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I viaggi nel tempo sono possibili?

viaggiare nel tempo

La teoria della relatività generale formulata da Einstein cent’anni fa ammette la possibilità dei viaggi nel tempo, un traguardo che l’uomo sogna da sempre. Secondo la maggior parte degli scienziati di oggi, però, indietro non si torna: si può solo correre avanti.

Che cos’è il tempo?

Prima di tutto, scienziati e filosofi che da anni si interrogano in proposito, si sono posti una domanda: dove si trovano di preciso passato e futuro? Di certo il primo è scomparso mentre il secondo non esiste ancora. Ma allora, come raggiungere questi mondi inafferrabili? Dobbiamo al grande Albert Einstein l’intuizione che tempo e spazio sono una cosa sola e si influenzano reciprocamente. Secondo la teoria della relatività ristretta, il tempo in realtà è funzione della velocità: più andiamo avanti veloci più scorre lentamente.

Per verificarlo, nel 1971 si è provato a confrontare due orologi ad altissima precisione, facendone volare uno su un aereo e tenendo l’altro a terra. Si è così avuta la conferma che il primo era più lento del secondo, seppure di una quantità infinitesimale. Le implicazioni di questo fatto sono straordinarie. Se un astronauta potesse viaggiare a velocità prossima a quella della luce, potrebbe metterci pochi minuti a raggiungere una distanza che per un osservatore sulla Terra equivarrebbe a diversi anni perchè all’interno dell’astronave il tempo risulterebbe rallentato. Questo significa che, al suo ritorno, si ritroverebbe catapultato in altrettanti anni del futuro, senza invecchiare.

Scorciatoie spaziali

Se andare nel futuro è teoricamente possibile, che dire nei viaggi nel passato? L’impresa dovrebbe essere possibile sulla base della teoria della relatività generale di Einstein. Per lo scienziato, spazio e tempo sono una cosa sola e li si può immaginare come un foglio di gomma nel quale i corpi celesti, a causa della propria massa, producono degli affossamenti. Noi percepiamo questi affossamenti come attrazione gravitazionale, quella forza cioè che chiamiamo peso e ci tiene avvinti alla Terra. Un campo gravitazionale estremamente potente, come quello prodotto da un buco nero in rotazione, potrebbe far ripiegare lo spazio-tempo su se stesso. Questo creerebbe un anello che potrebbe essere utilizzato per viaggiare indietro nel tempo. Se potessimo seguire il percorso di una simile curva chiusa intraprenderemmo un viaggio che si concluderebbe prima del momento in cui l’abbiamo iniziato. Il primo fenomeno in cui ci si imbatterebbe vicino a un buco nero è il cosiddetto buco di tarlo: un cunicolo spazio.temporale capace cli collegare con un breve tratto punti lontanissimi fra loro. Percorrere questa “scorciatoia” equivarrebbe a viaggiare più veloci della luce, ad andare cioè controcorrente e finire nel passato.

Cilindri vorticosi

Ma come fare se non si dispone di un buco nero? Il fisico americano Frank Tipler, che lavora all’Università di New Orleans, ha trovato una possibile soluzione. Secondo una sua interpretazione della relatività generale, ci vorrebbe un cilindro di materia superdensa infinitamente lungo che ruotasse molto velocemente su se stesso. Così facendo, il cilindro si comporterebbe come un vortice spaziale, capace di trascinare con sé qualunque raggio di luce passasse nelle vicinanze, “costringendolo” a seguire una curva chiusa. Secondo i calcoli matematici di Tipler, muovendosi a gran velocità intorno al cilindro in tu i verso si finirebbe nel futuro, muovendosi nel verso opposto si finirebbe nel passato. Tutto ciò è troppo fantastico? Forse. Come sostiene il fisico inglese Paul Davies, «può darsi che non vengano mai scoperti modi semplici di costruire una macchina del tempo. Ma l’idea stessa di visitare il passato costituisce una seria sfida alla nostra comprensione della fisica e questo esperimento mentale è uno dei gradini fondamentali del procedimento scientifico.

È impossibile rivivere il passato

Nel passato non si può tornare: ne è convinto Claudio Conti, direttore dell’Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche, che studia il mondo dell’infinitamente piccolo, dove valgono le bizzarre leggi della meccanica quantistica. Un suo recente esperimento, realizzato con il Dipartimento di fisica dell’Università La Sapienza di Roma e con l’Università dell’Aquila, ha infatti dimostrato il principio noto come irreversibilità dei fenomeni per cui una particella, una volta distrutta e sparita, non può più riformarsi. Ciò significa che quanto è avvenuto nel passato non esiste più ed è impossibile riviverlo. A una conclusione simile era giunto anche il fisico inglese Stephen Hawking, che il 28 giugno 2009 aveva deciso di organizzare una grande festa all’Università di Cambridge, con tanto di champagne e un cartello di benvenuto ai viaggiatori del tempo. Aveva anche preparato gli inviti: cartoncini che indicavano le coordinate nel tempo e nello spazio del ricevimento. Ma non li aveva spediti, sperando che qualche loro copia sopravvivesse per anni fino a capitare fra le mani di chi fosse in grado, con qualche macchina del tempo, di tornare nel passato. Non arrivò nessuno. A tutti piacerebbe tornare indietro nel passato per riparare a qualche nostro errore e cambiare il corso del destino. Ma se anche disponessimo di una macchina del tempo, dovremmo confrontarci con un grande problema: quello dei paradossi temporali.

Come risolvere un paradosso

II più noto è il cosiddetto paradosso del nonno: se andando nel passato vi capitasse di provocare un incidente nel quale il vostro nonno rimanesse ucciso prima di aver generato la sua discendenza, voi stessi non sareste più potuti nascere. Ma se non foste mai nati, come avreste potuto provocare la morte del nonno? «E quel tipo di situazione», dice Hawking, «che fa venire il mal di testa ai cosmologi perché viola una legge fondamentale che governa l’universo intero: che le cause precedono gli effetti è mai il contrario. E l’universo farà in modo che paradossi simili non accadano». I modi potrebbero essere due. Nel primo, il viaggiatore nel passato non sarebbe in alcun modo in grado di cambiare gli eventi, potrebbe solo osservarli. Nel secondo, ogni variazione apportata alla storia comporterebbe un’immediata biforcazione nel tempo generando un universo parallelo dove il viaggiatore non esisterebbe più. Ogni ulteriore cambiamento sfocerebbe in altrettanti universi paralleli, ciascuno con una sua storia indipendente.

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