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L’istinto della sete

l'istinto della sete

Oltre all’istinto della fame l’uomo sente anche quello della sete e quest’ultimo deve essere sorvegliato dalla dietetica per la sua importanza nell’alimentazione. L’istinto della sete, come quello della fame, varia da individuo a individuo. Vi sono coloro che hanno sempre sete, coloro che non l’hanno mai e coloro che hanno una sete molto modesta. Alcuni hanno sete in determinate circostanze, per esempio quando fa caldo, quando sono sottoposti ad un’intensa attività fisica o sono colpiti da un accesso di febbre.

Come vi è una fame patologica vi è pure una sete patologica. Il diabete insipido spinge alcuni soggetti a bere fino a 8 o 10 litri d’acqua al giorno, forse per una disfunzione della regione ipofisotalamica in cui si trovano i centri della sete (che come quelli della fame, hanno il compito di regolare questo istinto secondo i nostri bisogni fisiologici). Al di là di questi casi, spesso beviamo più per abitudine che per necessità. Come il cibo, la bevanda sollecita il nostro palato; bere è un piacere per il gusto e tale piacere ha creato una specie di abitudine. Occorre tuttavia educare l’istinto della sete perché ci sia utile e non ci renda schiavi.

L’acqua contenuta nel corpo umano

I due terzi circa del peso del corpo umano sono costituiti da acqua. Un uomo di 70 chili racchiude, approssimativamente, nel suo organismo, 50 litri di acqua così suddivisi: 15 litri nel sangue e nei tessuti connettivi, 35 liti i nelle cellule. Per meglio comprendere la funzione dell’acqua nell’organismo esaminiamo le fonti di provenienza, l’assorbimento, la circolazione, l’eliminazione e la regolazione di questa fondamentale sostanza biologica. Una parte di acqua è ingerita con i cibi: alcuni ali-menti, come lo zucchero, ne contengono pochissima, il lardo ne contiene il 18%, le patate il 90%, la frutta fra 1’80 e 1’85% e il pane una media del 35%.

Altra risorsa d’acqua è la combustione degli alimenti nell’organismo. Si è calcolato che l’ossidazione di 1 grammo di sostanze azotate (la carne, per esempio) o di glicidi (le fecole) danno 0,5 cc di acqua, e i grassi 1 cc. Si è rilevato pure che le diverse combustioni in un soggetto a regime normale, raggiungono circa 5 grammi al giorno per ogni chilogrammo di peso, cioè 350 grammi in un individuo di 70 chili. Altra fonte è costituita dai liquidi che ingeriamo sotto forma di bevande. Queste tre risorse forniscono all’uomo normale, in clima temperato, una quantità quotidiana d’acqua di circa 2000-2500 cc (dei quali 1000 cc sono forniti dai cibi). Ovviamente le condizioni di vita di ciascuno di noi possono tuttavia variare, in piú o in meno, la quantità d’acqua ingerita. Nel lattante, i bisogni d’acqua sono proporzionalmente piú alti di quelli dell’adulto, il contenuto d’acqua del suo organismo è infatti piú elevato: 75-80% alla nascita (nell’organismo adulto raggiunge il 65% e nel vecchio il 60%).

L’assorbimento dell’acqua

Assorbimento vuol dire passaggio dell’acqua nel sangue. Esso è rapido se l’acqua è ingerita non ai pasti, più lento nel caso opposto. L’acqua è il principale vettore degli alimenti, essa scioglie le sostanze solide attraverso l’azione della saliva e dei succhi gastrici e quindi, ridotte in particelle infinitamente piccole, le trasporta fino alle cellule. L’acqua è indispensabile alle funzioni di secrezione gastrica, intestinale, epatica, pancreatica e le secrezioni stesse dei diversi organi ne contengono in gran quantità. Quando esse hanno compiuto la loro funzione, l’acqua non viene completamente eliminata, ma una parte è assorbita e passa nella circolazione del sangue.

La circolazione dell’acqua

L’acqua, dopo aver attraversato l’apparato digerente, penetra nei linfatici e nella vena aorta per raggiungere il fegato che la immagazzina e ne usa secondo il bisogno. Il fegato è infatti un organo regolatore dell’acqua: la distribuisce al sangue, ai polmoni, alla circolazione arteriosa, venosa, ai tessuti per mantenere l’equilibrio degli scambi.

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