Wednesday, 20/9/2017 | 11:13 UTC+2
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L’istinto alla nascita

L'istinto alla nascita

Il processo che si conclude con il parto è costituito da una sequenza di interazioni complesse fra la madre e il bambino, paragonabile a una coreografia. Proprio come nel più aggraziato dei valzer, il corpo materno e quello fetale si sincronizzano, garantendo che ogni singolo passo sia la precisa conseguenza del precedente. Si chiama istinto alla nascita.

Una serie di ricerche condotte sugli animali e sull’uomo ha permesso di capire che è il feto a indicare per primo di essere pronto a nascere, circa due o tre settimane prima dell’inizio effettivo delle doglie. Rimane un mistero come il bambino “sappia” quando è arrivato il momento, ma è più chiaro cosa avviene nelle fasi successive.

La preparazione al parto

Prima di nascere, il bambino deve raggiungere un grado di maturità sufficiente a garantire la sopravvivenza fuori dal grembo materno. Nell’utero, si è affidato alla madre per ossigenarsi, nutrirsi ed espellere i rifiuti, mentre dal momento esatto della nascita sarà il suo organismo a dover assolvere a tutte queste funzioni vitali. Quindi, raggiunta la completa maturità, il cervello del bambino invia alla placenta degli ormoni che stimolano la produzione di particolari enzimi, i quali favoriscono il perfezionamento degli organi vitali e inducono il travaglio.

Reazioni chimiche

Le ricerche hanno dimostrato che, quando si avvicina il momento del parto, il cervello del bambino stimola l’ipofisi a secernere adrenocorticotropina (ACHT), una sostanza chimica che a sua volta induce la produzione di cortisolo. Questi ormoni passano dall’organismo del feto nella placenta, che reagisce trasformando il progesterone in estrogeni. È questa una fase fondamentale, perché il progesterone è l’ormone che impedisce la contrazione dei muscoli uterini durante le prime fasi della gravidanza, mentre gli estrogeni sano responsabili dell’inizio delle contrazioni che portano al parto. La madre può avvertire questa alterazione ormonale sotto forma di pressione all’utero nei pochi giorni che precedono il travaglio. La pressione della testa del bambino sulla cervice provoca l’invio di un segnale al cervello materno, con conseguente stimolazione della produzione di ossitocina da parte dell’ipofisi. L’ossitocina è un ormone che stimola le contrazioni uterine, che a loro volta spingono ulteriormente la testa del feto nella cervice. Inoltre, l’ossitocina stimola 11 produzione di sostanze chimiche, chiamate prostaglandine, responsabili dell’intensificazione delle contrazioni. Questo processo a catena aumenta di intensità durante la fase del travaglio e porta alla nascita del bambino. È una successione incredibile e stupefacente, in cui madre e figlio lavorano all’unisono.

Il canale del parto

Anche la cervice subisce profondi cambiamenti, per agevolare l’espulsione del bambino. Fino al momento del parto, i tessuti fibrosi della cervice hanno mantenuto l’utero completamente chiuso all’esterno. Perché il parto avvenga, la cervice deve prima ammorbidirsi e dilatarsi, per consentire alle contrazioni muscolari dell’utero di spingere il bambino lungo il canale del parto. Dalle tre alle quattro settimane prima del parto, quando la placenta comincia a produrre più estrogeni, la cervice comincia a rilassarsi ed elasticizzarsi, in preparazione al parto. Alla fine, quando inizia il travaglio, la cervice sarà molto più sottile e corta, e comincerà a dilatarsi. Anche in questo caso, pare che a scatenare l’avvio del processo siano dei segnali chimici inviati dal bambino. Questi cambiamenti ormonali stimolano inoltre la produzione di latte nelle mammelle, deputate all’alimentazione del bambino immediatamente dopo la nascita.

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