Saturday, 24/6/2017 | 1:52 UTC+2
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L’allattamento materno: tipi di latte e integratori

La pratica dell’allattamento al seno è stata considerata per molti anni in declino, soprattutto nei paesi occidentali. Madri troppo occupate, un certo tipo di messaggio pubblicitario femminista, falsamente liberatorio, i tempi che cambiano. Ma in verità per il proprio piccolo non c’è nulla di meglio che una bella poppata, per crescere sano e legato all’ambiente materno. Oggi in commercio sono presenti diversi tipi di latte in polvere, ma quotidianamente tutte quanti, a tutte le età, consumiamo latte artificiale. Normale che esso sia al centro della nutrizione del bambino, almeno quanto gli integratori per l’allattamento.

Allattare con il latte artificiale

Il latte di mucca, liquido o in polvere, è il tipo di latte maggiormente usato in Italia e negli altri paesi per l’alimentazione artificiale del lattante. Il latte di capra era usato in regioni come la Sardegna e la Sicilia, ma poi è stato abbandonato. Si tratta di un latte molto ricco di proteine che provoca spesso delle dispepsie, ci sono tanti grassi e una quantità di lattosio simile al latte materno. Il latte di asina è stato usato anche in Italia, con un contenuto di proteine appena superiore a quello della donna, anche il contenuto di lattosio è simile, ma sono molto scarsi i grassi, quindi ha un valore calorico abbastanza ridotto.

Latte di mucca in polvere e non solo

Il latte di mucca invece contiene circa 35-36 gr di proteine per litro, divise tra cascine e lattalbumine. Ci sono 37 gr di grassi, 47 di lattosio, 6 di sostanze inorganiche. la composizione del latte di donna invece è molto diversa: esso contiene, sempre per litro, 12-13 gr di proteine, più equilibrate con meno cascine, circa 35 di lipidi, 68-70 di lattosio e 2 di sostanze inorganiche. In queste condizioni è naturale chiedersi perché l’allattamento al seno venga abbandonato e infatti è altrettanto vero che il latte di mucca non modificato, con questa composizione standard, venga mal tollerato dal lattante di pochi mesi. Può facilmente provocare dei problemi, che si spiegano solo con la grande differenza tra i due tipi di alimenti. La prima modificazione alla quale si è giunti negli anni è la diluizione. I meccanismi attraverso i quali essa favorisce una miglior assimilazione sono tanti: l’eccesso di proteine viene riequilibrato, causando meno dispepsie e distrofie. Inoltre, rendendo minore l’apporto di proteine si riduce anche il potere tampone del latte vaccino. Per potere tampone si intende la capacità di una sostanza di opporsi a una variazione del pH in seguito all’aggiunta di acido o base forti.

La diluizione fa in modo che la caseificazione enzimatica a livello dello stomaco, sia molto più digeribile, creando coaguli più fini, simili a quelli creati dal latte materno. Inoltre riduce la concentrazione di calcio e di magnesio, favorendone l’assorbimento ed evitando la formazione di saponi nell’intestino. Ovviamente la diluizione del latte vaccino porta con sé anche degli svantaggi, i primi sono quelli relativi all’apporto nutritivo. La diluizione porta a un minore e insufficiente apporto di grassi, che vanno in qualche modo reintegrati. Si può ovviare a questo col latte in polvere maternizzato che contiene un’integrazione. Per diluire il latte vaccino si usa come sempre l’acqua bollita, non gasata.

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