini, insomma la propria quotidianeità.

I diabetici, inoltre, si mostrano abbastanza restii all’uso dell’insulina anche per la paura di aumentare di peso. Le persone che si sottopongono a cura con insulina, inoltre, hanno il timore di veder peggiorare il quadro clinico della malattia giorno dopo giorno e soprattutto sono spaventate, se non terrorizzate, dall’idea di dover praticare anche più iniezioni di insulina nell’arco delle 24 ore. Inoltre, ci sono molti mediciche soffrono il timore di consigliare ai pazienti ulteriori cure diabetiche specie se si tratta di pazienti che soffrono di disturbi cognitivi e in generale mentali.

Uno dei rimedi più efficaci per uscire da quest’enpasse sicuramente consiste nella comunicazione: migliorare il dialogo tra medico e paziente, infatti, potrebbe essere la strategia più efficace per aiutare i pazienti a liberarsi dai propri timori ed accettare in maniera più consapevole la necessità della cura. Rendere il paziente partecipe e consapevole del processo della cura lo aiuterà ad accettare la malattia e ad affrontarla sottoponendosi alla cura farmaceutirxa necessaria.

Sildenafil e prediabete

Il sildenaf il è un farmaco utilizzato per migliorare la qualità dell’erezione. Ora uno studio eseguito in America e pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism ha dimostrato che, nelle persone a rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, l’uso cronico di questa tipologia di farmaci, oltre a risolvere il problema della disfunzione erettile, migliora anche l’insulinosensibilità, con degli effetti collaterali trascurabili. Questi farmaci, nati come antianginosi, hanno dimostrato nel tempo di essere efficaci per la disfunzione erettile e in seguito anche per trattare altri disturbi, perché intervengono anche su altri organi oltre a quelli legati alla sessualità.

Per fare un esempio, ben 6 italiani su 10 tra coloro che prendono farmaci per abbassare la pressione saltano le dosi, sbagliano l’orario o interrompono il ciclo di testa propria, mentre fra coloro che devono curare il colesterolo, più della metà non prende i farmaci regolarmente. Le conseguenze di questi comporta-menti sono gravi, perché il paziente non raggiungerà mai gli obiettivi terapeutici: in poche parole la sua pressione e il suo colesterolo, facendo sempre riferimento agli esempi sopracitati, non diminuiranno. Senza contare lo spreco di risorse.

L’empowerment

Fondamentale affinché ci sia aderenza alla terapia è che sia svolta anche l’educazione del paziente e della sua famiglia, il cosiddetto empowerment: non basta prescrivere i farmaci, si deve anche far capire l’importanza di curarsi e soprattutto rendere consapevole il paziente della sua patologia e delle conseguenze se non si cura. A questo si devono e possono aggiungere degli ausili per aiutare il paziente a ricordare di prendere la pasticca oppure a non fare confusione. Spesso la mancata aderenza alla terapia è dovuta alla presenza di diverse patologie con la conseguente necessità di assumere più farmaci durante la giornata. Per questo è importante semplificare la posologia, utilizzare un timer, compilare un diario e fare uso di contenitori di compresse divisi in scomparti. Un’altra soluzione potrebbe essere quella che il medico abbia più tempo da dedicare al singolo paziente, sia nell’esporre la terapia sia nel follow up, per accertarsi che la cura sia regolarmente e correttamente seguita. Purtroppo con le risorse sempre più ridotte a causa di recenti provvedimenti di leggi, questa sembra la strada più lontana da percorrere.
Un aiuto anche dagli sms Una metanalisi pubblicata su lama Internai Medicine afferma che i messaggi di testo degli smartphone possono migliorare l’aderenza alla terapia in caso di malattie croniche. Dei semplici messaggi di testo sono considerati infatti una valida strategia per ricordare al paziente di assumere i farmaci.

Lunga vita con la metformina

Già gold standard nella terapia del diabete di tipo 2 alla diagnosi, la metformina ora è oggetto di un trial per la lotta all’invecchiamento. Già testata con questo scopo sugli animali (allungandone la vita media), ora verrà sperimentata anche sull’uomo. La FDA (l’agenzia regolatoria del farmaco americana) ha dato il via libera alla ricerca per capire se anche sull’uomo si possono ottenere effetti analoghi. Secondo gli scienziati infatti, la metformina potrebbe contrastare l’invecchiamento nell’uomo migliorando anche la qualità della vita, perché si rallenterebbe la comparsa di patologie correlate appunto all’invecchiamento. Se i risultati saranno quelli sperati, una persona di 70 anni avrebbe l’età biologica di una di 50.

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