Saturday, 29/4/2017 | 3:29 UTC+2
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Il gusto (perduto) della trasgressione

le donne trasgressive che non vanno più di moda

Ci hanno scippato la trasgressione. Crollati i tabù (resistono strenuamente solo l’incesto, la pedofilia e l’omicidio rituale), sdoganati i confini tra i sessi (ma non quelli dei diritti) e velocizzato il divorzio (anche nel tradimento ormai bisogna essere rapidi) oggi non c’è più il senso del peccato, che della trasgressione è il motore immobile. Con la scomparsa dei tabù anche la temperatura dell’adulterio frana. La Francia degli anni ’60 sforna l’amore clandestino tra Franvois Mitterrand e Anne Pingeot, durato 32 anni e suggellato da una figlia segreta. Quella di inizio millennio sforna i croissant che Hollande in motorino, porta in segreto al nuovo amore Julie Gaye. L’America invidia la sessualità compulsiva di John Kennedy e la love story con Marilyn Monroe che gli dedica “Thappy birthday” e forse paga quell’amore con la vita.

Quella anni 90 si vergogna della trasgressione di Clinton con la stagista. L’Italia del dopoguerra biasima coppie coraggiose e irregolari (ma fa il tifo per loro): Fausto Coppi e la Dama Bianca, Mina e Corrado Pani,Togliatti e Nilde Iotti. L’Italia del primo millennio colleziona i processi dell’ex premier costellati di assegni e intercettazioni. A trasgredire c’è meno gusto. È diventato banale routine. La trasgressione vuole ostacoli da scavalcare, recinti da abbattere, regole da travolgere. Solo i decenni a cavallo tra Ottocento e Novecento garantiscono a donne spericolate gli strumenti della trasgressione perfetta: istituzioni forti e proibizioni invalicabili che stringano i lacci dei loro corsetti fino a soffocarle e le forbici dell’emancipazione per tagliarli di netto.

L’italiana Sibilla Aleramo, femminista, pacifista, poi fascista, ma dopo il ’45 comunista, grande scrittrice, amante prima di Cardarelli, poi di Campana e più tardi di uno studente di quarant’anni più giovane con cui rimane dieci anni. La russa Sabina Spielrein, paziente di Jung e sua amante, che lo scavalca denunciando l’abuso a Freud, diventa sua allieva ed esporta la psicoanalisi in Russia, prima di morire perché ebrea per mano degli occupanti nazisti. O la francese Mais Nin, scrittrice scandalosa e insaziabile collezionista di amanti celebri (dal suo psicoanalista Otto Rank ad Antonin Artaud) e di triangoli erotici (ama Henry Miller e anche la moglie June). Fino a infrangere il tabù dell’incesto. Ma il record della trasgressione spetta a Messa Armand, l’amante di Lenin. Per lui scavalca, il partito comunista sovietico, un marito, tre figli (due dal marito e uno dall’amante, fratello del marito e di dieci anni più giovane) e la moglie legittima di Lini che scavalca anche il leader bolsces co. O almeno ci prova.

Gli presenta un documento dove chiede la parità per le donne e l’amore libero. Lei lo stronca e le chiede inviare le lettere d’amore: il loro adulteri non deve rovinare l’immagine leader e della rivoluzione. L’ultima montagna Inessa non l’ha scavalcata: l’ipocrisia del suo amante. Il 9 ottobre del 1920 a Mosca, Lenin segue il suo funerale piangendo, ma la loro relazione pericolosa sarà sepolta con Inessa. Quell’adulterio scabroso e “antirivoluzionano”, recentemente raccontato da Ritanna Armeni nel libro Di questo amore non si deve sapere (Ponte alle Grazie), sarà occultato per più di un secolo dal pensiero unico, moralista e censorio del regime sovietico. Donne trasgressive, inquiete e anticonvenzionali come Inessa, potevano vivere solo in anni che dalle ideologie, dai divieti, da una Soluzione e da due guerre mondiali sono stati attraversati. A noi donne del nuovo millennio, impigrite dal pensiero debole, rimangono solo trasgressioni tiepide e prevedibili. Ostentate e senza brividi. Se non ne possiamo più di trasgredire passandola liscia, e vogliamo finalmente ritrovare il senso del peccato, non ci rimane che assaporare l’inebriante cocktail del divieto vintage infranto da Inessa e le altre. La ricetta è semplice: mischiare quattro parti di passione con tre parti di coraggio, due parti di divieti e una di tabù. Aggiungere dieci gocce di romanticismo e gustare freddo. Ma senza sbagliare secolo. E soprattutto rivoluzione.

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