Wednesday, 20/9/2017 | 11:10 UTC+2
Consobiomed

Time lapse: il lavoro di post produzione

La post produzione di un time lapse

Creare un time lapse significa dire che c’è bisogno di intervenire e mettere in campo una serie di accorgimenti che vanno sotto il nome di lavoro di post-produzione. Solitamente, le fotografie che si scattano durante il time lapse vengono unite utilizzando il file JPG mentre dal punto di vista del programma video si fa riferimento a QuickTime Pro. Si tratta di formati e programmi che possono andar bene nelle prime occasioni ma chi si ritiene maggiormente esperto in questo ambito dovrebbe utilizzare altri strumenti ed un procedimento leggermente più difficile e complesso.

Lavorare alla post produzione di un time lapse

Nell’ambito della fotografia digitale spesso si impiega il file RAW, che sta ad indicare un mix di dati salvati senza l’utilizzo di un formato di archiviazione. Dal punto di vista degli scatti viene ritenuto conveniente seguire una strada che prevede la presenza di due formati. Il formato RAW serve per il workflow standard mentre il formato JPG può essere utilizzato al fine di ottenere un’anteprima della sequenza piuttosto rapida. E’ bene che i file RAW diano la possibilità di fare utilizzo di una risoluzione libera sia per procedere al lavoro di ritaglio delle immagini (il cosiddetto cropping) sia per il panning, ovvero la tecnica fotografica che permette di riprendere soggetti che si muovono al fine di dare all’immagine un effetto dinamico. I file dovrebbero avere una risoluzione del 50%, arrivando anche al 100%, più grande rispetto a quella della risoluzione finale del video. Un consiglio che vale soprattutto per quei casi in cui lo spazio sufficiente sulla memory card non sia grandissimo. Per ottenere una veloce anteprima, nel caso in cui i file JPG siano stati salvati in separata sede rispetto al video in formato RAW, è possibile utilizzare un software come QuickTime Pro oppure altri programmi che funzionano in modo simile. Il lavoro da compiere nella fase successiva consiste nell’utilizzare un programma chiamato Adobe After Effects. Si tratta di un software che non può essere sostituito con altri programmi in quanto è l’unico a permettere di convertire i file in formato RAW in un vero e proprio filmato. La sequenza di base delle immagini va a questo punto messa da parte e salvata in un’altra cartella. Bisogna, poi, utilizzare un altro programma, preferibilmente Adobe Camera RAW, per aprire il primo fotogramma della sequenza. E’ ora che è possibile intervenire per apportare modifiche al colore, al contrasto e agli altri aspetti prettamente tecnici. E’ necessario fare molta attenzione alle ombre, al fine di estrapolare un grande numero di dettagli. Occhio anche alle impostazioni di bilanciamento del bianco, specie quando si fotografa una scena che sta per mostrare un cambiamento dal punto di vista della luminosità. Per rendersi conto di eventuali problemi all’interno di un fotogramma è consigliato provare le impostazioni in altri fotogrammi. A questo punto conviene creare un progetto nuovo in AE, trascinando la cartella creata precedentemente. Per applicare al filmato gli effetti iniziali è possibile utilizzare uno o più filtri a scelta dell’utente. Ora conviene reindirizzare tutte le informazioni in un formato intermedio, cercando di ottenere un filmato che abbia una risoluzione di 10bit e che sia pronto per il montaggio e per le operazioni di modifica del colore. L’ultima operazione consisterà nell’esportare il lavoro in un formato che verrà scelto dall’utente stesso.

-

Pubblica i tuoi commenti

Your email address will not be published. Required fields are marked *