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Lo sviluppo dei sensi nel feto

Lo sviluppo dei sensi nel feto

Nel grembo materno, il bambino non fluttua inconsapevole di sé e di ciò che gli accade intorno, ma impara gradualmente a sviluppare i sensi, cogliendo un’insospettabile quantità di stimoli dall’esterno. Indaghiamo insieme lo sviluppo dei sensi nel feto.

Il tatto, il gusto, l’olfatto, l’udito e la vista del bambino sono continuamente stimolati da ciò che avviene nel corpo della madre e dalle sensazioni che questo filtra dal mondo esterno. Riconoscere la voce della mamma, il gusto e l’odore dei cibi che consuma può dare al bambino un importante senso di familiarità e di sicurezza una volta venuto al mondo.

Il tatto

Il senso del tatto è il primo a svilupparsi nel feto. Quasi contemporaneamente ai primi movimenti, ovvero intorno alla 7a-8a settimana, il bambino comincia a rispondere agli stimoli tattili. All’inizio, solo le labbra acquistano sensibilità, ma in breve tempo anche le guance e la fronte rispondono agli stimoli. Intorno alla 10a-11a settimana, i palmi delle mani si sensibilizzano al tatto e il bambino comincia a toccarsi il volto, forse per esplorare il suo aspetto. Già alla 14a settimana, tutte le parti del corpo del bambino, a eccezione del dorso e della sommità del capo, rispondono al tatto in modo simile alla percezione del neonato.

Un piccolo esploratore Crescendo, il bambino comincia a sfregare la parete uterina materna con alcune parti del corpo e a muoversi per farsi spazio nel grembo. Inoltre, il bambino tocca continuamente il cordone ombelicale, lo afferra e ci “gioca”, come mostrano alcune ecografie.

La cosa interessante è che, inizialmente, la reazione del bambino al tatto è di allontanarsi dallo stimolo: se con la mano si tocca la guancia destra, volterà la testa a sinistra. Questa reazione iniziale al tatto è dovuta all’immaturità del sistema nervoso centrale. In seguito, la sua reazione sarà di avvicinamento alla fonte dello stimolo: il bambino volterà la testa verso la mano. Questo potrebbe essere l’inizio del riflesso di orientamento, fondamentale al momento dell’allattamento.

Una bocca sensibile

Già nell’utero, il bambino si succhia il pollice, ma non è certo che il riflesso di suzione sia collegato alla necessità di soddisfazione della fame. Nel corpo ancora immaturo del feto, la lingua, con le sue centinaia di terminazioni nervose, è una delle parti più sensibili é la suzione è un ottimo mezzo di “sperimentazione”. Questo comportamento è evidente nei bambini di pochi mesi di vita, che sono soliti mettersi in bocca gli oggetti, proprio per farsi un’idea delle dimensioni e della consistenza, meglio di quanto non possano fare usando le manine ancora inesperte. Succhiando il pollice nel grembo materno, il bambino sperimenta il tatto della pelle e la forma del pollice, e probabilmente ne trae la stessa consolazione dei bambini che adottano questo comportamento dopo la nascita.

Lo sviluppo dei sensi nel feto: il gusto e l’olfatto

Il feto comincia a deglutire liquido amniotico (il liquido in cui si trova immerso nel sacco amniotico) fin dalla 12a settimana e continua a farlo durante tutta la gravidanza. Alcuni studiosi hanno suggerito che attraverso questo comportamento il bambino sperimenta il senso del gusto e dell’olfatto, perché il liquido amniotico contiene i sapori e gli odori dei cibi consumati dalla madre. Se, ad esempio, la madre mangia aglio, il bambino potrebbe avvertirne il sapore e l’odore attraverso canali diversi. Anzitutto, dal sangue della madre, l’aglio passa a quello del bambino, stimolando i ricettori sensoriali del naso. In secondo luogo, l’aglio si scioglie direttamente nel liquido amniotico e viene “respirato” e ingerito dal bambino, che ne percepisce quindi l’odore e il sapore. In terzo luogo, quando l’aglio viene “espulso” dall’organismo del bambino attraverso le urine che disperde nel liquido amniotico, il bambino può ripetere l’esperienza deglutendo il liquido. Quindi, se il gusto dell’aglio resta in bocca alla madre per qualche ora, il bambino continuerà a sentirlo per 24 ore o più.

I gemelli si stimolano a vicenda

Proprio perché sono a stretto contatto, i gemelli spesso “lottano” fra loro per farsi spazio. Se uno si allunga e tocca l’altro, il fratello (o la sorella) reagisce al tocco e spesso lo restituisce. Potrebbe essere questo l’inizio dell’affinità profonda che si sviluppa in quasi tutti i gemelli per tutta la vita. Accade spesso che uno dei gemelli sia più attivo dell’altro e reagisca più rapidamente agli stimoli, scalciando più forte o accelerando il battito cardiaco. Anche in questo caso, la differenza sembra protrarsi per tutta la vita.

Lo sviluppo di preferenze e avversioni

Alcune ricerche dimostrano che già nel grembo materno il bambino è in grado di distinguere il dolce dal salato, inghiottendo di più quando sente una sostanza dolce e meno quando assaggia qualcosa di amaro. Non ci vorrà molto, quindi, prima che il bambino impari a riconoscere ciò che avete mangiato. Poiché il latte materno ha più o meno sempre lo stesso gusto, un cambiamento drastico di dieta dopo la nascita potrebbe far sì che il bambino abbia qualche difficoltà iniziale ad abituarsi al latte materno.

L’udito Il modo in cui il feto reagisce ai suoni è stato ampiamente indagato, sostanzialmente perché l’udito è il senso più facile da stimolare all’interno dell’utero. Il bambino comincia a reagire ai suoni intorno alla 24a settimana, assumendo comportamenti più decisi all’aumentare dell’intensità del suono. L’Ambiente in cui vive il bambino è ricco di suoni molto diversi: il battito della madre e il sangue che scorre nelle arterie producono un sottofondo sonoro, cui si sovrappongono i rumori intermittenti dello stomaco e dell’intestino. Attraverso il corpo materno giungono al bambino anche suoni dal mondo esterno, voci e musica,

ma molto attutiti rispetto all’intensità che si percepisce all’esterno. Infatti, viaggiando nel corpo materno, molte delle onde sonore che compongono un suono vengono respinte o assorbite dagli indumenti o dalla pelle, così che solo una piccola componente giunge effettivamente all’interno dell’addome e alle orecchie del bambino. I suoni a frequenza alta vengono respinti più facilmente, e quindi il bambino sentirà soprattutto suoni a bassa frequenza.

I suoni preferiti

Di tutti i suoni e rumori che il bambino può percepire, la voce materna è il più frequente. Il bambino, infatti, sente la madre in due modi: prima attraverso le onde sonore emesse dalla bocca della madre che viaggiano nell’aria poi attraverso le vibrazioni che scuotono il corpo mentre la madre parla. L’effetto è simile a quello che sentiamo quando parliamo e alla differenza che notiamo ascoltando la nostra voce registrata su un nastro: in questo ultimo caso, infatti, sentiamo solo i suoni trasportati dall’aria e non dalle vibrazioni interne al nostro corpo. Le vibrazioni del corpo materno trasmettono molto efficacemente la voce della mamma al bambino; quindi, ogni volta che parlate, cantate o gridate, il bambino vi sente. Non sorprende, quindi, che alla nascita il bambino mostri di riconoscere la voce della mamma più di qualsiasi altra. Di solito, non riconosce la voce paterna, anche se saprà distinguere fra voci femminili e voci maschili. La voce della madre è l’unico suono che il bambino impara a conoscere nel grembo. La ricerca ha utilizzato gli ultrasuoni per osservare le reazioni del feto a motivi familiari o meno, trasmessi attraverso delle cuffie collocate sul ventre materno. Intorno alla 26a o 27a settimana, i bambini tendono ad aumentare l’attività quando sentono un motivo familiare, come se danzassero al ritmo della loro musica preferita. Quando invece sentono un motivo che non riconoscono, tendono a stare fermi. In alcuni casi, una musica familiare può avere un effetto calmante sul bambino dopo la nascita, ma usate questa strategia occasionalmente, o perderà presto efficacia.

La vista

La vista è il senso meno stimolato nel mondo acquatico in cui vive il bambino, ed è anche l’ultimo a svilupparsi in ordine di tempo. Le palpebre del feto restano chiuse fino alla 27a settimana circa, per poi socchiudersi e cominciare a battere le ciglia, forse per esercitare un riflesso che sarà molto utile dopo la nascita. Nel grembo materno, il bambino vive sostanzialmente al buio, perché la pelle dell’addome e gli indumenti impediscono alla luce di raggiungerlo. Quando però la madre espone la pancia alla luce del sole, il bambino percepisce un diffuso bagliore arancione attraverso la pelle, simile a quello che si vede appoggiando una mano sulla luce di una torcia. Alcuni studi dimostrano che le pupille del feto siano in grado di contrarsi e dilatarsi a partire dalla 33a settimana e che a questo stadio comincino anche a distinguere le forme.

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