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La moltiplicazione delle piante per gemma

La moltiplicazione delle piante a gemma

Talee

Si sente comunemente chiamare, anche dai giardinieri, la talea con il nome di butura, dal francese bouture; nome inutile, avendo la nostra lingua la parola talea. La moltiplicazione per talea consiste nel far produrre, artificialmente, con speciali preparazioni e condizioni, delle radici a frammenti o parti di vegetali staccate dalla pianta madre, cioè porzioni di fusto, di ramo, di foglia, di rizoma, di tubero e di bulbo, purché tutte queste parti siano munite almeno di una gemma visibile o latente. Si fanno le talee con fusti e rami provvisti di foglie, ma si possono fare su qualche pianta a foglie cadute nel tempo in cui mancano le foglie; come pure ci sono delle talee fatte con una semplice foglia e anche con una porzione soltanto di foglia. Per alcune piante rustiche le talee si possono fare all’aria aperta in piena terra, ma a maggior ragione per le piante non da aria aperta, si fanno delle stufe da moltiplicazione.

La moltiplicazione per stufa ha questo nome perché in essa si moltiplicano quasi tutte le piante da giardino ed è la stufa veramente indispensabile per un giardino di una certa importanza; è al tempo stesso la stufa più economica nella costruzione e nelle spese annuali di funzionamento. La miglio stufa da moltiplicazione è quella ad una sola pendenza appoggiata ad un muro e volta a levante. Si costruisce per metà o anche due terzi sottoterra perché così l’ambiente interno mantiene più costante nel calorico e nell’umidità. Consta nel suo interno di due cassoni, uno anteriore e l’altro posteriore, divisi tra loro da un sentiero. Il cassone anteriore che serve per le talee è alto circa un metro e largo altrettanto, avente a due terzi della sua altezza un intelaiatura in ferro per sostenere un piano di terrecotte, in generale embrici. Al di sotto di questa intelaiatura, si trova un tubo di lamiera, entro il quale passa una corrente d’aria calda e di fumo sviluppata  da un fornello a legna, posto, s’intende bene, al di fuori della stufa. La parte superiore del cassone contiene per una metà del tubo. Il cassone posteriore è più basso dell’altro ed è ripieno di rottami e superiormente di ghiaia.

In generale questo cassone serve  per gli innesti, per alcune sementi e per la conservazione di qualche pianta. Se quello anteriore non è sufficiente alla moltiplicazione per talea, anche l’altro cassone si costruisce in egual modo e allora il tubo dal primo cassone passa nel secondo, percorrendolo nella sua lunghezza; altrimenti il tubo è collocato lungo la parete della stufa per terminare fuori in un fumaiolo. I cassoni riscaldati devono essere fatti in modo da poterli coprire con lastre di cristallo per concentrarvi maggior calore necessario ad alcune talee. Tutta la stufa deve essere tenuta quasi sempre ombreggiata. In conclusione, la stufa da moltiplicazione deve dare alle talee le condizioni di cui hanno bisogno e sono: calore maggiore di quello voluto dalle piante madri, luce minore e umidità uguale e costante. Tutte le piante rizomatose e tuberose e qualche pianta bulbosa si moltiplicano facilmente per talea e i frammenti di rizoma, di tubero e di bulbo si mettono a gettar radici nel terriccio eguale a quello usato per la coltura della pianta madre; tutt’al più vi si aggiunge poca sabbia per renderlo più permeabile. Ma per talee fatte con parti aeree, cioè con porzioni di fusto, di ramo o con foglie si usa una terra leggerissima, quasi tutta composta di sabbia e in moltissimi casi si adopera solo sabbia o  tufo, eccettuate quelle talee che si fanno all’aria aperta in piena terra per le quali basta la terra comune solamente un po’ alleggerita. Nelle stufe da moltiplicazione le talee si possono infilzare direttamente nel cassone riscaldato, che è pieno di tufo, o si mettono in vario numero entro un vaso grande o una per vasetto e questi vasi s’interrano nel tufo oppure si posano sul tufo stesso e anche in altri punti della stufa.

Quando si può, si deve preferire il sistema di mettere le talee ciascuna in vasetti separati, rendendosi così più facile e meno dannoso il trapiantamento, o almeno si preferisca questo modo per talee più delicate. Nelle talee fatte dentro un vaso in molte si ha anche l’inconveniente che esse non risentono uniformemente del calore, che va diminuendo gradatamente dalla periferia al centro del vaso. Alcuni consigliano che la talea, oltre ad essere staccata dalla pianta madre con un coltello be tagliente per evitare dannose lacerazioni, debba essere tagliata subito al di sotto di un nodo, cioè nel punto ove è inserita una o più foglie; però per alcune piante vale meglio lasciare al di sotto del nodo una certa lunghezza di fusto o di ramo. In pratica si impara quale sia il nodo confacente per le varie piante. Si imparerà pure l’epoca conveniente per fare le diverse talee, quando devono essere prese sulla pianta madre allo stato erbaceo e quando invece devono essere un poco legnificate specialmente alla base, cioè come si dice un po’ barbaramente, agostate. Nelle talee fatte con parti di rami o fusti muniti di foglie, spesso per mezzo di queste accade una rapida evaporazione dei succhi contenuti nella talea, che può facilmente seccarsi avanti di metter le radici. In questi casi prima di mettere nel terreno la talea si fa l’amputazione di una parte della lamina delle foglie e qualche volta anche di tutta, lasciando il suo picciolo. Per diminuire ancora questa evaporazione si coprono i vasi o il cassone della stufa con lastre o con campane di vetro.

Margotte

Anche nelle margotte si ha lo stesso scopo di far produrre delle radici in certe parti di un fusto o di un ramo, ove naturalmente non si produrrebbero. Differentemente dalle talee però la produzione delle radici avviene quando la parte, che la produce, è sempre attaccata alla pianta madre e se ne distacca soltanto dopo la produzione delle radici. Scelta l’epoca, variabile secondo le diverse piante, e scelto il punto da margottare, prima di circondare questo punto con la terra, onde facilitare l’emissione delle radici, si fa nel punto stesso un’incisione longitudinale, in vicinanza di un nodo, lungo circa un centimetro, intaccando col taglio una piccola porzione di tessuti interni e quindi si mette di traverso all’incisione un pezzettino di legno per impedire che le parti tagliate si tocchino e ne possa avvenire presto la saldatura. Tale incisione ha lo scopo di impedire la libera circolazione dei succhi, che così si accumulano in quel punto a beneficio della produzione delle radici.

Per tutte le piante con rami flessibili e vicini a terra e per quelle a fusto flessibile come sarebbero le rampicanti, le sarmentose ecc., si pratica una margotta speciale che è più propriamente detta propaggine e che tutti sanno è usata molto in agricoltura per le viti. E’ un modo molto semplice che consiste nel piegare, dopo aver fatto l’incisione, il fusto e il ramo fino al suolo e nel sotterrare nel suolo stesso o nel terriccio di un vaso il punto dell’incisione tenendovelo obbligato con forcelle di ferro o di legno. Con le piante a rami e fusti non flessibili distanti dal terreno si fa la margotta aerea, che consiste nel mettere il ramo da moltiplicare, dopo fatta la sola incisione, in un vaso speciale aperto da un lato.

Il terriccio col quale si riempiono i vasetti delle margotte deve essere uguale a quello usato per la coltura delle piante madri, reso con sabbia un po’ più leggera e permeabile. Finita l’operazione, la superficie della terra nei vasetti si copre con uno straterello di fango e di musco comune, per impedire l’abbondante evaporazione della terra. Un’altra margotta aerea è chiamata dai giardinieri margotta per strozzatura e si chiama così perché invece del taglio sul fusto da margottare si fa una legatura piuttosto strinta con il filo metallico o a preferenza con un filo di piombo. Questa legatura ha lo stesso scopo del taglio cioè quello di trattenere la circolazione del succhio. Invece di terra con il relativo vasetto si forma intorno alla legatura una specie di palla di fango. Le margotte devono sempre stare in uno stato giusto di umidità e quindi vanno annaffiate spesso; talvolta in estate anche più volte al giorno. Non si devono staccare dalla pianta madre se non quando si è sicuri che abbiano ben radicato.

Divisione

E’ questo un modo di moltiplicazione assai facile e sicuro per un buon numero di piante aventi una maniera speciale di vegetazione. Prima di tutto si pratica con le piante vivaci e perenni a portamento cespuglioso, che tendono sempre ad emettere delle radici dei getti. Staccando questi getti, purché ciascuno sia fornito di qualche radice, si hanno tante piante nuove, tanto che si chiamo moltiplicazione per getti. E’ proprio pure delle piante bulbose, staccando dal bulbo principale tutti quei piccoli bulbi, che annualmente si formano alla sua base e che messi in cultura nelle medesime condizioni del bulbo, che ha loro dato origine, come questi ingrossano e a suo tempo fioriscono. La moltiplicazione per divisione si fa quasi sempre quando le piante sono in riposo e perciò praticamente si fa dalla fine dell’autunno al principio della primavera.

Innesto

Si usa considerare come moltiplicazione anche l’innesto, ma realmente noi moltiplichiamo con esso il numero delle piante; è soltanto una propagazione di una data specie o varietà. L’innesto è una delle operazioni più importanti per il giardiniere e per il frutticoltore e consiste nell’immettere sopra una pianta una parte di un’altra in modo che fra loro avvenga una completa saldatura e un’intima unione. La pianta destinata a ricevere l’altra si chiama soggetto e comunemente selvatico; la porzione immessa è detta innesto o domestico. Non è possibile però tale operazione che con due piante le quali abbiano fra loro  grande analogia, per cui l’innesto deve essere fatto solo fra piante della stessa famiglia; riesce facilissimo fra individui della stessa specie o fra specie congeneri, può riuscire anche fra specie di generi differenti purché questi siano fra loro vicini per caratteri botanici o per la natura dei loro succhi. I vantaggi che reca l’operazione dell’innesto sono vari. Quando da una semente otteniamo qualche individuo che presenti differenze  spesso notevoli  con la pianta madre e tali da far supporre essere un miglioramento di questa, spesso è necessario attendere qualche anno ad averne il fiore o il frutto. Innestando la nuova pianta sopra un’altra adulta della medesima specie si può ottenere spesso nell’anno successivo la fioritura o la fruttificazione. Si possono coltivare delle piante in terreni non adatti ad essi, innestandole sopra specie che vi si adattano.

Finalmente, per l’influenza che indubbiamente il soggetto ha sopra l’innesto, noi possiamo modificare la natura di una pianta. I modi principali per fare gli innesti si riducono a tre, cioè ad occhio, a un ramo munita di un occhio, cioè di una gemma e siccome questa porzione ha generalmente la forma triangolare o ovale di uno scudo degli antichi armigeri, cos’ l’innesto si chiama anche a scudo o a scudetto. Per l’innesto a marza, detto anche a mazza, s’inserisce sul soggetto una porzione di un ramo provvisto di una o più gemme. L’innesto per approssimazione consiste nel legare insieme due rami di due piante o due rami della stessa pianta dopo aver tolta da ambedue almeno la scorza nel punto in cui devono combaciare. Tutti gli innesti vengono eseguiti e modificati in molte maniere e prendono di conseguenza nomi differenti ed hanno anche nomi diversi secondo le denominazioni date al ramo o alla parte di esso che si innesta. Gli arnesi necessari sono le forbici, il grattuccio, il coltello, il fenditoio e l’innestatoio.  Le forbici da potare sono adoperate nel nostro caso per preparare il soggetto specialmente in certe forme d’innesto quando occorre tagliare dei fusti o dei rami piuttosto grandi.

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