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Tipi di parto: quale scegliere?

tipi di parto

Tipi di parto: quale scegliere?

Nel considerare i tipi di parto, dovrete informarvi su tutte le procedure possibili e capire se volete escludere alcune eventualità. Il medico dovrà rispettare i vostri desideri, fino a che non mettono a rischio la salute vostra e del bambino. Se avete dei dubbi informatevi su tutte le conseguenze possibili. Al momento di decidere, però, lasciate che il medico giudichi se sia necessario intervenire.

Il parto indotto

La donna entra spontaneamente in travaglio quando si scatenano una serie di cambiamenti ormonali e pressioni sui muscoli dell’utero, che stimolano l’espulsione. Il travaglio, però, può essere indotto ricorrendo a ormoni, medicinali, cateteri o alla rottura delle membrane tramite stimolazione manuale della cervice. Se si lascia fare alla natura, molte donne entrano in travaglio entro le due settimane precedenti o successive alla data prevista del parto. Il travaglio viene indotto quando è meglio che il bambino nasca, o quando la salute della madre o del bambino è a rischio, se la gravidanza dovesse protrarsi. Se il bambino non è cresciuto abbastanza negli ultimi mesi di gravidanza o soffre di una grave malattia, è in posizione podalica o si tratta di una gravidanza gemellare, un parto indotto potrebbe essere la soluzione migliore. Le madri che soffrono di patologie ad alto rischio, come il diabete o l’ipertensione causata dalla gravidanza, hanno già subito un cesareo o hanno una storia di travaglio molto rapido, potrebbero optare per il parto indotto. Fra le ragioni valide c’è la rottura delle membrane prima del travaglio perché l’induzione diminuisce i rischi di infezione e il superamento del termine di gravidanza. Quando le risorse lo consentono, con particolari motivazioni sociali o psicologiche, il medico dovrebbe considerare la vostra richiesta di parto indotto. Prima di accettare, si assicurerà che il bambino sia sufficientemente sviluppato e la cervice pronta. Qualunque sia la motivazione, il medico dovrà discutere a fondo la procedura con voi prima di agire. Dovrebbe spiegarvi le ragioni, il metodo, i potenziali rischi e le conseguenze. Si parla di “consenso informato”.

L’induzione programmata

In alcuni casi, si “programma’: il parto, decidendo in anticipo la data in cui sarà indotto Nkima di cominciare la tempia, il medico dovrà accertare che il parto sia la soluzione migliore per il bambino tramite una serie di esimi. Nel caso di induzione programmata, il bambino dovrà essere a termine, perché un parto prematuro, fino a tre settimane prima del previsto, potrebbe mettere a rischio la salute del neonato.

Il Syntocinon

Anche se il vostro non è un caso di parto indotto, il medico potrebbe aiutare il progredire del travaglio con il Syntocinon (ossitocina sintetica) per rendere le contrazioni più forti ed efficaci. A volte, però sono più forti e frequenti di quelle naturali. Questo potrebbe causare anomalie nella lettura del battito cardiaco fetale, perciò le donne che assumono il Syntocinon sono quasi sempre sottoposte a monitoraggio per controllare come reagisce il bambino alle contrazioni. Se le contrazioni sono troppo ravvicinate, si modifica il dosaggio del farmaco.

Il monitoraggio fetale

I dispositivi per il monitoraggio fetale controllano il battito cardiaco del bambino durante il travaglio. Una delle modalità più comuni è il monitoraggio esterno, con degli elettrodi sull’addome materno collegati a una macchina che visualizza e stampa le letture del battito cardiaco fetale e delle contrazioni uterine. In alcuni ospedali il monitoraggio viene disposto per tutta la durata del travaglio, su tutte le donne; una serie di studi però ha rivelato che, in seguito a una scorretta interpretazione delle letture o a errori della macchina, vi è un aumento di tagli cesarei non necessari. Per tale ragione, se la vostra gravidanza è a basso rischio è più comune che il monitoraggio sia effettuato a intervalli regolari o che il battito cardiaco del bambino sia misurato con l’ecoDoppler.

Se il medico necessita di una visione più precisa delle condizioni del bambino, può disporre un monitoraggio interno, con un elettrodo nella vagina attaccato alla testa del bambino. Il monitoraggio interno è più accurato, ma presenta alcuni svantaggi: l’uso del monitor limita i vostri movimenti rischiando di rallentare il travaglio e il bambino corre il rischio di contrarre un’infezione dall’elettrodo. Quindi, si ricorre al monitoraggio interno solo in caso di benefici evidenti.
L’episiotomia è un’incisione praticata lungo il perineo, tra la vagina e l’ano, per allargare l’apertura vaginale e agevolare il passaggio della testa del bambino. In molti ospedali, è una pratica di routine, ma negli ultimi vent’anni è stata ridotta perché risulta che non ci siano benefici assoluti. Spesso, sta all’esperienza e alla pazienza del medico consentire la dilatazione della zona con strappo dei tessuti minimo o assente, e senza l’episiotomia. A volte, un piccolo strappo del tessuto si ripara facilmente e causa meno dolore rispetto all’incisione, che è estesa e profesda.

Il parto vaginale operativo

Alcuni strumenti favoriscono il passaggio del neonato attraverso il canale vaginale abbreviando la seconda fase del travaglio e diminuendo i pericoli per madre e bambino.

Abbondano i racconti raccapriccianti sull’utilizzo del forcipe durante il parto, associato all’aumentato rischio di lacerazioni. Studi recenti, tuttavia, hanno dimostrato che non sia meglio né peggio di altri tipi di parto. Il forcipe è un utensile di metallo, simile a grosse pinze, cui si ricorre nel caso la partoriente non riesca a spingere efficacemente o il bambino debba essere estratto velocemente. Il forcipe può evitare il taglio cesareo, essere impiegato per correggere la posizione del bambino nel canale di parto e ridurre il rischio di traumi per il bambino. I detrattori sostengono che spesso viene utilizzato senza un’effettiva necessità, solo perché i medici vogliono concludere in fretta il parto. Il funzionamento della ventosa è analogo a quello del forcipe, ma si utilizza una coppa morbida appoggiata sulla testa del piccolo. Il risucchio permette di tirare fuori il bambino mentre la madre spinge. La ventosa può penetrare di più nel canale del parto e può quindi intervenire prima. Causa inoltre meno lesioni al perineo.

Il parto cesareo

Il taglio cesareo può essere eseguito solo da un ginecologo o da un chirurgo, perché consiste nell’incisione della parte bassa dell’addome, da cui viene estratto il bambino. Il parto cesareo è limitato a gravi ragioni mediche Il parto cesareo elettivo su richiesta Se si tratta della vostra prima gr»idanza e siete spaventate dal dolore associato a un parto naturale o il primo parto è stato difficile e non avete dimenticato quell’esperienza, potreste decidere con il ginecologo dell’opportunità di chiedere un cesareo. Il Ministero della Salute nel 2011 ha stilato delle nuove linee guida per regolamentare il parto cesareo stabilendo che in assenza di controindicazioni il parto naturale è sempre preferibile per il benessere di mamma e bambino. Il cesareo quindi può essere eseguito solo in casi specifici: il feto è in posizione podalica, la placenta ostruisce il passaggio del bambino attraverso il amale di parto, la mamma è diabetica e il bambino è troppo pesante oppure quando c’è il pericolo della trasmissione di malattie infettive. Come ogni intervento chirurgico, può avere complicazioni, come il rischio di infezioni e di emorragia.

I bambini nati con taglio cesareo hanno più probabilità di sviluppare insufficienze respiratorie rispetto ai bambini nati con parto naturale e potrebbero subire tagli e ferite da parte del bisturi del chirurgo. Molti medici e operatori del settore ritengono che si debba ricorrere al cesareo solo in caso di patologie serie. Parlate delle vostre preoccupazioni con il medico. Una buona ostetrica, la rassicurazione che avrete a disposizione ottimi antidolorifici durante il travaglio e un piano dettagliato per la nascita del bambino possono fare la differenza e farvi sentire abbastanza tranquille da affrontare il parto naturale. Il travaglio per il secondo figlio in genere è più breve e tranquillo rispetto al primo quindi non dovete lasciarvi abbattere dalle esperienze passate.

Il parto naturale dopo un cesareo

Il detto che “fatto un cesareo, si farà sempre un cesareo per partorire non è più valido. Oggi la maggior parte dei tagli cesarei viene praticata lungo la linea bikini con un’incisione uterina trasversale meno soggetta a lacerazioni in travagli successivi (0,5%). In gran parte dei casi, il taglio può essere praticato con incisione trasversale, lungo la cosiddetta “linea bikini” , che sarà meno soggetta a lacerazioni durante i travagli successivi (il rischio è dello 0,5%). Ogni successivo cesareo è più difficile a causa della minore elasticità del tessuto cicatriziale, inoltre più basso sarà stato il taglio cesareo più il parto naturale successivo sarà sicuro per la madre e il bambino. Il 70% delle madri che affrontano un travaglio dopo un cesareo porta a termine con successo il parto vaginale. Chi si oppone al parto naturale dopo un cesareo sostiene che anche se il taglio è stato effettuato sulla linea bikini, i rischi del parto naturale, come la rottura della parete uterina, siano maggiori di quelli di un secondo cesareo. Le donne che hanno un parto naturale indotto sono a più alto rischio di rottura uterina. Per tale ragione, molti ginecologi preferiscono non intervenire in fase di travaglio, se il parto è successivo a un parto cesareo.

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