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Cosa fa il bimbo nella pancia

Cosa fa il bambino nella pancia materna?

Cosa fa il bambino nella pancia? Nel grembo, il bambino è come un piccolo acrobata e impara a compiere una serie di movimenti essenziali per la vita nel mondo esterno.I movimenti del bambino sono fondamentali al normale sviluppo del sistema muscolare e delle articolazioni. Con il movimento, le articolazioni si modellano vicendevolmente, così da consentire il corretto spostamento delle ossa. Proprio come la mamma fa attività fisica per mantenersi in forma, anche il bambino usa i movimenti come un programma di ginnastica, per sviluppare la muscolatura che gli consentirà di scendere dal canale del parto al momento della nascita.

I primi movimenti fetali

Il feto compie i primi movimenti intorno alla 7a-8a set-timana, quando è lungo appena 2,5 cm ma è già dotato di muscoli lungo la spina dorsale. Poiché però è ancora tanto piccolo, questi primi movimenti non sono avvertiti dalla madre e appena discernibili dagli ultrasuoni, come spasmi o onde. Già alla 12a settimana il bambino è in grado di girarsi e capovolgersi, anche di fare delle smorfie, e sperimenta diversi movimenti nelle settimane che seguono. Ne sono stati individuati oltre una ventina nei primi stadi della gravidanza, fra cui la suzione, lo sbadiglio e il singhiozzo. Fra la 13a e la 17′ settimana, il feto si esercita in tutta la gamma di movimenti.

Il ritmo di attività

L’attività del bambino può avvenire per un periodo prolungato fino a 7 minuti, di solito è limitata a un paio di minuti a partire dalla 9a settimana. È probabile che il bambino scelga una specifica posizione di riposo, cui ritorna dopo ogni periodo di attività, e che solitamente si colloca nella parte più bassa del sacco amniotico.

ll controllo delle reazioni

I primi movimenti del bambino, che in questa prima fase della gravidanza possono essere continui e vigorosi, sono il solo prodotto dell’attività elettrica dei suoi muscoli, poiché il cervello non è ancora in grado di controllare la sua muscolatura. Poi, con il graduale sviluppo del sistema nervoso, i muscoli saranno controllati dalla colonna vertebrale, dal tronco cerebrale e dai centri superiori del cervello. I movimenti più ampi, come le capovolte e le giravolte, lasciano posto a movimenti più precisi, come quelli oculari o l’allungamento delle gambe. Muovere un braccio è infatti più complicato che fare una capovolta, perché ogni articolazione del braccio è collegata a muscoli che lo fanno estendere e flettere. Il bambino deve quindi imparare a controllare tutti questi muscoli prima di poter compiere movimenti più aggraziati e precisi.

La scelta della mano dominante

Fra i primissimi movimenti sperimentati dal bambino vi sono i movimenti individuali e indipendenti del braccio, che cominciano intorno alla 10a settimana. A questo stadio, circa il 90% dei bambini muove più spesso il braccio destro, mentre il restante 10% preferisce il sinistro, ossia nelle stesse proporzioni che distinguono destri mani e mancini fra gli adulti. Questa preferenza rimane per tutta la gravidanza, ossia i bambini destrimani alla 10a settimana sono ancora destrimani alla 36a, e per tutta la vita, secondo le statistiche. Un tempo si pensava che le differenze strutturali fra i due emisferi destro e sinistro del cervello potessero avere un’influenza sulla scelta della mano dominante, ma la preferenza nel feto si sviluppa prima ancora che si evidenzino queste differenze fra i due emisferi cerebrali. È quindi probabile che sia il feto, scegliendo l’uno o l’altro braccio per compiere i suoi primi movimenti, a determinare le differenze strutturali nella formazione dei due emisferi del suo cervello. In altre parole, è forse il movimento fisico a modellarne la struttura cerebrale.

Le sensazioni della madre

Per molte gestanti, il momento in cui avvertono per la prima volta il bambino che si muove è un’emozione indimenticabile. Se siete primipare, è difficile che riusciate a sentirlo prima della 20a settimana, finanche alla 24a. La sensazione è paragonabile a uno sfarfallio o a un guizzo, tanto da sembrare solo un accumulo di aria. Se invece avete avuto altre gravidanze, potreste essere in grado di identificare questo tipo di sensazione con qualche settimana di anticipo.

Le sensazioni avvertite dalla madre dipendono molto dalla velocità di accrescimento del bambino, che per farsi sentire deve essere abbastanza grande da toccare la parete uterina. Quando sentite il movimento, comunque, non lo sentite in realtà sulla parete uterina, perché l’utero non è dotato di recettori sensoriali. Accade invece che il calcio del bambino spinga l’utero contro i muscoli o altri organi, come la parete addominale o la vescica ed è questo urto a produrre la sensazione del movimento. Anche la posizione della placenta può influire sulla capacità della madre di sentire i movimenti del bambino: se si colloca nella parte anteriore dell’utero piuttosto che in quella po-steriore, la sensazione è molto più attenuata.

I movimenti successivi

Crescendo, il bambino si muoverà sempre meno, ma la mamma avvertirà più distintamente i suoi mo-vimenti e calci piuttosto vigorosi alle costole e alla vescica. La riduzione dell’attività fetale è parzialmente dovuta al fatto che le dimensioni del bambino aumentano, e di conseguenza è costretto all’interno dell’utero, ma anche al fatto che i suoi movi-menti si fanno più brevi, per rafforzare e sviluppare le connessioni del sistema nervoso.

Recentemente, alcune ricerche si sono concentrate sulle interazioni fra le emozioni materne e il comportamento fetale. In Italia, ad esempio, alcuni ricercatori hanno studiato il caso di alcune donne in attesa vittime di un terremoto, rilevando un’attività fetale superiore alla norma. Uno studio condotto in Australia ha collegato un aumento dell’attività fetale alla visione da parte della madre di un film coinvolgente rispetto a un film emotivamente neutrale. Più forti erano le reazioni emotive della madre, più il bambino reagiva. Non si tratta qui di un legame “psichico”, ma di una semplice reazione alle sostanze chimiche prodotte dall’organismo materno durante un’alterazione emotiva. Questi sbalzi d’umore non fanno male al bambino; tuttavia, è consigliabile provare alcune tecniche di rilassamento, per trovare serenità e dare stabilità al bambino.

Il ritmo di attività

A gravidanza avanzata, la madre può notare che il bambino è più reattivo a certi alimenti, ad esempio quelli dolci, che gli danno energia e quindi stimolano l’attività, oppure alle emozioni e ad alcune posizioni. È molto probabile che si muova di notte, quando la mamma è libera dalle distrazioni quotidiane e si distende, rilassata e tranquilla. La ricerca ha dimostrato che i livelli di attività fetale raggiungono l’apice intorno a mezzanotte, forse in preparazione all’alternanza dei periodi di riposo e veglia che il bambino sperimenterà dopo la nascita.

La consapevolezza di sé

Il movimento insegna al bambino a prendere coscienza di sé come entità distinta. Attraverso i suoi movimenti e quelli materni, oltre alla costrizione dell’ambiente uterino, il bambino acquista la consapevolezza delle varie parti del suo corpo, delle loro connessioni, dove il suo corpo inizia e dove finisce.
Tutti noi dobbiamo conoscere l’esatta posizione degli arti: per afferrare un oggetto, ad esempio, ci serve sapere dove si trovano il nostro braccio, la mano e l’oggetto e come muovere il braccio per raggiungere l’oggetto. Per il bambino, il solo sfregamento della gamba contro la parete dell’utero fornisce al cervello una miriade di informazioni vitali. Ciascun movimento attiva dei percorsi percettivi e alimenta la consapevolezza del suo corpo. Si pensa inoltre che il bambino acquisisca già nel grembo materno la percezione della posizione nello spazio. Alla 25a settimana, il bambino possiede già il riflesso di raddrizzamento, che gli consente di assumere la posizione cervicale all’interno dell’utero. Nel mondo liquido uterino, il bambino sperimenta inoltre la gravità e, quando la madre si muove, avverte tutti gli spostamenti, come se fosse sulle montagne russe. Tutto ciò che fate, sedervi, stendervi, camminare, correre, piegarvi, giunge al bambino come una nuova forma di esperienza spaziale.

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