Wednesday, 23/8/2017 | 7:32 UTC+2
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Schizofrenia e ambiente: il rischio delle grandi città

Il rapporto tra la schizofrenia e le grandi città

Personalmente, amo le grandi città. E non sono il solo: nel 1950, 746 milioni di persone abitavano in aree urbanizzate. Nel 2014, la cifra era salita a 3,9 miliardi, ovvero il 54 per cento della popolazione mondiale. Secondo le Nazioni Unite, il 66 per cento di tutti gli esseri umani vivrà in grandi agglomerati urbani entro il 2050.

Le metropoli offrono tanti vantaggi: intanto, concentrano in maniera altamente efficiente attività commerciali, didattiche e di ricerca. Se gestite correttamente, consentono notevoli benefici anche dal punto di vista ambientale. Le città favoriscono i contatti umani, che noi, come specie, tendiamo a ricercare: siamo esseri sociali e di conseguenza, ci piace abitare in agglomerati urbani. Come reagiscono, però, il nostro organismo e il nostro cervello? Le nostre amate città sembrano associate ad aumentati livelli di asma infantile, cardiopatie, diabete e varie forme tumorali, oltre che psicopatie infantili, depressione e persino schizofrenia negli adulti.

Il caso della schizofrenia, una delle patologie più tenaci e misteriose della storia della medicina, è emblematico di questo preoccupante quadro statistico. Essa colpisce circa l’uno per cento della popolazione mondiale in fasi diverse della vita. Le sue cause sono sconosciute, ed è più comune nei pazienti di sesso maschile. Si presenta inizialmente con lievi alterazioni cognitive e comportamentali in età infantile, talmente vaghe da venire riconosciute come sintomi soltanto retrospettivamente, o nell’ambito di studi specifici.

La stragrande maggioranza dei casi pediatrici non dà luogo a ulteriori problemi psicologici né psichiatrici; tuttavia, queste leggere alterazioni stanno a indicare che, per molti pazienti schizofrenici, lo sviluppo cerebrale procede per vie alternative alla norma già in età molto precoce, forse addirittura in utero. I primi sintomi evidenti di schizofrenia emergono in età adolescenziale e comprendono ansia, deflessione del tono dell’umore, ritiro dalla socialità e formazione di convinzioni contrarie alla realtà.

Sono sintomi che quasi tutti gli adolescenti, e molti adulti, manifestano presto o tardi, e dunque, non necessariamente spia di patologie. Tuttavia, se presenti in maniera molto evidente, potrebbero identificare un giovane adulto ad alto rischio di disturbi psicologici o psichiatrici. I sintomi classici della schizofrenia, quando alla fine si definiscono, comprendono anche deliri e allucinazioni. Altre caratteristiche sono la difficoltà a mantenere la lucidità e una serie di tratti “negativi” di natura depressiva: abbassamento del tono dell’umore, perdita di interesse, mancanza di energie e persistente asocialità.

Un mistero della medicina: in città si rischia la schizofrenia?

Nonostante la corposa mole di ricerche sulle sue cause biologiche, questa psicosi resta uno dei grandi enigmi della medicina. In parte, ciò è dovuto al fatto che “schizofrenia” è un termine utilizzato per riferirsi a un insieme di sintomi che si presentano contemporaneamente, piuttosto che a un’unica entità biologicamente definita. Ciò la differenzia marcatamente da altre patologie, per esempio il diabete, definito biologicamente da precise misurazioni della glicemia, o i tumori cerebrali, diagnosticabili con scansioni.

Non esistono, invece, esami di laboratorio o tecniche di imaging per diagnosticare con certezza questa psicosi: eppure, si stanno accumulando prove del fatto che la dopamina, un importante neurotrasmettitore cerebrale, sia regolata in maniera anomala nei pazienti schizofrenici. Data la struttura altamente interconnessa del cervello, sono sicuramente coinvolti anche altri neurotrasmettitori. Esiste, inoltre, un’importante componente genetica, ancora non indagata a fondo, con molteplici geni che potrebbero avere un impatto lieve o moderato sulle probabilità di insorgenza. Molti pazienti, poi, non presentano anamnesi familiari in alcun modo positive, e viceversa, molte persone con precedenti casi in famiglia non sviluppano la malattia. Perciò, se la familiarità e il profilo genetico possono far aumentare il rischio di ammalarsi, anche i fattori ambientali sono di importanza critica. Ecco, dunque, perché è importante parlare della vita in città.

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