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Che cosa sono le nefropatie?

Nefropatie

Nefropatie: caratteristiche e sintomi

In senso generico con tale termine si indicano tutte le malattie renali. In particolare il termine è riferito a malattie che colpiscono contemporaneamente i due reni, in quanto prodotte da cause che si diffondono per via ematica. E pertanto piú proprio parlare di nefropatie ematogene. Esse sono state distinte in diversi gruppi, secondo numerose e disparate classificazioni. Si ritiene di dovere seguire la classificazione di Volhard nei seguenti tre gruppi fondamentali:

a) nefriti od affezioni di natura infiammatoria a carico dei reni.

b) Nefrosi: nefropatie bilaterali a carattere degenerativo primario dei tubuli renali, senza lesioni infiammatorie glomerulari.

c) Nefrosclerosi, nefropatie bilaterali anatomopatologicamente caratterizzate da sclerosi primaria a carico delle medie piccole arterie del rene. Questi singoli processi morbosi nella loro evoluzione si possono complicare a dare quadri misti di nefrite con impronta nefrosica, o pseudonefrosi, e di nefrite con impronta sclerotica. All’inizio del sec. XX Widal notò come le nefropatie emalogene hanno in comune diversi sintomi riconducibili a quattro gruppi: sintomi urinari; edemi; aumento dell’urea nel sangue; ipertensione arteriosa. Si sottolinea come non esista uno stretto parallelismo tra l’entità di tali sintomi e la gravità del danno anatomico; solo contemporanea presenza dei quattro sintomi è indice di severa, cronica e progressiva lesione renale. I sintomi e le cause. Esaminiamo ora separatamente i diversi sintomi nella loro comparsa e nelle loro cause.

Sintomi urinari: nei nefropazienti le urine sono talora scarse, di colore carico e torbido, altre volte invece sono abbondanti e chiare, nei casi estremi possono totalmente mancare (anuria). L’esame chimico e microscopico delle urine fornisce i dati piú utili: la presenza di albumina depone per sofferenza glomerulare o tubulare, il rilievo nel sedimento, osservato al microscopio, di globuli bianchi, piú o meno alterati, depone per lesioni infiammatorie, mentre il rilievo di globuli rossi depone per congestione o rottura di vasi glomerulari. La comparsa nel sedimento di cilindri di varia natura (granulosi, ialini od ematici) è in genere espressione di severa lesione tubulare.

Edemi: gli edemi, oltre che ad affezioni cardiache, venose od epatiche, in un gran numero di casi sono riconducibili ad affezioni renali. Gli edemi sono sostenuti da abnorme contenuto liquido dei tessuti. 73right dimostrò la relazione intercorrente tra alcuni edemi e le nefropatie; Vidal come l’edema sia dovuto a ritenzione di cloruro di sodio. Gli edemi renali interessano sia la pelle (edemi sottocutanei) sia gli organi profondi (edemi viscerali). In caso di edemi sottocutanei la pelle si presenta gonfia per infiltrazione idrica, di colorito biancastro, molle, improntabile con la pressione di un dito. Gli edemi di genesi venale si localizzano al volto, in particolare alle palpebre, alle caviglie ed al dorso. Gli edemi si accentuano in una regione piuttosto che in un’altra in rapporto alla posizione del paziente: in decubito supino si esagerano al dorso, in posizione eretta alle caviglie. Nei casi estremi l’edema dà al paziente un tipico aspetto con volto pallido a «luna piena», palpebre così tumefatte da ostacolare la vista, tronco ingrossato, gambe gonfie a colonna, scroto e verga esageratamente tumefatti. Nei casi lievi l’edema sarà denunciato soltanto dalla tumefazione alle regioni malleolari. Il liquido edematoso infiltrante sottocutaneo è limpido, incoagulabile, non contiene albumina né cellule né germi, mentre invece è ricco di sali. In caso di edemi viscerali la ritenzione idrica può portare sia a raccolta in cavità sierose (trasudati) sia ad infiltraziuni nel parenchima di diversi organi (edemi). Nel primo caso si avrà idrotorace per trasudato nelle cavità pleuriche, talora di entità tale da collassare il polmone ed ostacolare la funzione respiratoria: ascite per trasudato nella cavità peritoneale; anasarca od idropisia per contemporanea raccolta idrica in tutto il sottocutaneo e nelle cavità sierose del torace e dell’addome. Nel secondo caso si può determinare edema polmonare per trasudazione negli alveoli polmonari in torma missiva a dare drammatico quadro di asfissia; edema della glottide per infiltrazione e tumefazione della mucosa laringea con secondaria stenosi ed asfissia; edema cerebrale per inibizione acquosa dell’encefalo a causare crisi di cefalea, disturbi della vista (amaurosi) e nei casi piú gravi convulsioni. Nelle nefropatie la ritenzione idrica, che è alla base degli edemi. riconosce due cause:

a) ritenzione dei sali: i sali introdotti con gli alimenti ed assorbiti (in media cinque-dieci grammi al di) sono normalmente eliminati con le urine. Nei nefropazienti si ha ritenzione dei sali e cunseguente ritenzione idrica. Pertanto in questi malati si dovranno prescrivere diete senza sale o quanto meno diete in cui il cloruro di sodio è sostituito dal cloruro di potassio. In merito si ricorda che il sodio é responsabile della ritenzione idrica, mentre il cloro non vi svolge alcun ruolo.

b) Diminuzione dei protidi ematici: secondariamente alla perdita di albumina presente in abbondanza nelle urine dei nefropazienti: infatti con la diminuzione dei protidi nel sangue l’acqua non piú trattenuta da queste sostanze, passa nei tessuti. L’alterazione ematica può essere corretta a mezzo di perfusioni con soluzioni ricche in prutidi.

— Aumento dell’urea nel sangue: l’urea, ultimo prodotto del metabolismo dei protidi, nei nefropazienti non è totalmente eliminata con le urine, per cui si accumula nel sangue (iperazotemia). Si ha pertanto la sindrome iperazotemica od uremica.

Ipertensione arteriosa: nelle nefropatie ipertensione arteriosa si presenta in forma piú o menu grave e condiziona numerose e particolari complicazioni, quali: insufficienza cardiaca, turbe neurologiche, disturbi visivi, complicazioni polmonari. La genesi della ipertensione arteriosa nei nefropazienti è complessa: si ritiene che in buona parte sia dovuta ad esagerata secrezione da parte dei reni di una sostanza ipertensiva: la renina. Nella parte introduttiva del paragrafo sulle nefropatie si sono elencati i sintomi comuni alle nefropatie, legati alla ritenzione dei sali, alla perdita di protidi, all’accumulo di urea nel sangue e ad una esagerata secrezione di renina. La premessa, anche se ha costretto ad affrontare argomento complesso, è stata necessaria per inquadrare sul piano eziopatogenetico le diverse nefropatie. Si prendono ora in considerazione le diverse nefropatie ematogene che, in base a quanto detto, sono riconducibili ai seguenti gruppi principali: nefriti, nefrosi e nefrosclerosi, esaminando in seguito le nefropatie da avvelenamenti, le nefropatie da gravidanza e la nefropatia da amiloidosi.

Assistenza e supporto al parto

assistenza e supporto al parto

Assistenza e supporto al parto

Sebbene sia impossibile prevedere come si svolgeranno il travaglio e il parto, ci sono molte tecniche che potete adottare per rendere l’esperienza più positiva. Dovrete solo esercitarvi un po’.  È giunto il momento di decidere dove partorire, che tipo di analgesia prevedere, e chi volete accanto per assistervi durante il travaglio.

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Scegliere dove partorire

Come scegliere dove partorire

Come scegliere dove partorire?

Potreste scegliere di partorire in ospedale, per usufruire delle tecnologie mediche in caso di necessità, oppure potete optare per un luogo più informale, come un ambulatorio ostetrico o persino la vostra casa. Qualunque sia la vostra decisione, è fondamentale che conosciate a fondo tutte le alternative, per capire cosa sia meglio per voi. Ricerche hanno dimostrato che la donna riceve maggiore soddisfazione dal parto se ha un buon rapporto con il personale di assistenza e se viene coinvolta nelle decisioni cruciali. Per questo cominciate da subito a gettare le basi di questo rapporto di fiducia. Scopriamo insieme dove partorire e quando fare alcune scelte.

Il parto in ospedale

Nel nostro paese, la stragrande maggioranza delle nascite avviene in una struttura ospedaliera. Partorire in ospedale implica la possibilità di avere accesso istantaneo a tutte le strutture di emergenza, cosa che vi rassicurerà molto, specie se è il vostro primo parto. In ospedale, i medici sono in grado di affrontare prontamente qualsiasi complicazione e possono somministrarvi l’analgesia parziale, e praticare un taglio cesareo se necessario. Non è invece ancora diffusa da noi, come succede in altri paesi europei, la possibilità di scegliere di partorire, riducendo al minimo l’intervento medico, presso un centro di ostetricia affiliato a una struttura ospedaliera.

Scegliere l’ospedale dove partorire

Molte donne con gravidanza senza complicazioni ricevono gran parte dell’assistenza prenatale presso consultori o ambulatori medici e si recano in ospedale solo per le ecografie, un paio di monitoraggi e infine per il parto. Li scelta della struttura è libera; quindi, prima di decidere, visitate i reparti di maternità degli ospedali più vicini e chiedete consiglio al vostro medico, all’ostetrica o ad amiche che abbiano partorito di recente. Se durante la gravidanza sono sorti dei problemi o se avete già avuto figli, probabilmente avete già un ginecologo o un’ostetrica di fiducia e preferirete avere il bambino nell’ospedale o nel reparto che vi ha seguite in precedenza. In ospedale, solitamente il parto avviene in una sala dedicata all’interno del reparto di ostetricia. Al periodo di travaglio è invece dedicata un’altra stanza, diversa rispetto a quella di degenza in cui trascorrerete i primi giorni dopo il parto.

Le domande da fare

E’ importante raccogliere il maggior numero di informazioni sulla struttura prescelta. Informatevi sul numero di cesarei effettuati e stilla disponibilità di analgesia, e annotate tutti i numeri utili. Se possibile, fate anche un giro del reparto. Ecco alcune domande che potreste fare:

• Potrò alzarmi e camminare durante il travaglio, o sarò costretta a letto?

• Il monitoraggio ferale viene eseguito costantemente o periodicamente?

• Mi romperete le acque a un certo punto del travaglio?

• Posso bere e mangiare durante il travaglio?

• Quante persone posso avere accinto a me durante il travaglio?

• Posso scegliere la posizione per partorire?

• à disponibile la TENS o devo procurarla io?

• Ci sono una piscina per il parto in acqua e ostetriche specializzate in questo tipo di procedura?

• L’epidurale è disponibile in qualsiasi momento?

• Posso scegliere la posizione di parto che preferisco?

• Al parto assisteranno interni o studenti?

• Qual è il tasso di parti cesarei e indotti praticati da questo ospedale? E dagli altri ospedali?

• Quanto si protrarrà la degenza? Quali sono gli orari di visita? Il mio compagno potrà accedere al reparto fuori degli orari di visita?

• Mi aiuterete con l’allattamento?

• Quali servizi sono disponibili per i bambini malati?

• Quali misure di sicurezza prevede l’ospedale ?

• Come identificate i neonati per evitare che venga-no scambiati?

Molti ospedali assegnano delle fasce di identificazione alla mamma e al bambino, e spesso a una terza persona, ad esempio il padre del bambino. Gli operatori ospedalieri devono verificare l’identità del bambino ogni volta che entra o esce dalla stanza della madre o dal nido.

La dimissione precoce

Presso alcune strutture ospedaliere, dopo aver valutato le condizioni fisiologiche di salute della mamma e del bambino, è possibile optare per la dimissione precoce. Mamma e figlio possono ritornare a casa entro 36-48 ore dal parto ed essere assistiti a domicilio dall’ostetrica e da un neonatologo. Si tratta di un’opportunità di accudire il bambino in casa; rispettando i ritmi dell’alimentazione e del sonno, con una continuità assistenziale fornita dal personale qualificato dei reparti ospedalieri di Ostetricia e Pediatria.

Il parto in casa

Considerato tutto, potreste preferire partorire in un ambiente intimo, circondata dal vostro compagno e da altri familiari. Alcune donne preferiscono il parto in casa perché vogliono limitare al massimo le possibilità di intervento medico. Sebbene legalmente abbiate il diritto di partorire in casa, la menu di personale ostetrico in alcune zone può rendere la scelta difficoltosa o inattuabile. Se quindi avete deciso per questa soluzione, consultate il medico, perché è responsabile dell’organizzazione dell’assistenza al parto. Alcuni medici non sostengono questa opzione perché pensano che l’ospedale sia più sicuro per madre e bambino, ma numerose ricerche hanno dimostrato che il parto a domicilio è sicuro nei casi di gravidanza a basso rischio, se l’assistenza è adeguata. Se il vostro medico non acconsente ad assistervi nonostante la vostra gravidanza sia normale, contattate un’ostetrica dell’ospedale locale, o di un’associazione della comunità, che potrebbe occuparsi della predisposizione del parto. In molti casi, le ostetriche sono più propen-se ad assecondare i desideri della partoriente e faranno di tutto per assicurarvi adeguata assistenza a domicilio.

Le ansie del parto

Ansie del parto

Prima o poi nel corso della gravidanza, sentirete il peso dell’ineluttabilità del parto e sorgeranno le prime ansie del parto.
Eccitazione, paura, impazienza, incertezza e perplessità sul fatto stesso di riconoscere l’inizio del travaglio sono tutte emozioni che vi riempiranno la mente nell’ultimo trimestre, a mano a mano che si avvicina il grande momento. La nascita di un bambino è sempre un viaggio verso l’ignoto, specialmente se siete alla prima espe-rienza di parto. Comunque, anche se avete già altri figli, ogni parto presenta un elemento di imprevedibilità. Qualsiasi donna vive un insieme di sensazioni diverse quando si avvicina il momento del parto, ma alcune riescono ad affrontare la sfida con maggiore fiducia. Questo senso di ottimismo può dipendere da diversi fattori: • Dall’esperienza nell’affrontare avvenimenti particolarmente stressanti.

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Tecniche di rilassamento in gravidanza

Tecniche di rilassamento in gravidanza

Se non avete mai sperimentato nessuna tecnica di rilassamento, la gravidanza è il momento ideale per cominciare. Imparare a rilassarvi vi aiuterà a mantenere i nervi in salute durante la gravidanza, a sostenere lo sforzo del travaglio e ad affrontare la nuova vita dopo il parto.

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La prima visita ginecologica in gravidanza

La prima visita ginecologica in gravidanza

Quando effettuare la prima visita ginecologica in gravidanza

La prima visita ginecologica in gravidanza dovrebbe essere fissata fra l’8a e la 10a settimana e non dovreste assolutamente saltarla. Oltre a sottoporvi agli esami di base, discuterete le opzioni di assistenza: condivisa, ospedaliera o solo ostetrica ad esempio. Inoltre vi saranno fornite informazioni sui diversi aspetti della gravidanza e dello sviluppo del feto.

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L’assistenza medica in gravidanza

L'assistenza medica in gravidanza

Dopo i primi momenti di eccitazione per aver scoperto di essere incinta, dovrete cominciare seriamente a prendervi cura di voi stesse e del vostro bambino e programmare le visite prenatali.  Lo scopo ultimo di ogni programma di assistenza medica in gravidanza è garantire alla madre e al bambino una gravidanza sana e la buona riuscita del parto. Mai come oggi la gravidanza è stata tanto sicura; se la madre gode di buona salute in generale, le probabilità di dare alla luce un bambino sano superano il 95%. Ciò non costituisce, però, una valida ragione per non rispettare un regolare programma di controlli prenatali. Infatti, è dimostrato che esiste una stretta correlazione fra la precocità dell’inizio dei controlli e la nascita di bambini sani e di giusto peso alla nascita.

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Cosa non fare in gravidanza

Cosa non fare in gravidanza

Ora che siete incinta, vorrete prendervi maggiore cu­ra di voi stesse, per proteggere e salvaguardare la salu­te del bambino che portate in grembo. A parte qual­che piccolo accorgimento, potrete continuare con la vita di sempre. Le vostre abitudini possono avere conseguenze nocive per voi e il bambino. Scopriamo insieme cosa non fare in gravidanza e quali vizi eliminare immediatamente.

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