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Imparare a conoscere i vini rossi

Per distinguere i vini non è necessario essere dei sommelier. Un assaggiatore di vin professionale è chiamato a scovare le fragranze, le tinte e le sfumature. Il suo ruolo principale è quello di “gradare” il vino, capire in che modo uno si differenzi dall’altro, non tanto nel gusto, quanto nelle proprietà organolettiche che solo un olfatto e un gusto esperti, così dicono, possono apprezzare. La verità è che anche un vino della stessa qualità è profondamente diverso da anno ad anno e quindi conoscere il vino spesso diventa un’operazione più che complicata.

Si può anche dire che i vini si differenziano per nomi, tipologie, annate. Le etichette sono fatte per aiutare, apparentemente, ma cosa ci dicono veramente. I tre paesi principali produttori di vino, come Italia, Francia e USA non sono affatto concordi nell’adottare un’etichettatura univoca, che ci spieghi tutto. Ad esempio, a volte si distingue un vino per la tipologia di uve impiegate, oppure per la zona di produzione. In Francia è nato l’uso di chiamare il vino secondo la zona di produzione, ma quando ci riferiamo a uno Chardonnay, per dire, non ci stiamo specificamente riferendo a una regione, quanto a una qualità di uve.

Ogni stato ha le sue regole, le sue tendenze e le sue zone tipiche di produzione. Quando ci riferiamo a un Chianti classico è scorretto parlare di uve Chianti, perché quest’ultimo indica la zona geografica collinare tra le province di Firenze e di Siena. Se invece diciamo che un dato vino è un Cabernet Sauvignon facciamo senz’altro riferimento alle uve.

Il vino quindi si può chiamare a partire da vari elementi espressi quasi sempre nell’etichetta:

  • Il nome delle uve usate, quasi sempre non ci si limita a una tipologia, ma il vino viene spesso tagliato con più qualità.
  • Un marchio, che potrebbe essere il nome del proprietario storico dei vigneti o la cantina produttrice.
  • Un nome di vino, che viene dato alla bottiglia nell’etichetta, quasi sempre una denominazione di fantasia particolarmente interessante, che abbia anche l’ambizione di essere ricordata per imporsi sul mercato, facile da ricordare, spesso evocativo (a volte anch’esso fa riferimento alla zona di origine).
  • Il nome della regione vitivinicola storica dove l’uva e il vigneto sono cresciuti. Una indicazione geografica ben precisa, che fa riferimento a delle campagne oppure a delle regioni ben precise.
  • L’annata è spesso un altro elemento con il quale viene riconosciuto un vino piuttosto che un altro. L’idea di un’annata storica ad esempio o di una particolare vendemmia può risultare particolarmente importante dal punto di vista del mercato.

Quando si acquista un vino quindi bisogna prestare molta attenzione a non confondersi tra le informazioni basilari, tenendo conto che a queste gli stati e organizzazioni come l’Unione Europea fanno aggiungere dei requisiti basati sul disciplinare di produzione.

Nel momento in cui si acquista il vino possiamo rivolgerci al proprietario dell’enoteca o del negozio specializzato (oggi si vendono i vini online come nel caso dei vini rossi, qui si può prestare attenzione alla descrizione), per avere maggiori informazioni soprattutto per quel che riguarda gli abbinamenti. I prezzi di una singola bottiglia possono variare per uno degli elementi sopra indicati, con l’annata spesso a fare la differenza. Le note sul disciplinare di produzione riportate in etichetta riguardano l’indicazione del tipo di vino e come va servito, il nome e la località da cui proviene, la quantità in millilitri contenuta nella bottiglia (la misura standard è 750 ml), frasi come “può contenere solfiti”, eventuali note legali sul consumo di alcol.

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