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La prima visita ginecologica in gravidanza

La prima visita ginecologica in gravidanza

Quando effettuare la prima visita ginecologica in gravidanza

La prima visita ginecologica in gravidanza dovrebbe essere fissata fra l’8a e la 10a settimana e non dovreste assolutamente saltarla. Oltre a sottoporvi agli esami di base, discuterete le opzioni di assistenza: condivisa, ospedaliera o solo ostetrica ad esempio. Inoltre vi saranno fornite informazioni sui diversi aspetti della gravidanza e dello sviluppo del feto.

La prima visita potrebbe durare anche un’ora. L’incontro può avvenire in ospedale o nello studio del vostro medico. ll ginecologo inizierà ricostruendo la storia medica vostra e del padre del bambino. Poi procederà a una serie di con­trolli, ad esempio misurazione del peso e della pres­sione. Vi prescriverà l’esame delle urine e del sangue . Se di recente non vi siete sottoposte a pap-test (almeno tre anni) vi chiederà di aspettare la nascita del bambino prima di farlo perché la gravidanza può rendere i risultati difficili da interpretare. Vi darà consigli sulla dieta da seguire, sull’igiene alimen­tare e sull’assunzione di integratori D. Vi raccomanderà di smettere di fumare, bere e assumere stupefacenti e pia­nificherà gli esami di controllo.

Al termine dell’appuntamento vi consegnerà le date delle visite successive che dipendono dalle vostre condizioni mediche, e il diario da tenere a portata di mano durante tutta la gravidanza.

Cronologia medica

La raccolta di informazioni sullo stato di salute della gestante e del partner è uno degli obiettivi della prima visita. Il passato medico-clinico individuale viene rico­struito attraverso una serie di domande che vertono su diversi aspetti.

È fondamentale che siate sincere e precise nelle vostre risposte: tutti i dettagli che darete permetteranno al medico di avere una visione completa della vostra sto­ria, e di individuare eventuali rischi. Non siate imbaraz­zate nel rispondere a domande personali e rivelare alcu­ni particolari del vostro privato, ad esempio se avete avuto un aborto. Il medico è pronto a darvi sostegno e comprensione. Se non riuscite a ricordare i dettagli di alcuni episodi, fornite quante più informazioni potete e sarà poi il medico ad approfondire le informazioni ricorrendo ad altre fonti.

Visita di controllo in gravidanza

Per la maggior parte delle donne non è necessaria una vi­sita medica completa, ma se avete problemi di salute preesistenti, potreste aver bisogno di ulteriori controlli; ad esempio, un esame dei reni se siete diabetiche.

Di solito, non si esegue un esame al seno, a meno che non siate preoccupate dalle dimensioni del vostro seno o dalla forma dei capezzoli. In genere, non si procede nemmeno a un esame pelvico; non c’è alcun elemento che permetta di prevedere difficoltà durante il parto.

Verifica del peso

La verifica del peso si fa solitamente a ogni visita, ma molti medici la eseguono solo se siete sovrappeso o sottopeso all’inizio della gravidanza, oppure se appa­rentemente non avete preso il peso previsto. Se aumentate troppo il medico ha maggiori difficoltà a capire se il bambino cresce bene e, se siete addirittu­ra sovrappeso, potete avere delle complicazioni e essere più esposte al rischio di diabete gestazionale. Non è un bene neanche essere sottope­so, e in questo caso il medico vorrà monitorare il bambino più spesso, per accertarsi che lo sviluppo proceda secondo le previsioni .

Misurazione della pressione

Il medico misurerà la pressione sanguigna a ogni visi­ta. È questo un elemento vitale nell’assistenza prena­tale, perché l’ipertensione è un’affezione seria e diffu­sa in gravidanza, specie negli ultimi mesi. La prima misurazione sarà assunta come riferimento per le misurazioni successive. Ben presto, imparerete a rico­noscere i numeri che il medico segna sulla scheda; i valori normali si aggirano intorno ai 120/70. La pres­sione sanguigna è misurata in millimetri di mercurio (mmHg): il primo numero rappresenta la pressione sistolica (corrispondente alle contrazioni del cuore), il secondo numero è invece la pressione diastolica (corrispondente alle dilatazioni del cuore). La pressione sanguigna solitamente diminuisce nelle pri­me 24 settimane della gravidanza, con un calo di circa 5-10 mmHg nella misurazione sistolica e di 10-15 mmHg in quella diastolica. A mano a mano che ci si avvicina al terzo trimestre, la pressione si attesta sui valori normali, ossia quelli precedenti la gravidanza. Se comincia ad aumentare ancora, il medico vorrà escludere la pre­eclampsia. In alcuni casi, il medi­co può ritenere di prescrivere una terapia contro l’ipertensione.

Esami delle urine

I cambiamenti che stanno avve­nendo nel vostro corpo possono comportare un maggior rischio di insorgenza di infezioni ai reni e alle vie urinarie. Circa il 4% delle gestanti rivelano attività batterica nelle urine. È importante individuare e curare queste infezioni, perché possono causare il travaglio pretermine. Allo scopo di escludere un’infezione batterica, vi chie­deranno un campione di urina nel corso della prima visita, che verrà inviato al laboratorio. Alla prima visi­ta e a quelle successive, il campione di urina viene esa­minato per rilevare la presenza di albumina (una pro­teina normalmente non presente nelle urine), che potrebbe indicare la presenza di un’infezione o, anche più grave, la pre-eclampsia o l’insuffi­cienza renale .

In alcuni casi, gli esami sui campioni di urina vengo­no effettuati già in ambulatorio, tramite l’utilizzo di apposite strisce reattive. Potete utilizzarle anche a casa per monitorare le urine nel giorno della visita e comu­nicare il risultato al medico. È fondamentale soprat­tutto riferire la positività della striscia all’albumina. L’esame delle urine prevede inoltre il controllo dei livelli di glucosio. Può accadere che le gestanti pre­sentino tracce di zuccheri nelle urine, ma se si rilevano nelle visite successive alla pri­ma oppure se il bambino è cre­sciuto molto rispetto al previsto il medico predisporrà un accerta­mento del diabete gestazionale, un tipo di diabete che colpisce solo le gestanti e scompare dopo il parto

Di solito, le colture di urina non sono necessarie, a meno che non sorga il sospetto di un’infezione o si rilevi la presenza di linfociti, san­gue o proteine. Le colture possono diventare di routine nel caso di donne con un passato di infezioni urinarie ricorrenti, infezioni renali, diabete o anemia emolitica.

Esami del sangue di routine

Il medico vi avrà probabilmente già informate sul motivo per cui si fanno gli esami del sangue, ma se avete qualsiasi dubbio su uno specifico esame, chiedete spiegazioni. Alla prima visita, vi verrà fatto un prelievo di sangue dal braccio, che dovrete ripetere a diversi intervalli durante la gravidanza, a seconda delle condizioni di salute. Fortunatamente, su un unico campione di sangue si possono éffettuare molti esami diversi.

Rosolia

Probabilmente avete avuto la rosolia, o siete state vaccinate, già da bambine, nel qual caso non potete più contrarre l’infezione e il bambino è al sicuro. Se all’inizio della gravidanza si verifica la rara evenienza di infezione da rosolia, vi sono enormi rischi di malformazioni del feto, fra cui il ritardo mentale. Se l’esame del sangue rivela che non siete immuni alla rosolia, è bene che vi facciate vaccinare dopo la nasci­ta del bambino, per salvaguardare eventuali gravidanze future. Se siete rimaste incinte meno di tre mesi dopo la vaccinazione non preoccupatevi, non sono sta­ti documentati casi di effetti collaterali del vaccino sui neonati.

Conteggio globulare del sangue

Questo esame fornisce il conteggio di tutte le compo­nenti del sangue: i globuli rossi (che trasportano l’os­sigeno), i globuli bianchi (che combattono le infezio­ni) e le piastrine (responsabili della coagulazione del sangue). Se siete affette da anemia , il livello dei globuli rossi, e quindi dell’emoglobina, costituita principalmente dal ferro, risulta basso e il medico vi prescriverà un integratore di ferro o una dieta a base di alimenti ricchi di ferro, come le verdu­re a foglia scura, le carni rosse e il fegato, molluschi cotti (vongole in particolare), frutta secca, cereali, pasta e pane arricchiti, uova. Poiché l’anemia da carenza di ferro si sviluppa più spesso dopo la 20a set­timana, e in particolare durante il terzo trimestre, il controllo dei livelli di ferro deve essere ripetuto più spesso con l’avanzamento della gravidanza.

Gruppo sanguigno e fattore Rh

Questo esame, condotto all’inizio della gravidanza e ripetuto nel terzo trimestre, identifica il gruppo san­guigno materno (A, B, AB o O), stabilisce la presenza o meno dell’antigene Rh (si può essere Rh positivo o Rh negativo) e ricerca gli eventuali anticorpi Rh nel sangue. Conoscere se si è portatori dell’antigene Rh (positivo) o no (negativo) è importante in gravidanza, in caso sia necessaria una trasfusione durante il trava­glio; ma è di vitale importanza se il bambino è Rh po­sitivo e la madre è Rh negativa, in tal caso il corpo ma­terno potrebbe sviluppare anticorpi ai globuli rossi del bambino, e in occasione di una successiva gravidanza, se il bambino è nuovamente Rh positivo, gli anticorpi sviluppati nella precedente rischierebbero di distrug­gere le cellule ematiche del feto, aumentando il rischio di gravi forme di anemia, identificate con il nome di eritroblastosi fetale.

Grazie alle moderne tecniche terapeutiche, questa pa­tologia è diventata però piuttosto rara. Alle madri Rh negativo vengo­no regolarmente somministrate, durante la gravidanza e dopo il par­to, dosi di immunoglobulina anti­D, sicura ed efficace nell’impedire la nascita di anticorpi che potreb­bero attaccare le cellule del bambi­no .

Epatite B

L’epatite B è una patologia virale del fegato piuttosto comune e rischiosa. Si consiglia di effettuare il test alla prima visita e, nel caso in cui siate portatrici, il bambino dovrà essere vaccinato subito dopo la na­scita. Per una maggiore protezione potrà essere trattato con iniezioni di immunoglobulina efficace contro lo sviluppo della malattia.

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